Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28643 del 09/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 09/11/2018, (ud. 11/09/2018, dep. 09/11/2018), n.28643

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15442-2017 proposto da:

E.I.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

LUCA MORELLI;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, (OMISSIS), in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA

dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati

EMANUELA CAPANNOLO, NICOLA VALENTE, CLEMENTINA PULLI, MANUELA MASSA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 424/2016 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 17/11/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 11/09/2018 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza del 28 ottobre – 17 novembre 2016 numero 424 la Corte d’Appello di Genova confermava la sentenza del Tribunale di Savona, che aveva respinto la domanda proposta da MOHAMED EL ISMAALY, cittadino extracomunitario titolare di carta di soggiorno, nei confronti dell’INPS per il pagamento dell’assegno sociale, di cui alla L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 6, ritenendo carente la prova del requisito del soggiorno legale in via continuativa nel territorio nazionale per almeno 10 anni, richiesto dal D.L. n. 112 del 2008, art. 20, comma 10;

che la Corte territoriale, al pari del giudice di primo grado, riteneva non provata la permanenza nel territorio italiano del richiedente l’assegno nel periodo dal 16 settembre 2010, data dalla quale egli era stato cancellato dal Comune di Vado Ligure per irreperibilità, al 24 ottobre 2011, data della successiva iscrizione all’anagrafe del Comune di Savona. Era infondata la deduzione dell’appellante secondo cui la prova del soggiorno in Italia risultava dalla mancata apposizione dei timbri di uscita sul passaporto; egli ben avrebbe potuto allontanarsi dal territorio italiano senza l’uso del passaporto, previsto soltanto per l’ingresso nei paesi extracomunitari.

che avverso la sentenza ha proposto ricorso MOHAMED EL ISMAALY, articolato in un unico motivo, cui l’INPS ha opposto difese con controricorso;

che la proposta del relatore è stata comunicata alle parti – unitamente al decreto di fissazione dell’udienza – ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che con l’unico motivo il ricorrente ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio ed oggetto di discussione tra le parti.

Ha assunto che il suo soggiorno legale in Italia nel periodo in contestazione era provato dalla titolarità di un permesso di soggiorno come soggiornante di lungo periodo rilasciato in Savona in data 26 ottobre 2011 (n. (OMISSIS)). L’autorità amministrativa nel rilasciare il permesso di soggiorno aveva accertato il possesso dei requisiti anche per il periodo in contestazione, dal settembre 2010 all’ottobre 2011;

che ritiene il Collegio si debba dichiarare in via preliminare la improcedibilità del ricorso;

che, invero, il ricorso è stato notificato all’INPS in data 18 maggio 2017 e depositato presso questa Corte il 19 giugno 2017, in violazione del termine di venti giorni di cui all’art. 369 c.p.c.;

che alla tardività del deposito del ricorso consegue il rilievo d’ufficio della sua improcedibilità (giurisprudenza costante);

che le spese, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza, non essendo stata resa in ricorso la dichiarazione ex art. 152 disp. att. c.p.c.;

che, trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (che ha aggiunto il comma 1 quater al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13) della sussistenza dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte dichiara la improcedibilità del ricorso.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese, che liquida in Euro 200 per spese ed Euro 2.000 per compensi professionali oltre spese generali al 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 11 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2018

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