Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28608 del 20/12/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 28608 Anno 2013
Presidente: FINOCCHIARO MARIO
Relatore: VIVALDI ROBERTA

SENTENZA

sul ricorso 8484-2008 proposto da:
BEYENE YAQOB BYNYQB36A08Z315Y, domiciliato ex lege in
ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE,
rappresentato e difeso dall’avvocato BARLOTTI
NUNZIANTE con studio in CAPACCIO, VIA MAGNA GRECIA 248
giusta delega in atti;
– ricorrente –

2013

2087

contro

ENEL DISTRIBUZIONE S.P.A. 05779711000 in persona del
presidente del consiglio di amministrazione e legale
rappresentante pro tempore Ing.

1

LIVIO GIOVANNI

Data pubblicazione: 20/12/2013

BATTISTA MARIA GALLO, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA MICHELE MERCATI 51, presso lo studio
dell’avvocato BRIGUGLIO ANTONIO, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato GUERRA PIETRO giusta
delega in atti;

nonchè contro

GESTORE

DELLA RETE

DI

TRASMISSIONE

NAZIONALE

(G.R.T.N.) S.P.A. 05754381001 oggi GESTORE DEI SERVIZI
ELETTRICI – GSE S.P.A. in persona NANDO PASQUALI
dell’Amministratore Delegato e legale rappresentante
pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
BOCCA DI LEONE 78, presso lo studio dell’avvocato
PINNARO’ MAURIZIO, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato ALPA PIERO GUIDO giusta
procura speciale del Dott. Notaio PAOLO SILVESTRI in
ROMA, 10/9/2007, rep. n. 87135;
– resistente con procura speciale –

avverso la sentenza n. 13/2007 del TRIBUNALE DI
SALERNO SEDE DISTACCATA DI EBOLI, depositata il
23/01/2007,

R.G.N. 1624/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 12/11/2013 dal Consigliere Dott. ROBERTA
VIVALDI;
udito l’Avvocato CURZIO CICALA per delega;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore

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– controricorrente –

Generale Dott. ANTONIETTA CARESTIA che ha concluso per

l’inammissibilità in subordine rigetto del ricorso;

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SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Enel Distribuzione spa propose appello al tribunale di Salerno
– sezione distaccata di Eboli avverso la sentenza del giudice di
pace che l’aveva condannata al risarcimento dei danni in favore
di Yagob Beyene ritenendola responsabile per l’interruzione

notte tra il 27 ed il 28 settembre 2003.
Il tribunale con sentenza del 23.1.2007, pur riconoscendo la
responsabilità dell’appellante, rigettò la domanda di
risarcimento dei danni per difetto di prova sulla esistenza di
danni risarcibili.
Ha proposto ricorso per cassazione affidato a sette motivi Yagob
Beyene.
Resiste con controricorso Enel Distribuzione spa.
La società Gestore dei Servizi Elettrici – GSE spa, già Gestore
della Rete di Trasmissione Nazionale spa – G.R.T.N. spa ha
depositato procura speciale ai fini della partecipazione
all’udienza di discussione del ricorso per cassazione.
MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente va disattesa l’eccezione di inammissibilità del
ricorso per cassazione per tardività.
La sentenza impugnata, infatti, è stata depositata il 23.1.2007
e non è stata notificata.
Il ricorso per cassazione è

stato

consegnato per la

notificazione in data 10.3.2008 ultimo giorno per effettuare la

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della somministrazione di energia elettrica verificatasi nella

essendo il

notificazione tempestivamente,

9.3.2008

giorno

festivo ( domenica).
Il ricorso, poi, è stato proposto per impugnare una sentenza
pubblicata una volta entrato in vigore il D. Lgs. 15 febbraio
2006, n. 40, recante modifiche al codice di procedura civile in

delle disposizioni dettate nello stesso decreto al Capo I.
Secondo l’art. 366 – bis c.p.c. – introdotto dall’art. 6 del
decreto – i motivi di ricorso debbono essere formulati, a pena
di inammissibilità, nel modo lì descritto ed, in particolare,
nei

casi

previsti

dall’art.

