Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28565 del 18/10/2021

Cassazione civile sez. I, 18/10/2021, (ud. 15/09/2021, dep. 18/10/2021), n.28565

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6428/2016 proposto da:

D.F.L., quale titolare della ditta DRINCAR di

D.F.L., elettivamente domiciliato in Roma, Viale di Villa Massimo n.

33, presso lo studio dell’avvocato Sicari Giorgio, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato Benincasa Maurizio,

giusta procura speciale per Notaio Dott. F.A. di Udine

– Rep. n. (OMISSIS);

– ricorrente –

contro

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Commissione Regionale per

l’Artigianato, in persona del presidente pro tempore, elettivamente

domiciliata in Roma, Piazza Colonna n. 355, presso l’Ufficio

Distaccato della Regione, rappresentata e difesa dall’avvocato

Cossina Mauro, giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso il decreto della CORTE D’APPELLO di TRIESTE, depositato il

03/08/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/05/2021 dal Cons. Dott. ACIERNO MARIA;

lette le conclusioni scritte del P.M., in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. CARDINO Alberto, che chiede

l’annullamento della decisione impugnata, con rinvio al Tribunale di

Udine.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La Corte d’Appello di Trieste, confermando il provvedimento del Tribunale di Udine, ha respinto il ricorso proposto da D.F.L., titolare della ditta Drincar, impresa artigiana di trasporto con noleggio di autovettura con sede nel Comune di Trigesimo, avverso la Delib. Commissione Regionale per l’Artigianato 9 ottobre 2014, n. 5/ART, con quale era stata rigettata la sua richiesta di essere autorizzato all’apertura di una rimessa secondaria nel Comune di Lignano Sabbiadoro, con decorrenza 17/5/2014.

1.1 A sostegno della decisione la Corte d’Appello ha affermato che correttamente la Commissione Provinciale per l’Artigianato di Udine aveva rigettato la richiesta in mancanza dell’autorizzazione preventiva del Comune di Lignano Sabbiadoro in relazione a tale rimessa. Il legislatore nazionale con la L. n. 21 del 1992 e quella L.R. n. 27 del 1996, ha voluto garantire una dimensione locale al servizio di noleggio autovetture con conducente laddove ha stabilito l’obbligo di usare una rimessa autorizzata dal Comune ove la stessa è ubicata, con partenza e ritorno dopo ogni servizio, senza tuttavia escludere che il servizio possa svolgersi in ambito nazionale. Per questa peculiarità il servizio è autorizzato dai Comuni e non a livello nazionale. Quel che rileva è la competenza territoriale del Comune e non lo svolgimento libero dell’attività di noleggio con conducente (d’ora in poi N.C.C.). Si è garantita l’implementazione e la localizzazione del servizio in ambito comunale senza incorrere nella violazione dei principi di cui agli artt. 49 e 54 del Trattato UE che vietano restrizioni alla libertà di stabilimento delle imprese in uno Stato membro i quali trovano applicazione solo quando si tratta di operatori economici provenienti da altri Stati membri e non quando si è in presenza di operatori nazionali all’interno di uno Stato membro. Non è normativamente prevista l’ipotesi di una rimessa secondaria dovendo il principio di liberalizzazione del settore conciliarsi con l’obbligo di mantenere un contingente numerico, cosicché l’uso del plurale “rimesse” di cui alla normativa vigente, deve essere interpretato come facoltà di avere una rimessa secondaria sempre nell’ambito dello stesso Comune che ha rilasciato l’autorizzazione al noleggio di auto con conducente.

Tale interpretazione è confermata dalla L. n. 21 del 1992, art. 8, secondo il quale l’autorizzazione è riferita ad un singolo veicolo e non è ammesso in capo ad un singolo soggetto il cumulo di più licenze per l’esercizio del servizio di taxi e dell’autorizzazione per l’esercizio del servizio di noleggio con conducente; è invece ammesso il cumulo in capo ad un medesimo soggetto di più autorizzazioni per l’esercizio del servizio di noleggio con conducente. Non è prevista dalla legge la rimessa “secondaria” peraltro in un Comune diverso da quello che ha autorizzato l’attività.

2. Avverso tale pronuncia ha proposto ricorso per cassazione D.F.L., accompagnato da memoria. Ha resistito con controricorso, accompagnato da memoria la Regione Friuli Venezia Giulia.

