Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28626 del 15/12/2020

Cassazione civile sez. lav., 15/12/2020, (ud. 29/09/2020, dep. 15/12/2020), n.28626

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TORRICE Amelia – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 27871/2014 proposto da:

D.M.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA

213, presso lo studio dell’avvocato RAFFAELE BAVA, rappresentato e

difeso dall’avvocato SALVATORE STAIANO;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i

cui Uffici domicilia ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– controricorrente –

e contro

P.S.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1210/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 13/10/2014 R.G.N. 964/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/09/2020 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CIMMINO Alessandro, che ha concluso per inammissibilità del

ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. con sentenza in data 13 ottobre 2014 n. 1210 la Corte d’appello di Catanzaro confermava la sentenza del Tribunale della stessa sede, che aveva respinto la domanda proposta da D.M.P. – dipendente del MINISTERO DELLA GIUSTIZIA con qualifica di collaboratore amministrativo C1 – nei confronti del MINISTERO e del superiore gerarchico, P.S., per il risarcimento del danno alla dignità personale e professionale nonchè da dequalificazione professionale.

2. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza D.M.P., articolato in un unico motivo.

3. La causa, già fissata per la trattazione con rito camerale, è stata rinviata a nuovo ruolo per la rinotifica del ricorso alla avvocatura generale dello Stato.

4. Il MINISTERO DELLA GIUSTIZIA ha opposto difese con controricorso.

5. Il ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo il ricorrente ha denunciato – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 – violazione degli artt. 83,301,302,112 c.p.c., nonchè dell’art. 24 Cost..

2. Ha esposto che il proprio difensore – Avv. FRANCESCO SALVATORE ROTUNDO – era stato sospeso dall’esercizio della professione forense dal 14.3.2014 al 14.3.2015; ha dedotto la nullità della sentenza, resa nel periodo in cui il giudizio di appello era interrotto ex lege.

3. Il ricorso è fondato.

4. Secondo il consolidato insegnamento di questa Corte, la morte, la radiazione o la sospensione dall’albo dell’unico difensore a mezzo del quale la parte è costituita nel giudizio di merito determina automaticamente l’interruzione del processo anche se il giudice e le altre parti non ne hanno avuto conoscenza, e senza, quindi, che occorra, perchè si perfezioni la fattispecie interruttiva, la dichiarazione o la notificazione dell’evento. Ne deriva la preclusione di ogni ulteriore attività processuale, che, se compiuta, è causa di nullità degli atti successivi e della sentenza. La irrituale prosecuzione del processo, nonostante il verificarsi dell’evento interruttivo, può essere dedotta e provata nel giudizio di legittimità; ciò, tuttavia, ad opera della sola parte colpita dal predetto evento, a tutela della quale sono poste le norme che disciplinano l’interruzione. (cfr. ex plurimis, Cassazione civile sez. III, 13/02/2019, n. 4159; Cass. 28846/2018; Cass. 21002/2017).

5. Il principio qui ribadito subisce eccezione nel caso in cui dalla prosecuzione del processo, in ragione del mancato rilievo dell’evento interruttivo, non derivi un concreto pregiudizio al diritto di difesa; ne consegue che non si determina alcuna nullità degli atti processuali nell’ipotesi in cui il periodo di sospensione del difensore dalla professione forense cada integralmente nel lasso di tempo intercorrente tra la celebrazione di due udienze successive (Cassazione civile sez. lav., 16/10/2019, n. 26220 e giurisprudenza ivi richiamata).

6. Nella fattispecie di causa la applicazione dei suddetti principi conduce al rilievo della nullità della sentenza impugnata.

7. L’unico difensore del ricorrente nel giudizio di appello, avv. FRANCESCO SALVATORE ROTUNDO, era sospeso dall’albo alla data del 25.9.2014, in cui si è celebrata l’udienza di discussione della causa ed è stato letto il dispositivo (come risulta dalla comunicazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del 18.11.2014 e dalla nota della Corte di Appello di Catanzaro del 6.11.2014); non vi è dubbio, dunque, circa il pregiudizio derivato dalla mancata interruzione del processo al diritto di difesa del P., che in detta udienza non era assistito da un difensore abilitato allo ius postulandi.

8. Il ricorso deve essere, pertanto, accolto e gli atti rinviati alla Corte d’appello di Catanzaro in diversa composizione affinchè provveda alla rinnovazione degli atti nulli.

9. Il giudice del rinvio provvederà, altresì, sulle spese del presente grado.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia – anche per le spese – alla Corte di Appello di Catanzaro in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 29 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 dicembre 2020

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