360,

n.

l),

2),

3)

e

4,

l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere con la
formulazione di un quesito di diritto, mentre, nel caso previsto
dall’art. 360, primo comma, n. 5), l’illustrazione di ciascun
motivo deve contenere la chiara indicazione del fatto
controverso in relazione al quale la motivazione si assume
omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la
dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a
giustificare la decisione.
Segnatamente, nel caso previsto dall’art. 360 n. 5 c.p.c.,
l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di
inammissibilità, un momento di sintesi (omologo del quesito dì
diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera
da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso
e di valutazione della sua ammissibilità (Sez.Un. l
ottobre.2007, n. 20603; Cass. 18 luglio 2007, n. 16002).
5

materia di ricorso per cassazione; con l’applicazione, quindi,

Il quesito, al quale si chiede che la Corte di cassazione
risponda con l’enunciazione di un corrispondente principio di
diritto che risolva il caso in esame, poi, deve essere formulato
in modo tale da collegare il vizio denunciato alla fattispecie
concreta ( v. Sez.Un. 11 marzo 2008, n. 6420 che ha statuito
bis

c.p.c. – del

motivo di ricorso per cassazione il cui quesito di diritto si
risolva in un’enunciazione di carattere generale ed astratto,
priva di qualunque indicazione sul tipo della controversia e
sulla sua riconducibilità alla fattispecie, tale da non
consentire alcuna risposta utile a definire la causa nel senso
voluto dal ricorrente, non potendosi desumere il quesito dal
contenuto del motivo od integrare il primo con il secondo, pena
la sostanziale abrogazione del suddetto articolo).
La funzione propria del quesito di diritto – quindi – è quella
di far comprendere alla Corte di legittimità, dalla lettura del
solo quesito, inteso come sintesi logico-giuridica della
questione, l’errore di diritto asseritamente compiuto dal
giudice di merito e quale sia, secondo la prospettazione del
ricorrente, la regola da applicare ( da ultimo Cass.7 aprile
2009, n. 8463; v. anche Sez.Un. ord. 27 marzo 2009, n. 7433).
Con il primo motivo il ricorrente

denuncia ex art. 360, n. 3

c.p.c. – violazione e falsa applicazione del combinato disposto
degli articoli 320 e 183 c.p.c. – Tentativo di conciliazione Pregiudizio del diritto di difesa.
Il motivo non è fondato.
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l’inammissibilità – a norma dell’art. 366

La omissione,

da parte del giudice,

del tentativo di

conciliazione non comporta alcuna nullità della sentenza (Cass.
18.9.2009 n. 20122).
Il tentativo di conciliazione non costituisce, infatti,

una

formalità essenziale del procedimento, né la sua omissione è

Il suo esperimento è affidato al potere discrezionale del
giudice di merito, al quale è rimesso di valutare, anche in
relazione agli assunti delle parti, se sussista o meno qualche,
anche remota, possibilità di esito favorevole.
La sua omissione, pertanto, non incide sulla validità dello
svolgimento del rapporto processuale (v. anche Cass. 21.4.2008
n. 10329; Cass. 4.11.1986 n. 6449; Cass. 16.6.1986 n. 4002;).
Un tale effetto potrebbe conseguire, quindi, soltanto
nell’ipotesi in cui l’omissione abbia comportato in concreto un
pregiudizio al diritto di difesa (v. in questo senso anche Cass.
8.10.2004 n. 20674).
Ma, nel caso, in esame, il ricorrente non deduce, né allega
neppure quale pregiudizio in concreto abbia comportato, alla sua
tesi difensiva, l’omissione denunciata.
Con il secondo motivo si denuncia

ex art. 360 n. 1 e n. 3

c.p.c. – violazione e falsa applicazione del combinato disposto
degli articoli 339 e 113 c.p.c. in relazione al D.L. n. 18
dell’8.2.2003 conv. in L. n. 63 del 7.04.2003.
Il motivo è manifestamente infondato.

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sanzionata dalla legge con la nullità.

