Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28641 del 18/10/2021

Cassazione civile sez. un., 18/10/2021, (ud. 14/09/2021, dep. 18/10/2021), n.28641

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Primo Presidente f.f. –

Dott. MANNA Felice – Presidente di sez. –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso R.g. n. 1922/2020 proposto da:

D.R.F., rappresentata e difesa dall’avvocato Giannicola

SCARCIOLLA;

– ricorrente –

contro

PROCURATORE GENERALE RAPPRESENTANTE IL PUBBLICO MINISTERO PRESSO LA

CORTE DEI CONTI, domiciliato ex lege in ROMA, VIA BAIAMONTI 25;

– controricorrente –

nonché contro

PROCURA REGIONALE PRESSO LA SEZIONE GIURISDIZIONALE DELLA CORTE DEI

CONTI PER L’ABRUZZO;

– intimata –

avverso la sentenza n. 114/2019 della CORTE DEI CONTI – I SEZIONE

GIURISDIZIONALE CENTRALE DI APPELLO, depositata il 27/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/09/2021 dal Consigliere Dott. ALDO CARRATO;

lette le conclusioni scritte dal P.M. in persona del Procuratore

Generale Aggiunto Dott. SALVATO Luigi, che ha chiesto che la Corte

voglia dichiarare il ricorso inammissibile.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 50/2018 della Corte di conti – Sezione giurisdizionale per la Regione Abruzzo, la Dott.sa D.R.F., medico anestesista, veniva condannata al pagamento, in favore dell’ASL di Teramo, della somma di Euro 10.000,00, in parziale accoglimento della domanda della Procura regionale che l’aveva citata in giudizio in quanto ritenuta responsabile per colpa medica del danno subito dall’indicata ASL (per la maggiore somma di Euro 25.000,00, corrispondente all’importo risarcito dalla stessa Azienda sanitaria, a titolo di franchigia, alla Carige Assicurazioni) in occasione di prestazione resa ad una paziente rimasta danneggiata, accertato con sentenza n. 1041/2011 del Tribunale di Teramo, emanata a seguito di un contenzioso instaurato in sede civile tra la danneggiata (che, per effetto dell’incongrua manovra di intubazione tracheale, aveva subito la rimozione di alcuni denti dell’arcata superiore) e la medesima ASL.

2. La Sezione prima giurisdizionale centrale di appello della Corte dei conti respingeva tutti i motivi di gravame proposti dalla menzionata dottoressa.

In particolare rigettava, innanzitutto, l’eccezione relativa alla mancata osservanza della procedura di comunicazione da parte dell’ASL della predetta azione risarcitoria ai sensi della L. n. 24 del 2017, art. 13 siccome “ratione temporis” non applicabile nella fattispecie, rilevando che, in ogni caso, nessuna violazione del contraddittorio si era venuta a configurare nell’espletamento del procedimento di contestazione della violazione contabile.

Lo stesso giudice contabile di secondo grado ravvisava, poi, l’infondatezza di tutte le altre doglianze riguardanti la supposta omessa motivazione dell’impugnata sentenza e la carenza di istruttoria e di prova, ritenendo che, nel caso di specie, erano risultate sussistenti tutte le condizioni concernenti l’illecito in questione, con particolare riferimento all’emergenza dell’elemento soggettivo della ritenuta colpa grave, non essendo stata desunta alcuna circostanza scusabile in favore della professionista, che, avuto riguardo alla condizione della paziente sottoposta ad intervento operatorio da valutarsi adeguatamente in via preventiva, non aveva, al momento dell’intubazione, adottato le opportune cautele e i necessari interventi e procedimenti interventistici per evitare il danno poi subito dalla paziente.

3. Avverso la suddetta sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, la Dott.sa D.R.F., resistito con controricorso dalla Procura generale presso la Corte dei conti.

Il Procuratore generale presso questa Corte ha concluso, ai sensi dell’art. 380-bis.1. c.p.c., per la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3 – la violazione e falsa applicazione della L. n. 24 del 2017, nonché i vizi di omessa comunicazione della pendenza del giudizio civile e di inammissibilità dell’azione di responsabilità erariale, congiuntamente alla violazione del diritto di difesa, del contraddittorio processuale e al vizio di motivazione apparente.

2. Con il secondo mezzo la ricorrente ha prospettato – in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la violazione e falsa applicazione della L. n. 24 del 2017, commi 7 e 9 nonché l’omessa od apparente motivazione, la carenza di istruttoria e di prova sulla sussistenza della responsabilità, in uno alla violazione del contraddittorio processuale e all’omesso esame di un fatto decisivo.

3. Con la terza doglianza la ricorrente ha dedotto – avuto riguardo all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la violazione e falsa applicazione degli artt. 40 e 41 c.p., l’omessa motivazione dell’impugnata sentenza, il vizio di carenza di prova sulla sussistenza della colpa grave, la violazione del contraddittorio processuale e l’omesso esame di un fatto decisivo.

