Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28591 del 29/11/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 29/11/2017, (ud. 18/07/2017, dep.29/11/2017),  n. 28591

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania (Ctr), che, in riforma della sentenza di quella provinciale, ha accolto il ricorso del contribuente in relazione a cartella di pagamento, ritenendo fondata la censura sulla mancata notificazione dell’avviso di accertamento in forza del quale era stata eseguita l’iscrizione a ruolo dei tributi.

2. La Ctr ha ritenuto invalida la notificazione dell’avviso di accertamento, in quanto eseguita a mezzo del servizio postale con consegna del piego nel domicilio del destinatario in mani della “suocera”, in quanto persona non convivente con il destinatario.

3. Il ricorso, rispetto al quale il C. è rimasto intimato, è proposto sulla base di tre motivi.

Il primo motivo deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 57, comma 1, e dell’art. 112 c.p.c..

Il contribuente con il ricorso iniziale aveva dedotto solo la mancata notificazione dell’avviso di accertamento sulla base del quale fu emessa la cartella impugnata, mentre la questione della mancanza del rapporto di convivenza con la persona a cui l’atto era stato consegnato fu introdotta solo in appello, in reazione alla relativa produzione operata dall’Ufficio in sede di costituzione: reazione però tardiva, perchè la relativa questione doveva avvenire mediante la deduzione di motivi aggiunti nel termine accordato al contribuente dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 24.

Il secondo motivo deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione dell’art. 2697 c.c. e della L. n. 890 del 1982, art. 7, per avere la Ctr ritenuto che non vi fosse convivenza fra il destinatario della notificazione e la persona a cui il plico fu consegnato solo sulla base della documentazione anagrafica esibita dal contribuente (e peraltro neanche menzionata nella sentenza impugnata), essendo invece tale documentazione inidonea a vincere la presunzione di temporanea convivenza stabilita dalla L. n. 890 del 1982, art. 7.

Il terzo motivo deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo per il giudizio.

La Ctr ha ritenuto insussistente il rapporto di convivenza senza indicare le fonti di tale convincimento e in ogni caso sulla base di una prova inidonea a escludere la presunzione di temporanea convivenza con il destinatario della notificazione.

4. Il primo motivo è infondato: la deduzione della mancanza del rapporto di convivenza fra la persona a cui il plico fu consegnato e il destinatario costituiva una semplice specificazione dell’originaria deduzione della mancanza di notificazione dell’avviso di accertamento in base al quale fu emessa la cartella, restando immutata la originaria ragione di censura.

5. Il secondo e il terzo motivi, da esaminare congiuntamente in quanto connessi, sono fondati.

In tema di notificazione a mezzo del servizio postale, eseguita mediante consegna dell’atto a persona di famiglia che conviva, anche temporaneamente, con il destinatario, il rapporto di convivenza, almeno provvisorio, può essere presunto sulla base del fatto che il familiare si sia trovato nell’abitazione del destinatario ed abbia preso in consegna l’atto da notificare (Cass. 2348/1994), con la conseguente rilevanza esclusiva della prova della non convivenza, che il destinatario ha l’onere di fornire (Cass. n. 22607/2009).

La Ctr non si è attenuta a tali principio, avendo ritenuto invalida la notificazione senza in alcun modo indicare le ragioni e i fatti in base ai quali aveva ritenuto superata la prova della temporanea convivenza del consegnatario con il destinatario della notificazione, restando da aggiungere che, secondo il disposto dall’art. 139, impropriamente richiamato dalla Ctr “la consegna dell’atto da notificare “a persona di famiglia”, secondo il disposto dell’art. 139 c.p.c., non postula necessariamente nè il solo rapporto di parentela – cui è da ritenersi equiparato quello di affinità – nè l’ulteriore requisito della convivenza del familiare con il destinatario dell’atto, non espressamente menzionato dalla norma, risultando, all’uopo, sufficiente l’esistenza di un vincolo di parentela o di affinità che giustifichi la presunzione che la “persona di famiglia” consegnerà l’atto al destinatario stesso; resta, in ogni caso, a carico di colui che assume di non aver ricevuto l’atto l’onere di provare il carattere del tutto occasionale della presenza del consegnatario in casa propria, senza che a tal fine rilevino le sole certificazioni anagrafiche del familiare medesimo” (Cass. 23368/2006).

Nè c’è alcuna norma o principio che autorizzi a ritenere che per la notificazione degli atti tributari valgano regole diverse rispetto a quelle generali in materia di notificazione.

6. Si giustifica, in relazione ai motivi accolti, la cassazione della sentenza, con rinvio alla Commissione tributaria regionale della Campania in diversa composizione, che provvederà a nuovo esame attenendosi ai principi di cui sopra.

PQM

rigetta il primo motivo di ricorso; accoglie il secondo e il terzo motivo; cassa la sentenza in relazione ai motivi accolti; rinvia alla Commissione tributaria regionale della Campania in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche alla liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 18 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 29 novembre 2017

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