Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28566 del 18/10/2021

Cassazione civile sez. I, 18/10/2021, (ud. 14/05/2021, dep. 18/10/2021), n.28566

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6436/2016 proposto da:

COOP.A.S. Cooperativa di Assistenza Sociale – Società Cooperativa

Sociale Onlus – No Profit, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via del Banco di Santo

Spirito n. 42, presso lo studio dell’avvocato Di Cecco Giustino, che

la rappresenta e difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Azienda Sanitaria Locale n. (OMISSIS) di Sassari, in persona del

commissario straordinario pro tempore, domiciliata in Roma, Piazza

Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di Cassazione,

rappresentata e difesa dall’avvocato Lumbau Diego Giovanni, giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 364/2015 della CORTE D’APPELLO di Cagliari –

SEZIONE DISTACCATA di SASSARI, depositata il 13/08/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/05/2021 dal Cons. Dott. ACIERNO MARIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

La cooperativa di assistenza sociale Coop. A.S. ha ottenuto decreto ingiuntivo nei confronti della A.S.L. n. (OMISSIS) di Sassari per Euro 400.860,07 a titolo di interessi per ritardato pagamento di numerose fatture relative a prestazioni sanitarie eseguite in favore della Azienda Sanitaria Locale.

Il tribunale di Sassari ha in primo luogo ritenuto ammissibile la domanda ex art. 2041 c.c., formulata in sede di memoria ex art. 183 c.p.c., in assenza di contratto scritto relativo alle prestazioni eseguite ed ha riconosciuto come dovute le somme indicate nel decreto ingiuntivo, sul rilievo che il depauperamento del fornitore dei servizi e l’arricchimento del fruitore corrispondesse, in ipotesi di ritardo nel pagamento rispetto alla data di emissione della fattura, all’ammontare degli interessi legali, senza riconoscere il maggior importo ex D.Lgs. n. 231 del 2002.

La A.S.L. ha proposto appello contestando in via preliminare l’ammissibilità della domanda proposta ex art. 2041 c.c., dal momento che la stessa risultava rinunciata nella memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6. Al riguardo, la Corte territoriale, ha rilevato che all’esito del chiarimento del difensore della Cooperativa espresso all’udienza del 15/2/2012, rispetto alla definizione della domanda contenuta nella comparsa di risposta, vi fosse stata un’espressa rinuncia alla domanda di ingiustificato arricchimento, formulata in via subordinata. La successiva riproposizione di essa all’udienza di precisazione delle conclusioni, doveva di conseguenza ritenersi inammissibile, trattandosi di riformulazione di domanda già validamente rinunciata.

Nel merito in relazione al motivo d’appello relativo all’erroneo riconoscimento della decorrenza degli interessi legali dalle scadenze indicate nelle fatture, la Corte d’Appello ha ritenuto fondato il rilievo secondo il quale il primo giudice avrebbe equiparato la domanda formulata ex art. 2041 c.c., a quella che trae fondamento da base contrattuale.

Nella specie, è incontestato che il contratto non sia stato mai concluso dalle parti e che il pagamento della sorte è stato effettuato nei limiti dell’utilità conseguita. Deve pertanto escludersi il riconoscimento d’interessi fondati su titolo contrattuale. Inoltre le scadenze indicate nel documento n. 25, unilateralmente predisposto dalla parte creditrice non possono spiegare alcun rilievo probatorio in relazione agli interessi legali relativi agli importi riconosciuti in linea capitale, pur se qualificati come conseguenti ad ingiustificato arricchimento.

In conclusione, la Corte d’Appello di Sassari ha revocato integralmente il decreto ingiuntivo ritenendo insussistente il diritto di credito azionato in via monitoria.

Avverso questa pronuncia ha proposto ricorso per cassazione la Coop.A.S. accompagnato da memoria. Ha resistito con controricorso la A.S.L. (OMISSIS) Sassari.

Nel primo motivo viene dedotta la violazione dell’art. 112 c.p.c., per avere la Corte d’Appello ritenuto rinunciata la domanda d’ingiustificato arricchimento e su tale base fondato il rigetto della domanda creditoria relativa esclusivamente agli interessi moratori.