4. Con la quarta doglianza la ricorrente ha dedotto – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 – la violazione e falsa applicazione del R.D. 12 luglio 1934, n. 1214, art. 52 e della L. 14 gennaio 1994, n. 20, art. 1, comma 1-bis, congiuntamente ai vizi di carente motivazione e di omesso esame di un fatto decisivo.

5. Ritengono queste Sezioni unite che il ricorso – con il quale si denunciano quattro motivi ridondanti che ricalcano tutti i vizi di carattere procedimentale e di merito che erano già stati dedotti con l’atto di appello è palesemente inammissibile siccome riguardante la prospettazione di censure che non sono affatto riferibili al superamento dei limiti esterni della giurisdizione contabile.

Ed invero, con i richiamati motivi, la ricorrente ha inteso riproporre la supposta violazione della L. n. 24 del 2017, art. 13 (oltretutto pacificamente infondata, stante l’inapplicabilità di tale disposizione normativa “ratione temporis”), nonché vizi che attengono alla motivazione sulla valutazione di elementi conoscitivi attinti dal giudizio civile, sulla sussistenza di presupposti per l’affermazione della responsabilità della ricorrente e sull’entità del danno individuato.

E’ indiscutibile, quindi, che ci si trova in presenza di motivi che riguardano tutti aspetti procedimentali e il merito della vicenda, la cui cognizione deve pacificamente ritenersi inclusa nel perimetro della giurisdizione contabile.

A tal proposito la giurisprudenza di queste Sezioni unite è consolidata nel senso di ritenere che il ricorso per cassazione contro la decisione della Corte dei conti è consentito soltanto per motivi inerenti alla giurisdizione, sicché il controllo della Corte di legittimità rimane circoscritto all’osservanza dei meri limiti esterni della giurisdizione, non estendendosi ad asserite violazioni di legge sostanziale o processuale concernenti il modo d’esercizio della giurisdizione speciale. Ne consegue che, anche a seguito dell’inserimento della garanzia del giusto processo nella nuova formulazione dell’art. 111 Cost., l’accertamento in ordine ad “errores in procedendo” o ad “errores in iudicando” rientra nell’ambito del sindacato afferente i limiti interni della giurisdizione, trattandosi di violazioni endoprocessuali rilevabili in ogni tipo di giudizio e non inerenti all’essenza della giurisdizione o allo sconfinamento dai limiti esterni di essa, ma solo al modo in cui è stata esercitata (cfr., ex plurimis, Cass. SU n. 12497/2017, Cass. SU n. 29285/2018 e Cass. SU n. 19085/2020).

In altri termini, Il sindacato della Corte di cassazione sulle decisioni della Corte dei conti è circoscritto all’osservanza dei limiti esterni della giurisdizione e non si estende ad asserite violazioni di legge sostanziale o processuale, concernenti il modo di esercizio della giurisdizione speciale, donde la negazione in concreto di tutela alla situazione soggettiva azionata, determinata dall’erronea applicazione e/o interpretazione delle norme sostanziali o processuali, non può integrare di per sé sola la violazione dei limiti esterni della giurisdizione, che invece si verifica solo nella diversa ipotesi di affermazione, da parte del giudice speciale, che quella situazione soggettiva e’, in astratto, priva di tutela per difetto assoluto o relativo di giurisdizione.

E’ stato anche più specificamente precisato che, in tema di responsabilità erariale, l’asserita erroneità della sussistenza delle responsabilità risarcitoria e della relativa determinazione del danno attiene al concreto esercizio della “potestas iudicandi” della Corte dei conti, per cui ogni contestazione al riguardo, inerendo alla corretta applicazione delle norme riguardanti la fondatezza della pretesa risarcitoria, non travalica i limiti interni della giurisdizione contabile, e non può, pertanto, essere sindacata dinanzi alla Corte di cassazione (v. Cass. SU n. 29084/2019).

6. In definitiva, alla stregua del concreto contenuto dei proposti motivi di ricorso afferenti tutti a profili procedimentali e al merito della vicenda processuale, non può che pervenirsi all’inammissibilità del ricorso stesso. Non v’e’ luogo a pronuncia sulle spese, stante la posizione di parte solo in senso formale del Procuratore generale della Corte dei conti, il quale, infatti, così come non può sostenere l’onere delle spese processuali nel caso di sua soccombenza, al pari di ogni altro ufficio del pubblico ministero, non può essere destinatario di una pronuncia attributiva della rifusione delle spese quando, come nella specie, soccombente risulti il suo contraddittore.

Infine, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, occorre dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

P.Q.M.

La Corte, a Sezioni Unite, dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio delle Sezioni unite, il 14 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2021

 

 

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