3. Il Procuratore Generale ha depositato conclusioni scritte.

4. Nell’unico motivo viene censurata la violazione della L. n. 21 del 1992, in correlazione con gli artt. 49 e 54 del Trattato Ue. Il ricorrente dopo aver precisato che l’attività di N.C.C. si distingue da quella del servizio pubblico di trasporto taxi perché si rivolge non ad un’utenza differenziata ma “all’utenza specifica che avanza presso la sede del vettore apposita richiesta per una determinata prestazione, con tariffe concordate con l’utenza”, precisa che solo per il servizio taxi il prelevamento dell’utente e l’inizio del servizio devono avvenire all’interno dell’area comunale mentre il N.C.C. può essere effettuato senza limiti territoriali, tanto che quest’ultimo è “autorizzato” e non soggetto a licenza. Da queste premesse consegue l’infondatezza del principio stabilito dalla Corte d’Appello secondo il quale la L. n. 21 del 1992, perseguirebbe il fine di localizzare l’attività in ambito comunale e che conseguentemente il titolare dell’impresa non avrebbe al di fuori del circondario del Comune che ha rilasciato l’autorizzazione, la possibilità di costituire unità locali. Del pari non corretta l’affermata coerenza con i principi di diritto Eurounitario che si fonda sulle errate premesse: a) della centralità del Comune cui è delegata la funzione di rilascio dell’autorizzazione, b) della necessità che a tali fini ogni esercente abbia un luogo di stazionamento privato (“rimessa”); c) della necessità che il conducente inizi e termini la corsa nel comune di appartenenza giusta il ricovero del mezzo presso l’autorimessa predetta.

4.1 Precisa il ricorrente che occorre chiarire quale sia il testo attualmente vigente della L. n. 21 del 1992, essendo stato soggetto a revisione per effetto del D.L. n. 207 del 2008 (conv. in L. n. 14 del 2009), con il quale sono stati modificati gli artt. 3, 5 bis, 8, 11 e 11 bis. La somma di queste modificazioni ha portato ad una forte compartimentazione territoriale dell’attività anche a costo di evidenti compressioni del diritto alla libera iniziativa economica ma questa riforma non è mai entrata in vigore dal momento che l’efficacia dell’art. 29 comma, 1 quater, che la conteneva è stata oggetto di sospensioni fino al 31 marzo 2010. Successivamente è stata prevista la necessità di un decreto attuativo (D.L. n. 40 del 2010, art. 23 comma 4) la cui emanazione è stata ripetutamente differita. Ne consegue che non sussiste l’obbligo normativo per il noleggiatore di ricondurre il mezzo alla rimessa autorizzata al termine di ciascun servizio nonché che sede del vettore e ubicazione della rimessa coincidano mentre, come rilevato non sono vigenti prescrizioni circa le modalità del servizio e la sede della rimessa dal momento che il nuovo regime non è ancora efficace.

4.2 Il quadro normativo di riferimento è soltanto la L. n. 21 del 1992, che non contiene indicazioni sul carattere locale o strettamente municipale dell’attività. La Corte d’Appello non ha colto la connotazione propria di questa attività d’impresa, integrativa del sistema di mobilità che si caratterizza per la specialità e singolarità dell’offerta di trasporto e per la sua espressa dimensione ultra territoriale. Tale profilo deve necessariamente incidere sulle modalità di esercizio del servizio e con la libera autodeterminazione d’impresa del noleggiatore. Proprio per la mancanza di vincoli territoriali non può negarsi al noleggiatore il diritto di individuare unità produttive e rimesse ulteriori rispetto a quella principale. L’unico divieto riguarda l’attività di piazza, esclusa per non ingenerare confusione con il servizio taxi. Peraltro, l’interpretazione della Corte d’Appello si pone in contrasto sia con i principi Eurounitari sulla libertà di stabilimento che con quello di uguaglianza dovendosi ritenere consentito ad un’impresa francese di avere anche numerose sedi secondarie in Italia ma non ad un’impresa italiana.

5. Il procuratore generale e l’ente pubblico controricorrente evidenziano che nei gradi di merito non è stato integrato il contraddittorio nei confronti della Regione. Il procuratore generale conclude per l’annullamento con rinvio mentre la Regione invoca l’inammissibilità del ricorso.