Il contratto concluso da una società erogatrice di servizi è
pacificamente un contratto per adesione, ed il giudice
dell’appello ha fatto corretta applicazione di questo principio
considerandolo un fatto notorio, e cioè come fatto acquisito
alle conoscenze della collettività con tale grado di certezza da

5.10.2012 n. 16959; Cass. 31.5.2010 n. 13234 ).
D’altra parte, diversamente, e di fronte alla tempestiva
contestazione avanzata dall’Enel nel giudizio di primo grado che si era in presenza di un contratto per adesione e che la
causa doveva essere decisa secondo diritto e non secondo equità
ai sensi dell’art. 113 c.p.c. – nessuna prova in senso contrario
è stata fornita dall’utente che ne era onerato, in questo caso,
trattandosi di fatto impeditivo rispetto alla eccezione avanzata
dalla convenuta (v. anche Cass. 9.10.2012 n. 17219).
Con il terzo motivo si

denuncia

ex art. 360 n. 3 c.p.c.

violazione e falsa applicazione dell’art.

182 c.p.c.

in

combinato disposto con l’art. 165 c.p.c..
Il motivo è inammissibile.
Trattasi, di censura svolta soltanto in questa sede, come tale
inammissibile per la sua novità.
Né il ricorrente indica – al fine di evitare una declaratoria di
inammissibilità sul punto in quali atti o passaggi dei
precedenti giudizi abbia contestato il difetto di regolare
procura alle liti; in tal modo non consentendo alla Corte di

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apparire incontestabile (Cass. ord. 28.2.2013 n. 5096; Cass.

legittimità la sua valutazione, sia in termini di ammissibilità
sia di eventuale fondatezza.
Da ultimo, il motivo è inammissibile anche sotto il profilo
della genericità del quesito, formulato senza alcun riferimento
alle peculiarità del caso concreto.
ex art. 360, n. 3 c.p.c. –

violazione e falsa applicazione del combinato disposto art.
2697, comma I, c.c. ed art. 115 c.p.c.
Il motivo è inammissibile.
Il quesito posto in relazione al motivo è il seguente: ” Dica
l’Ecc.ma Corte di Cassazione se, in materia di controversie
relative ad inadempimento di contratti a prestazioni
corrispettive, avendo parte attrice fornito la prova del proprio
esatto adempimento, in caso di inadempienza della controparte,
il danno possa essere accertato attraverso fatti notori
verificandosi, all’uopo, un’inversione dell’onere della prova in
forza della quale grava sul convenuto la prova dell’inesistenza
del pregiudizio”.
Trattasi di un quesito generico nella sua formulazione; con le
conseguenze, e per le ragioni, già indicate.
Peraltro, il ricorrente pretende di far rientrare nel fatto
notorio documentazione tecnica ( Resoconto dell’Autorità per
l’Energia Elettrica ed il Gas e ” conclusioni delle istruttorie
avviate dalle Autorità nazionali ed internazionali sul black out
del settembre 2003″) che non può assolvere ad un tale compito.

9

Con il quarto motivo si denuncia

Il fatto notorio, infatti, derogando al principio dispositivo
delle prove e al principio del contraddittorio, va inteso in
senso rigoroso, e cioè come fatto acquisito alle conoscenze
della collettività con tale grado di certezza da apparire
incontestabile.

rientrare le acquisizioni specifiche di natura tecnica e quegli
elementi valutativi che richiedono il preventivo accertamento di
particolari dati estimativi (v. per tutte Cass. 31.5.2010 n.
13234).
Con il quinto motivo si denuncia

ex art. 360, n. 3 c.p.c.

violazione e falsa applicazione degli artt. 2043 e 2059 c.c.
Con il sesto motivo si denuncia

ex

art. 360 n. 3 c.p.c.