Al riguardo la parte ricorrente ha evidenziato di aver formulato esclusivamente domanda di riconoscimento del diritto agli interessi per ritardato pagamento, esplicitando sia in comparsa che in memoria che anche in assenza di un vincolo contrattuale validamente instaurato tra le parti, doveva essere riconosciuto il diritto alla corresponsione degli interessi da ritardato pagamento. La rinuncia alla domanda ex art. 2041 c.c., non doveva, di conseguenza, essere interpretata come una rinuncia alla corresponsione degli interessi da ritardato pagamento, potendo essere solo diversa la decorrenza degli stessi.

Poiché la A.S.L. aveva provveduto al pagamento delle fatture, l’an della debenza degli interessi era incontestato. Ne doveva conseguire che la domanda ex art. 2041 c.c., era estranea al giudizio come ampiamente precisato dalla Cooperativa nei suoi atti difensivi del giudizio di primo grado.

Nel secondo motivo viene dedotta la violazione degli artt. 84 e 306 c.p.c., per avere la Corte ritenuto che fosse stata proposta anche domanda di accertamento di un valido rapporto contrattuale da parte della Cooperativa, mentre tale domanda non era stata mai formulata. Ne consegue che la dedotta rinuncia alla domanda di ingiustificato arricchimento avrebbe dovuto essere qualificata come rinuncia all’azione con conseguente difetto di potere del difensore, non essendovi altre domande formulate in giudizio.

I due motivi possono essere trattati congiuntamente logicamente connessi.

Essi sono diretti a contestare in primo luogo che fosse stato richiesto l’accertamento del titolo, contrattuale o derivante da ingiustificato arricchimento, sulla base del quale la A.S.L. aveva effettuato il pagamento delle fatture. Tuttavia, deve preliminarmente osservarsi che gli interessi, ed in particolare quelli moratori, derivano la loro esistenza, quantificazione e decorrenza dalla natura giuridica del credito dalla quale si assume scaturiscano. Essi non possono essere riconosciuti ove chi li richiede non alleghi e provi il titolo causale dal quale è derivato il mancato pagamento, o come nella specie, il tardivo pagamento. Nella specie, pur non essendo contestato il pagamento di un importo da parte della A.S.L., seguendo la prospettazione di parte ricorrente, si è ritenuto non necessario allegare e provare i fatti costitutivi volti a fornire una qualificazione giuridica al pagamento sulla base del quale determinare il regime giuridico degli interessi moratori.

Esclusa la natura contrattuale del pagamento dalla Corte territoriale, si è formato il giudicato su tale profilo, alla luce dei motivi di ricorso. Il giudice del merito ha ritenuto che la rinuncia alla domanda di ingiustificato arricchimento trascinasse con sé il rigetto della domanda relativa agli interessi da ritardato pagamento, per mancanza radicale del potere del giudice di accertare il titolo del pagamento. Accanto a questa ratio decidendi, tuttavia, la Corte d’Appello ha ritenuto che pur volendo qualificare il pagamento come giustificato dall’utilitas ritratta dall’ingiustificato arricchimento del debitore, non è stata allegata e provata una data certa dalla quale far decorrere la debenza degli interessi.

Su questa seconda ratio, tuttavia, manca una specifica censura come rilevato fondatamente in controricorso, non essendo stato colpito il rilievo contenuto nella sentenza impugnata, costituito dalla unilateralità ed insufficienza probatoria del documento n. 25 di parte appellata, ora ricorrente. L’ingiustificato arricchimento, anche ove se ne ritenesse l’ammissibile l’accertamento incidenter tantum all’esclusivo fine della decorrenza degli interessi legali, ha natura costitutiva (Cass. 12493 del 1997) e richiede, di conseguenza, ai fini della determinazione del dies a quo degli interessi legali, l’allegazione e la prova della data dell’arricchimento (Cass. 5278 del 2007). La Corte territoriale non ha ritenuto sufficiente la produzione del documento n. 25 in quanto di provenienza unilaterale, così escludendo, con autonoma ratio, il riconoscimento degli interessi legali proprio per la carenza probatoria del dies a quo. Al riguardo il ricorrente non solo non ha censurato questa ratio, limitando i motivi di ricorso all’insussistenza della rinuncia alla domanda subordinata e all’insufficienza dei poteri del difensore per esercitare tale potere all’interno del processo ma non ha neanche dedotto una decorrenza diversa.

L’inammissibilità rileva esclude la necessità dell’esame del secondo motivo.

Le spese legali seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore della parte controricorrente da liquidarsi in Euro 7000 per compensi; Euro 200 per esborsi, oltre accessori di legge.

Sussistono i requisiti processuali per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quarter.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 14 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2021

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