6. Il Collegio ritiene di disattendere l’eccezione preliminare in entrambe le declinazioni. Non si può pervenire ad una decisione impediente in rito come richiesto dalla parte controricorrente perché la mancata integrazione del contraddittorio determina la ricostituzione del rapporto processuale all’origine. Nella specie, tuttavia, la parte controricorrente non ha lamentato alcuna lesione del diritto di difesa in concreto conseguente al vizio denunciato, essendo risultata vincitrice in entrambi i gradi di giudizio e, coerentemente con l’andamento del giudizio di merito, ha richiesto una pronuncia di chiusura in suo favore, ancorché in rito, precisando in memoria di non volere una rimessione del procedimento in primo grado ma soltanto che fosse rilevato il vizio della notifica. Infine la parte ricorrente non ha fatto proprio il vizio denunciato, né in ricorso né in memoria omettendo di pronunciarsi sul punto. Deve, di conseguenza, escludersi la necessità della rimessione in primo grado, in virtù del principio di effettività sulla base del quale è necessario scrutinare le nullità processuali. Al riguardo deve richiamarsi quanto stabilito di recente nella sentenza delle S.U. n. 9006 del 2021. La Corte ha escluso la rilevanza del difetto del contraddittorio di una delle parti ricorrenti nei gradi di merito sia perché era mancata da parte del litisconsorte pretermesso la segnalazione di una contrazione del proprio diritto di difesa, sia perché del pari, la parte controricorrente che aveva sollevato l’eccezione, non aveva indicato neanche genericamente quale lesione del diritto di difesa era conseguita alla mancata partecipazione nei gradi di merito dell’altro ricorrente, peraltro intervenuto ritualmente nel giudizio di legittimità. Il medesimo principio era stato affermato in precedenza con riferimento alla partecipazione del litisconsorte necessario al giudizio d’appello (Cass. 26631 del 2018, 23701 del 2014).

6.1 Deve, infine, ritenersi che i principi esposti, relativi a procedimenti con pluralità di parti siano da applicare anche nel giudizio che non presenti tale peculiarità, essendo dirimente la partecipazione della Regione nel giudizio di legittimità e la mancata allegazione di una lesione del diritto di difesa in relazione all’andamento dei giudizi di merito.

6.2 Per quanto riguarda la posizione processuale del Procuratore Generale deve osservarsi che il procedimento non riguarda l’iscrizione ad impresa artigiana e che la partecipazione del Procuratore Generale in appello ed in sede di legittimità con assunzione di conclusioni puntuali esclude qualsiasi forma di lesione del diritto di difesa, essendo stati esplicati con pienezza i poteri e le facoltà processuali derivanti dalla partecipazione in giudizio.

7. L’esame del fondo del ricorso richiede, in primo luogo, un’accurata disamina del quadro normativo applicabile che si presenta caratterizzato come indicato dalla Corte Cost. n. 5 del 2020 che si è occupata di questo settore normativo in relazione ad un ricorso proposto in via principale da una Regione, “un percorso tortuoso.

7.1 Occorre prendere le mosse dal testo originario della L. Quadro 21 del 1992. Le norme che incidono sulla questione dedotta nel presente giudizio sono l’art. 3, l’art. 8 e l’art. 11. L’art. 3, nel testo vigente dal 7/2/1992 al 28/2/2009 conteneva il seguente unico comma:

“Il servizio di noleggio con conducente si rivolge all’utenza specifica che avanza, presso la sede del vettore, apposita richiesta per una determinata prestazione a tempo e/o viaggio. Lo stazionamento dei mezzi avviene all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco”. Con il D.L. n. 207 del 2008, art. 29 comma 1 quater, convertito con modificazione nella L. n. 14 del 2009, sono stati aggiunti i seguenti due commi:

“Lo stazionamento dei mezzi deve avvenire all’interno delle rimesse o presso i pontili di attracco.

La sede del vettore e la rimessa devono essere situate, esclusivamente, nel territorio del comune che ha rilasciato l’autorizzazione.

Nel provvedimento impugnato non è espresso con chiarezza quale parametro normativo sia stato ritenuto applicabile dal momento che, per un verso, il riferimento testuale è al termine “rimesse”, dall’altro si ritiene necessaria sempre l’autorizzazione preventiva, non prevista espressamente nel testo originario dell’art. 3. La Corte d’Appello ha, infatti, fondato la decisione sull’esistenza di una dipendenza inscindibile tra la collocazione di una sede (o rimessa) e l’autorizzazione dell’ente locale. Tuttavia il D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni con L. n. 33 del 2009, nel modificare del D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, art. 29, comma 1-quater, convertito con modificazioni dalla L. 27 febbraio 2009, n. 14, ha disposto (con l’art. 7-bis, comma 1) che “Nelle more della ridefinizione della disciplina dettata dalla L. 15 gennaio 1992, n. 21, in materia di trasporto di persone mediante autoservizi non di linea, da effettuare nel rispetto delle competenze attribuite dal quadro costituzionale e ordinamentale alle regioni ed agli enti locali, l’efficacia del D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, art. 29, comma 1-quater, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 febbraio 2009, n. 14, è sospesa fino