violazione e falsa applicazione dell’art. 1226 c.c..
I due motivi sono esaminati congiuntamente attenendo alla
risarcibilità del danno patrimoniale e non patrimoniale come
richiesti dal ricorrente.
Gli stessi sono manifestamente infondati.
Anche a prescindere dalla genericità dei quesiti posti vale
ribadire quanto segue.
Quanto al danno patrimoniale, per il quale si sostiene
violazione dell’art. 1226 c.c., è sufficiente richiamare il
principio – pacifico nella giurisprudenza di legittimità – per
il quale la liquidazione del danno in via equitativa, che può
aver luogo soltanto in caso di impossibilità o difficoltà di una
precisa prova sull’ammontare e sull’entità del danno subito, non
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Tra le nozioni di comune esperienza non possono, quindi, farsi

esonera l’interessato dall’obbligo di offrire gli elementi
probatori sulla sussistenza del medesimo – la quale costituisce
il presupposto indispensabile per una valutazione equitativa per consentire che l’apprezzamento equitativo sia, per quanto
possibile, limitato alla funzione di colmare solo le inevitabili

tante Cass. 11.7.2007 n. 15585; Cass. ord. 19.12.2011 n. 27447).
Quanto al danno non patrimoniale, le Sezioni Unite di questa
Corte – con la sentenza S.U. 11.11.2008 n. 26972 – hanno
affermato che non è ammissibile nel nostro ordinamento
l’autonoma categoria di “danno esistenziale”, inteso quale
pregiudizio alle attività non remunerative della persona. )
Il danno non patrimoniale, derivante dalla lesione di diritti 1\
inviolabili della persona, come tali costituzionalmente
garantiti, è risarcibile – sulla base di una interpretazione
costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. – anche
quando non sussiste un fatto – reato, nè ricorre alcuna delle
altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro
dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni: a) che
l’interesse leso – e non il pregiudizio sofferto – abbia
rilevanza costituzionale (altrimenti si perverrebbe ad una
abrogazione per via interpretativa dell’art. 2059 c.c., poiché
qualsiasi danno non patrimoniale, per il fatto stesso di essere
tale, e cioè di toccare interessi della persona, sarebbe sempre
risarcibile); b) che la lesione dell’interesse sia grave, nel
senso che l’offesa superi una soglia minima di tollerabilità (in
11

lacune al fine della precisa liquidazione del danno (v. fra le

quanto il dovere di solidarietà, di cui all’art. 2 Cost., impone
a ciascuno di tollerare le minime intrusioni nella propria sfera
personale inevitabilmente scaturenti dalla convivenza); c) che
il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri
disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto

felicità.
Nella specie, il ricorrente non indica (nè prova) quale fosse lo
specifico diritto inviolabile costituzionalmente garantito, leso
in modo serio (v. anche (Cass. 28.2.2013 n. 5096).
Con il settimo motivo si denuncia

ex art. n. 3 c.p.c.

violazione e falsa applicazione degli artt. 92 e 93 c.p.c. e
della Tariffa Forense.
Il motivo è inammissibile.
Il quesito è generico; la violazione dei minimi tariffari è
soltanto indicata, ma non è per nulla supportata dalla
indicazione delle singole voci contestate.
Infatti, la liquidazione delle spese processuali rientra nei
poteri discrezionali del giudice del merito, potendo essere
denunziate in sede di legittimità solo violazioni del criterio
della soccombenza o liquidazioni che non rispettino le tariffe
professionali, con obbligo, in tal caso, di indicare le singole
voci contestate, in modo da consentire il controllo di
legittimità senza necessità di ulteriori indagini ( Cass.
4.7.2011 n. 14542; Cass. 7.8.2009 n. 18086).
Conclusivamente, il ricorso è rigettato.
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immaginari, come quello alla qualità della vita ed alla

Le spese seguono la soccombenza e,

liquidate come in

dispositivo, sono poste a carico del ricorrente.
P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento
delle spese che liquida in favore di Enel Distribuzione spa in

favore di GRTN spa in complessivi

e

1.200,00, di cui C 1.000,00

per compensi, oltre accessori di legge.
Così deciso il 12 novembre

2013 in Roma, nella camera di

consiglio della terza sezione civile della Corte di cassazione.

complessivi C 1.800,00, di cui C 1.600,00 per compensi, ed in

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