Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28636 del 18/10/2021

Cassazione civile sez. trib., 18/10/2021, (ud. 13/07/2021, dep. 18/10/2021), n.28636

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 24910/2015 R.G. proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

C.L. rappresentato e difeso giusta delega in atti

dall’avv. Pietro Rinaldi con domicilio eletto presso il ridetto

difensore in Roma, p. le Clodio n. 22;

– controricorrente –

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio

n. 5534/37/14 depositata il 16/09/2014 non notificata;

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del

13/07/2021 dal Consigliere Roberto Succio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con la sentenza di cui sopra il giudice di seconde cure ha respinto l’appello dell’Ufficio e quindi confermato la pronuncia della CTP capitolina che aveva sancito la illegittimità dell’atto impugnato, avviso di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA 2003;

– avverso la sentenza di seconde cure propone ricorso per cassazione l’Amministrazione Finanziaria con atto affidato a due motivi; il contribuente resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 19,21,55, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR mancato di considerare che l’Erario, nel caso di omessa dichiarazione, ben può procedere a rideterminazione del reddito anche prescindendo dalla contabilità e sulla base di presunzioni prive dei requisiti di gravità, precisione e concordanza (c.d. presunzioni “supersemplici”); in particolare il giudice dell’appello ha riconosciuto, come richiesto dal contribuente, un ammontare di costi indicati nella comunicazione dei data iva senza che fosse stata fornita prova documentale comprovante il quantum dei componenti negativi;

– ulteriormente, il motivo sotto altro profilo censura la pronuncia gravata per non aver accertato nel merito sussistenza o meno della pretesa di maggiori tributi (semmai riconoscendo in detrazione l’iva provata documentalmente dal contribuente quale imposta a credito) ma avere unicamente proceduto ad annullare in toto l’avviso di accertamento;

– il secondo motivo di ricorso si incentra sulla nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 36 e 61, e dell’art. 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, e in via gradata denuncia l’omessa pronuncia sulla richiesta subordinata in violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere la CTR reso motivazione apparente, non avendo enucleate le ragioni della decisione sul merito del recupero e sulla fondatezza in tutto o in parte del diritto alla detrazione dell’iva a credito; inoltre la CTR avrebbe in modo del tutto contraddittorio dapprima affermato che l’onere della prova del diritto alla detrazione spetti al contribuente, salvo poi sostenere che l’ufficio avrebbe (ex se) dovuto tener conto di tutto;

– i motivi in parola possono esaminarsi congiuntamente, in quanto tra di loro connessi, e sono fondati;

– invero, la CTR, pacifici i fatti di causa relativi alla mancata presentazione della dichiarazione da parte del contribuente e alla inattendibilità delle scritture contabili che questi era tenuto a istituire e tenere, oltre che il mancato versamento degli importi periodicamente dovuti per iva 2003, non ha minimamente enunciato né in capo a quale parte incombesse la prova dei maggiori tributi, né per mezzo di quali elementi probatori (presuntivi o diretti) tal prova andasse fornita nel processo, né concretamente cosa le parti in causa abbiano o meno provato riguardo all’iva a credito;

– la CTR si è infatti limitata a generiche affermazioni, non prive di oscurità e contraddizioni, relative alla ragionevolezza con la quale va operata la valutazione della “posizione fiscale” del contribuente, e alla necessità di interpretare il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55, in modo “coerente con la situazione dedotta in giudizio” senza minimamente riferire di quale situazione si tratti, all’esito della disamina delle prove acquisita;

– come è noto questa Corte di Legittimità ritiene (Cass. Sez. U., Sentenza n. 8053 del 07/04/2014) che la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali.

Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione;

– inoltre va confermato come (Cass. Sez. 3, Ordinanza n. 14762 del 30/05/2019) con riguardo in particolare alle valutazione delle prove documentali, il giudice di merito è tenuto a dare conto, in modo comprensibile e coerente rispetto alle evidenze processuali, del percorso logico compiuto al fine di accogliere o rigettare la domanda proposta, dovendosi ritenere viziata per apparenza la motivazione – come quella di cui qui trattiamo – meramente assertiva o riferita solo complessivamente alle produzioni in atti;

– ulteriormente poi, la pronuncia gravata risulta viziata nell’esprimersi, conclusivamente al termine del proprio argomentare, in modo espressamente dubitativo (“…la sentenza impugnata non sembra abbia fatto un’applicazione illegittima del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 55…”); risultando quindi motivata in modo “perplesso”;

– conclusivamente, il ricorso è accolto;

– la sentenza è quindi cassata con rinvio al giudice dell’appello per nuovo esame nel rispetto dei principi sopra illustrati.

P.Q.M.

accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio in diversa composizione che provvederà anche quanto alle spese del presente giudizio di Legittimità.

Così deciso in Roma, il 13 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2021

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