Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28567 del 06/11/2019

Cassazione civile sez. trib., 06/11/2019, (ud. 09/04/2019, dep. 06/11/2019), n.28567

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. GILETTA Bruno – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 7948/2013 proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata dall’Avvocatura Generale dello Stato, con domicilio

legale in Roma, via dei Portoghesi, n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato;

– ricorrente –

contro

I.F., rappresentato e difeso dall’avv. Emanuele Cavanna,

elettivamente domiciliato presso il suo studio in Roma, via Cornelio

Nepote, 21;

– controricorrente –

per l’annullamento della sentenza n. 314/29/12 emessa inter partes il

21.12.2012, notificata il 15/01/2013, dalla Commissione Tributaria

Regionale del Lazio:

L’Agenzia delle Entrate ricorre per “violazione e falsa applicazione

del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, comma 1, in relazione all’art.

360 c.p.c., comma 1, n. 3” e per “motivazione insufficiente e

contraddittoria, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.”

contro la sentenza sopra indicata della Commissione Tributaria

Regionale del Lazio, che, confermando la sentenza di primo grado, ha

affermato il diritto del ricorrente al rimborso dell’I.r.a.p.

versata negli anni 20042008, in assenza del requisito dell’autonoma

organizzazione.

All’impugnazione il contribuente ha resistito con controricorso.

Il p.m. ha concluso con memoria scritta domandando il rigetto del

ricorso.

Per la trattazione è stata fissata l’adunanza in camera di consiglio

del 9 aprile 2019, ai sensi degli, art. 375 c.p.c., u.c., e art. 380

bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal

D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197.

L’Agenzia delel Entrate e il contribuente hanno depositato memoria.

Fatto

RILEVATO

CHE:

Contro il silenzio-rifiuto opposto dall’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di Roma all’istanza di rimborso i.r.a.p. presentata da I.F. – esercente l’attività professionale di attore e conduttore televisivo – il contribuente ha proposto ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma che lo ha accolto, ritenendo che il contribuente avesse dimostrato, attraverso le spese dichiarate nel Quadro RE, che i suoi redditi fossero frutto della sua attività professionale, senza il determinante apporto di un’autonoma organizzazione.

Contro la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale l’Ufficio ha proposto appello che la Commissione Tributaria Regionale, con la sentenza qui impugnata, ha rigettato, compensando le spese, sostanzialmente confermando i rilievi del giudice di primo grado in ordine all’assenza di autonoma organizzazione.

Diritto

RITENUTO

CHE:

I due motivi di ricorso possono essere trattati congiuntamente perchè attengono entrambi, sia pure da prospettive diverse, alla corretta individuazione della base imponibile dell’I.r.a.p. secondo quanto previsto dal D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, comma 1,.

Secondo questa norma, presupposto dell’imposta è “l’esercizio abituale di una attività autonomamente organizzata diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi”. Sono soggetti passivi dell’imposta, fra gli altri, “le persone fisiche, le società semplici e quelle ad esse equiparate a norma dell’art. 5, comma 3, del predetto testo unico esercenti arti e professioni di cui all’art. 49 (ora art. 53), comma 1, del medesimo testo unico (art. 3, comma 1, n. 3).

La giurisprudenza ormai consolidata di questa Corte individua l’attività autonomamente organizzata ogni qual volta il contribuente impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Quando ciò accade, si ritiene che a contribuire in modo rilevante all’attività produttiva del contribuente sia l'”organizzazione” da lui diretta.

Ai fini della prova dell’insussistenza di detta organizzazione, il contribuente, che domanda il rimborso dell’I.r.a.p. indebitamente versata, può avvalersi dei emergenti dal quadro RE della dichiarazione dei redditi (Cass., n. 30753 del 30/12/2011; Cass., n. 21106 del 27/11/2012).

Nel caso di specie la sentenza della Commissione Tributaria Regionale ha fatto buon uso di questi criteri interpretativi, la dove afferma che “l’esistenza di una struttura elementare di mezzi e persone non è sufficiente di per sè per determinare il presupposto per l’applicazione dell’imposta, perchè per essere considerata rilevante ai fini IRAP. La struttura deve essere dotata di autonomia rispetto al professionista nella sua capacità di produrre reddito. Nel caso di cui si discute, il contribuente svolge la propria attività professionale senza dipendenti o collaboratori e con modesti beni strumentali… Dalla documentazione allegata, il contribuente ha prodotto altresì ampia documentazione (mod. Unico quadro RE) da cui si evince chiaramente che svolge la propria attività in assenza totale sia di dipendenti che di collaboratori e con limitatissimi mezzi strumentali”.

La sentenza non esprime invece alcuna valutazione sul motivo d’appello e sulla specifica parte di esso concernente i compensi corrisposti a terzi per l’anno 2007, che assurgono ad un’entità di gran lunga superiore a quelli corrisposti negli anni precedenti, e che – a giudizio della ricorrente costituiscono elementi fondanti dell’organizzazione produttiva.

Su questo punto il controricorrente – e il fatto non è controverso adduce trattarsi di somme corrisposte all’agente teatrale e cine televisivo anche per attività di mediazione e di consulenza contrattualistica.

Orbene, in detta specifica materia è ormai consolidato un orientamento giurisprudenziale secondo il quale in tema di I.R.A.P. lo svolgimento di un’attività artistica fa presumere che il contribuente conti solo sulle proprie capacità professionali, anche ove produca un reddito cospicuo, non potendosi, peraltro, ritenere sufficiente, ai fini della ricorrenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione, la circostanza che il contribuente si avvalga di un agente o di una società organizzatrice di spettacoli, senza estendere l’accertamento alla natura, ossia alla struttura ed alla funzione, del rapporto giuridico, al fine di esciudere una mera agevolazione delle modalità di espletamento dell’attività professionale (Cass., 12027/2018; Cass., 15454/2017; Cass., 23908/2016).

Da questo principio deve dedursi che la presunzione in favore dell’attività artistica non può essere superata dalla presenza, in funzione ausiliaria, di un agente che agevoli la formazione del contratto di prestazione dell’opera artistica o l’organizzazione dell’evento; e sempre che detta presenza, in ragione della natura e della funzione del contratto che lega l’artista all’agente, non finisca col rendersi connaturata e non separabile dalla prestazione stessa come concretamente svolta.

L’evoluzione giurisprudenziale a base della presente decisione induce alla totale compensazione fra le parti delle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e compensa interamente fra le parti le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 9 aprile 2019

Depositato in cancelleria il 6 novembre 2019

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