al 30 giugno 2009”. La sospensione dell’efficacia della novella, di carattere restrittivo rispetto all’originario testo dell’art. 3, che si limita a prescrivere che lo stazionamento dell’automezzo deve avvenire in linea generale nelle rimesse, diversamente dai servizi taxi, si è protratta con disposizioni sovrapponibili a quella sopra descritta fino al 31 marzo 2010 (fino al 31/12/2009 con il D.L. n. 78 del 2009, convertito nella L. n. 102 del 2009 e fino alla data successiva con il D.L. n. 194 del 2009, convertito nella L. n. 25 del 2010). Nella vigenza di questa sospensione degli effetti della disciplina più restrittiva introdotta con il D.L. n. 207 del 2008, art. 29, comma 1 quater, convertito con L. n. 14 del 2009, D.L. n. 40 del 2010, art. 2 comma 3, con vigenza dal 26/3/2010 ha stabilito che ai fini di “quanto previsto nel D.L. n. 5 del 2009, art. 7 bis, convertito con L. n. 33 del 2009″, (richiamando così espressamente la disposizione, poi reiterata che ha fissato la sospensione degli effetti della nuovo riassetto del settore), devono essere emanate con D.P.C.M. urgenti misure attuative entro il termine di sessanta giorni tese ad impedire pratiche di esercizio abusivo del servizio di taxi e del servizio di noleggio con conducente o, comunque, non rispondenti ai principi ordinamentali che regolano la materia”. Anche questo termine è stato reiteratamente prorogato fino al 31 dicembre 2018 mediante il succedersi di decreti legge fino a che la disposizione non è stata abrogata dal D.L. n. 135 del 2018, convertito nella L. n. 12 del 2019, che ha ridefinito la disciplina giuridica del settore, ed, in relazione alle rimesse ha stabilito, nel testo il attualmente vigente dell’art. 3 (in vigore dal 13/2/2019) che è possibile per il vettore disporre di ulteriori rimesse nel territorio di altri Comuni della medesima provincia o area metropolitana in cui ricade il territorio del comune che ha rilasciato l’autorizzazione, previa comunicazione ai Comuni predetti, così come richiesto dal ricorrente.

7.2 Il quadro normativo che faticosamente si delinea induce a ritenere che prima dell’introduzione dell’ultima disciplina legislativa dovuta al D.L. n. 135 del 2018, il testo originario della L. Quadro n. 21 del 1992, art. 3, abbia conservato la sua efficacia cogente, risultando la novella del 2009, priva di efficacia fino al 31 marzo del 2010 in virtù del D.L. n. 5 del 2009, citato art. 7 bis, reiteratamente prorogato per il succedersi di disposizioni contenute in altrettanti decreti legge, come illustrato nel par. 7.1. Prima di quest’ultimo termine del D.L. 40 del 2010, art. 2, comma 3, ha ulteriormente posposto l’entrata in vigore della novella del 2009, rimettendone la vigenza all’emanazione di decreti attuativi e facendo espressamente riferimento al regime di proroga dell’efficacia contenuto nell’art. 7 bis. Il D.L. n. 244 del 2016, convertito nella L. n. 19 del 2017 e la L. n. 205 del 2017 hanno differito la sospensione della efficacia della novella del 2009, rispettivamente al 31/12/2017 e 31/12/2018, coprendo in tal modo l’apparente soluzione di continuità (esclusa dai D.L. che hanno differito l’efficacia all’emanazione dei decreti attuativi) conseguente all’ultima proroga espressa del 31/3/2010.

8. In conclusione alla data della conclusione del procedimento amministrativo che ha rigettato l’istanza del ricorrente, 9/10/2014) da ritenere il momento temporalmente rilevante per stabilire il regime giuridico applicabile (Cass. 7218 del 2011;22307 del 2013) l’art. 3, si componeva di un unico comma, come illustrato nel par. 7.1 e non conteneva il regime restrittivo, in ordine all’ineludibile correlazione tra localizzazione di ciascuna rimessa e autorizzazione comunale, introdotto nel 2009. Non c’era l’espressa previsione della facoltà di stabilire rimesse secondarie in altri Comuni della provincia previa comunicazione, introdotto dal D.L. n. 135 del 2018, attualmente vigente, ma non poteva configurarsi neanche un divieto, non previsto dall’originario testo dell’art. 3.

