Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28641 del 09/11/2018

Cassazione civile sez. VI, 09/11/2018, (ud. 11/09/2018, dep. 09/11/2018), n.28641

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28285-2016 proposto da:

AZIENDA AGRARIA EREDI P.D. FU DO. SS, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, CIRCONVALLAZIONE CLODIA 80, presso lo STUDIO LEGALE ARBIA,

rappresentata e difesa dagli avvocati MARGHERITA PEDONE, MICHELE DI

DONNA;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA ETR SPA;

– intimata –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante in proprio e quale procuratore

speciale della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI I.N.P.S.

(S.C.C.I.) S.p.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CESARE BECCARIA 29, presso la sede dell’AVVOCATURA dell’Istituto

medesimo, rappresentato e difeso dagli avvocati CARLA D’ALOISIO,

ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, EMANUELE DE ROSE, GIUSEPPE MATANO,

ESTER ADA VITA SCIPLINO;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1202/2016 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 26/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 11/09/2018 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza del 19 aprile – 4 maggio 2016 numero 1202 la Corte d’Appello di Bari confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva accolto l’opposizione proposta dall’AZIENDA AGRARIA EREDI DI P.D. FU DO. S.S. (nel prosieguo: l’azienda) avverso la cartella di pagamento (n. (OMISSIS)) emessa per il recupero di contributi relativi agli anni 2003, 2004, 2005 e tuttavia contestualmente condannato l’azienda al pagamento dei contributi per gli anni 2004 e 2005;

che la Corte territoriale dichiarava inammissibile il primo motivo d’appello, con il quale si censurava la statuizione del Tribunale nel punto in cui si affermava che la decadenza dalla iscrizione a ruolo dei contributi (D.Lgs. n. 46 del 1999, ex art. 25) ha natura meramente procedimentale e si emetteva condanna al pagamento dei contributi.

Osservava che il Tribunale aveva qualificato tale ragione di opposizione come opposizione agli atti esecutivi sicchè avverso la sentenza avrebbe dovuto essere proposto ricorso in cassazione.

Nel merito, evidenziava che al giudizio di opposizione avverso la cartella esattoriale si applicavano i principi relativi all’opposizione a decreto ingiuntivo sicchè la domanda doveva essere formulata dall’INPS – opposto, attore in senso sostanziale, con la memoria di costituzione. Nel costituirsi l’INPS aveva puntualmente dedotto che il credito derivava dalle dichiarazioni trimestrali della manodopera agricola presentate dalla stessa azienda ed aveva depositato estratti informatici; la azienda, invece, si era limitata a sostenere che spettava all’INPS provare i fatti costitutivi del credito, senza svolgere contestazioni specifiche e senza produrre essa stessa le denunce trimestrali inviate all’INPS.

che avverso la sentenza ha proposto ricorso l’Azienda, articolato in quattro motivi; l’INPS, anche quale mandatario della S.C.C.I. spa, ha depositato procura alle liti; EQUITALIA ETR s.p.a. è rimasta intimata;

che con ordinanza interlocutoria depositata il 2 luglio 2018 questa Corte ha rilevato il difetto di comunicazione alla parte ricorrente del decreto di fissazione dell’adunanza in Camera di Consiglio tenutasi in data 7 febbraio 2018 ed ha disposto la rinnovazione delle comunicazioni;

che la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’odierna adunanza, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.;

che la parte ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che la Azienda ricorrente ha dedotto:

– con il primo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – violazione e falsa applicazione dell’art. 339 c.p.c., comma 1 e art. 618 c.p.c., comma 2, censurando la statuizione di inammissibilità del primo motivo di appello. Ha dedotto che il motivo dichiarato inammissibile non censurava la dichiarazione di decadenza – a sè favorevole, in relazione alla quale il Tribunale aveva qualificato l’impugnazione come opposizione agli atti esecutivi – ma la diversa ed autonoma statuizione relativa al potere del giudicante di esaminare, comunque, la domanda di pagamento dei contributi previdenziali. Ha assunto che avverso tale autonoma pronunzia era proponibile appello;

– con il secondo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – violazione dell’art. 112 c.p.c., denunziando l’omessa pronunzia sul motivo di appello con il quale si eccepiva il vizio di ultra – petizione del Tribunale, per avere esaminato il merito della pretesa dell’INPS in assenza di una specifica domanda dell’ente;

– con il terzo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – violazione e falsa applicazione della L. n. 335 del 1995, art. 3,comma 9. La ricorrente ha dedotto che la prima richiesta di pagamento dei contributi era stata formulata dall’INPS con la memoria di costituzione nel giudizio di appello, allorquando era decorso il termine di prescrizione;

– con il quarto motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – violazione e falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c., art. 414 c.p.c., comma 1, punto 4), art. 416 c.p.c., comma 3, assumendo che l’INPS non aveva adempiuto all’onere di allegazione specifica dei fatti a fondamento del credito. La cartella non conteneva tutti gli elementi a ciò necessari nè erano state depositate le denunce trimestrali dei contributi poste a base del recupero ma soltanto alcune stampe informatiche tratte dal sistema interno dell’Inps; inoltre non vi era prova del quantum del credito, per mancato deposito dei conteggi.

che invero:

– i primi due motivi, che possono essere esaminati congiuntamente per la loro connessione, sono infondati.

