Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28636 del 23/12/2013


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Civile Sent. Sez. 6 Num. 28636 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: PETITTI STEFANO

equa riparazione

SENTENZA
senten:a con motiva:ione
semplificata

sul ricorso proposto da:

COSENTINO Claudia (CSN CIAD 55L60 H501X), rappresentata e
difesa, per procura speciale in calce al ricorso,
dall’Avvocato Maria Antonietta Tanico, nel cui studio in
Roma, via S. Lucia n. 32, è elettivamente domiciliata;
– ricorrente contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro
tempore,

pro

rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale

dello Stato, presso i cui

uffici

in Roma, via dei

Portoghesi n. 12, è domiciliato per legge;
– controricorrente –

88-i 9
)5

Data pubblicazione: 23/12/2013

avverso il decreto della Corte d’appello di Perugia,
depositato il 17 aprile 2012.
Udita

la relazione della causa svolta nella pubblica

udienza del 12 novembre 2013 dal Consigliere relatore Dott.

sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. Lucio Capasso, che ha concluso per il
rigetto del ricorso.
Ritenuto che, con ricorso depositato il 18 ottobre 2010

presso la Corte d’appello di Perugia, Cosentino Claudia
chiedeva la condanna del Ministero della giustizia al
pagamento dell’indennizzo per la irragionevole durata di un
giudizio civile iniziato dinnanzi al Tribunale di Roma con
citazione notificata il 1° aprile 1992 e conclusosi dopo
circa diciassette anni e undici mesi con sentenza della
Corte di cassazione depositata il 5 marzo 2010;
che l’adita Corte d’appello, rigettata l’eccezione di
prescrizione formulata dalla difesa erariale, detratti un
anno e un mese addebitabili al comportamento delle parti,
rilevava che il giudizio presupposto era di complessità
superiore alla media, avendo ad oggetto lo scioglimento di
due comunioni ereditarie, sicché la durata ragionevole
doveva essere stimata in complessivi nove anni e sei mesi;
che la Corte distrettuale, in relazione all’accertato
ritardo di sette anni e quattro mesi, liquidava un

Stefano Petitti;

indennizzo di euro 6.600,00, oltre agli interessi legali
dalla domanda e compensava per la metà le spese del
giudizio;
che Cosentino Claudia ha proposto ricorso per la

che

l’intimato

Ministero

ha

resistito

con

controricorso.
Considerato

che il collegio ha deliberato l’adozione

della motivazione semplificata nella redazione della
sentenza;
che con l’unico motivo di ricorso, la ricorrente
denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2 della
legge

n. 89 del 2001, dolendosi del fatto che la Corte

d’appello abbia ritenuto complesso il giudizio presupposto
al punto da stimarne ragionevole una durata di nove anni e
sei mesi per i tre gradi;
che il ricorso è infondato, atteso che l’apprezzamento
in ordine alla durata ragionevole di un giudizio è una
tipica valutazione dei fatto, rimessa al giudice di merito,
e che il criterio tendenziale di ragionevole durata (tre
anni per il primo grado, due per il grado di appello e un
anno per il giudizio di legittimità) può essere derogato in
relazione alle concrete vicende del caso di specie, ove
tali deroghe siano sorrette da adeguata motivazione;

cassazione di questo decreto, affidato a un motivo;

che la Corte d’appello ha stimato ragionevole una
durata complessiva di nove anni e sei mesi per il giudizio
presupposto in base all’oggetto del giudizio (due divisioni
ereditarie);

impugnato la complessità del caso sia stata desunta solo
dalla tipologia della controversia e non anche dal concreto
svolgimento del giudizio, e che la Corte territoriale abbia
omesso di specificare quale fosse in concreto la durata
ragionevole per i singoli gradi;
che, in realtà, dalla lettura complessiva del
provvedimento emerge che la valutazione di complessità del
giudizio presupposto è stata condotta anche alla stregua
delle risultanze dei verbali delle udienze del giudizio
presupposto e che, atteso che la durata del giudizio di
appello è stata di circa due anni e sei mesi, l’incidenza
maggiore della durata ritenuta ragionevole si è verificata
nel corso del giudizio di primo grado, protrattosi per
oltre dieci anni;
che non può dubitarsi che le controversie di divisione
ereditaria presentino elementi di complessità peculiari,
richiedendo il più delle volte accertamenti tecnici volti a
verificare la divisibilità dei beni e a determinarne il
valore, svolgendosi normalmente tra un numero considerevole
di parti;

che la ricorrente si duole del fatto che nel decreto

che, dunque, la valutazione complessiva della durata
ragionevole del giudizio presupposto in nove anni e sei
mesi per tre gradi, risultando adeguatamente motivata, si
sottrae alle proposte censure di violazione di legge,

caso in concreto;
che il ricorso va quindi rigettato, con conseguente
condanna della ricorrente al pagamento delle spese del
giudizio di legittimità, come liquidate in dispositivo.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte rigetta ricorso; condanna la ricorrente al
pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che
liquida in euro 292,50 per compensi, oltre alle spese
prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
Sesta Sezione Civile – 2 della Corte suprema di cassazione,
il 12 novembre 2013.

avendo la Corte territoriale considerato la complessità del

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