Questa Corte ha ripetutamente affermato (ex plurimis: Cass. 20 aprile 2002, n. 5763; 15 giugno 2007 nr. 13982; 26.11.2013 nr. 26359; 15 giugno 2015 nr. 12333; 11 maggio 2017 nr. 11515; 24 luglio 2017 nr. 18262) che in tema di riscossione di contributi e premi l’opposizione avverso la cartella esattoriale dà luogo ad un giudizio ordinario di cognizione sui diritti ed obblighi inerenti al rapporto previdenziale obbligatorio, con la conseguenza che la ritenuta illegittimità del procedimento di iscrizione a ruolo non esime il giudice dall’accertamento, nel merito, della fondatezza dell’obbligo di pagamento dei premi e/o contributi. Ricorrono infatti gli stessi principi che governano il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, per il quale si è ritenuto (per tutte: Cass. n. 12311 del 04 dicembre 1997) che l’opposizione dà luogo ad un ordinario, autonomo giudizio di cognizione, che, sovrapponendosi allo speciale e sommario procedimento monitorio (art. 633 c.p.c., art. 644 c.p.c. e segg.), si svolge nel contraddittorio delle parti secondo le norme del procedimento ordinario (art. 645 c.p.c.) sicchè il giudice dell’opposizione è investito del potere-dovere di pronunciare sulla pretesa fatta valere con la domanda di ingiunzione e non può limitarsi ad accertare e dichiarare la nullità del decreto ingiuntivo emesso in assenza delle condizioni di legge.

L’Istituto previdenziale, attore in senso sostanziale, ha esposto la propria pretesa con il provvedimento esecutivo che è stato oggetto dell’opposizione; non era tenuto, perciò, a proporre una domanda riconvenzionale di accertamento del proprio credito e di condanna al pagamento ma poteva limitarsi a chiedere la conferma del provvedimento opposto.

Alla luce degli indicati principi, che in questa sede vanno ulteriormente ribaditi, deve rilevarsi la infondatezza dei due motivi; il dispositivo della sentenza impugnata deve essere infatti confermato, correggendosi la motivazione di inammissibilità dell’appello nei sensi qui esposti. Secondo i principi di ragionevole durata del processo e di economia processuale la Corte di Cassazione può omettere la cassazione con rinvio della sentenza impugnata per vizi del processo e decidere la causa nel merito allorquando la questione di diritto posta in discussione risulti infondata (sempre che si tratti di questione che non richiede ulteriori accertamenti di fatto), di modo che la pronuncia da rendere viene a confermare il dispositivo della sentenza di appello, determinando l’inutilità di un ritorno della causa in fase di merito (cfr, ex plurimis, Cass. nn.rr. 13609/2015; 2313/2010; 11659/2012; 15112/2013; 28663/2013; 21257/2014;23989/2014).

– il terzo motivo è inammissibile. La questione di prescrizione del credito non è stata esaminata nella sentenza impugnata; parte ricorrente aveva dunque l’onere di allegare specificamente di avere sottoposto la eccezione al giudice dell’appello, riportando i relativi atti. A tale onere essa non ha adempiuto sicchè va rilevata la novità della censura;

– è parimenti infondato il quarto motivo. La valutazione circa il raggiungimento della prova del credito e del suo ammontare costituisce giudizio di merito, nella specie non contestabile in questa sede con la deduzione del vizio di motivazione per la valutazione conforme compiuta nei due gradi (art. 348 ter c.p.c., commi 4 e 5). Quanto agli oneri di allegazione, la statuizione impugnata è conforme a diritto. Nel giudizio di opposizione a cartella esattoriale l’opponente, parte attrice in senso formale, è tenuto nell’atto di opposizione ad indicare le specifiche ragioni di contestazione della pretesa. Diversamente, infatti, l’atto introduttivo assumerebbe natura puramente esplorativa laddove l’onere di specifica allegazione a carico dell’opponente, che delimita il thema decidendum, trova giustificazione nella preventiva notifica di un atto formale del creditore esplicativo della pretesa e delle sue ragioni. In sostanza l’opponente – convenuto in senso sostanziale – è tenuto ad adempiere già con l’atto introduttivo del giudizio all’onere di specifica contestazione di cui all’art. 416 c.p.c.. L’eventuale incompletezza delle informazioni contenute nella cartella esattoriale avrebbe dovuto essere dedotta, invece, come ragione di opposizione agli atti esecutivi.

che, pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso deve essere respinto;

che non vi è luogo a provvedere sulle spese, per la mancata costituzione di EQUITALIA ETR spa e per la sostanziale assenza di attività difensiva dell’INPS;

che, trattandosi di giudizio instaurato successivamente al 30 gennaio 2013, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (che ha aggiunto il comma 1 quater al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13) della sussistenza dell’obbligo di versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, coma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 11 settembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 9 novembre 2018

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