8.1 Si rende necessario, tuttavia, esaminare le altre norme che delineano il regime giuridico complessivo dell’attività di noleggio con conducente, in quanto incidenti sulla libertà di estendere la localizzazione delle rimesse oltre il Comune che ha emesso il provvedimento autorizzatorio.

8.2 Ferma la competenza regolativa delegata dei Comuni stabilita negli artt. 4 e 5, le norme da esaminare sono gli artt. 8 e 11 della L. Quadro. Per quanto riguarda l’art. 8 intitolato “Modalità per il rilascio di licenze ed autorizzazioni” devono svolgersi le medesime osservazioni già espresse con riferimento all’art. 3. L’art. 8, comma 3, rilevante ai fini della presente decisione, nella sua formulazione originaria, ratione temporis applicabile, in virtù della sospensione dell’efficacia delle modifiche introdotte con la novella del 2009, fino alla formulazione attuale vigente reca questo testo:

– Per poter conseguire l’autorizzazione per l’esercizio del servizio di noleggio con conducente è obbligatoria la disponibilità di una rimessa o di un pontile di attracco, presso i quali i veicoli o i natanti sostano e sono a disposizione dell’utenza”.

La norma attuale, non applicabile ratione temporis, perché entrata in vigore il 13/2/2019, precisa meglio la necessità della rimessa e le sue caratteristiche volute dalla legge e di un provvedimento autorizzatorio proveniente dal Comune ove una rimessa sia collocata. La disposizione richiede: “la disponibilità, in base a valido titolo giuridico, di una sede, di una rimessa o di un pontile di attracco situati nel territorio del comune che ha rilasciato l’autorizzazione”. Questa disposizione, oltre a non essere ratione temporis applicabile, tuttavia, non riguarda le rimesse secondarie, limitandosi a richiedere che l’attività di N.C.C. sia sostenuta da un’autorizzazione e che nel Comune che rilascia l’autorizzazione sia situata una rimessa.

9. Infine deve essere esaminato la Legge Quadro n. 21 del 1992, art. 11. La norma definisce gli obblighi dei titolari di autorizzazione di N.C.C.. Nella sua formulazione originaria ai commi 3 e seguenti (relativi al servizio in oggetto) prescrive: “Nel servizio di noleggio con conducente, esercito a mezzo di autovetture, è vietata la sosta in posteggio di stazionamento su suolo pubblico nei comuni ove sia esercito il servizio di taxi. E’ tuttavia consentito l’uso delle corsie preferenziali e delle altre facilitazioni alla circolazione previste per i taxi e altri servizi pubblici.

Le prenotazioni di trasporto per il servizio di noleggio con conducente sono effettuate presso le rispettive rimesse.

I comuni in cui non è esercitato il servizio di taxi possono autorizzare i veicoli immatricolati per il servizio di noleggio con conducente allo stazionamento su aree pubbliche destinate al servizio di taxi”.

La novella introdotta con il D.L. n. 207 del 2008, art. 29, comma 1 quater, convertito con modificazioni nella L. n. 14 del 2009, in vigore dal 31/12/2008 che come già illustrato ha modificato della L. n. 21 del 1992, artt. 3,5,8 e 11, ha un contenuto restrittivo, in particolare nella parte in cui impone il rientro nella rimessa ubicata nel Comune che ha rilasciato l’autorizzazione anche per servizi che si svolgono al di fuori del predetto Comune. Ma la disciplina normativa è rimasta priva di efficacia fino alla sostituzione con la formulazione attuale dei due commi che non impone il rientro nella rimessa ubicata nel Comune che ha rilasciato l’autorizzazione ma nelle rimesse di cui all’art. 3 (ovvero anche quelle secondarie).

10. In conclusione, il sistema normativo di riferimento in relazione allo svolgimento dell’attività di N.C.C. anche mediante rimesse secondarie in Comuni vicini (o situati nella Provincia, secondo la nuova formulazione dell’art. 3) a quello che ha rilasciato l’autorizzazione è costituito dagli artt. 3, 8 e 11 della Legge Quadro nel suo testo originario, in quanto le modifiche successive, di carattere restrittivo, sono rimaste prive di efficacia e la disciplina attuale non crea un’effettiva soluzione di continuità rispetto all’impianto normativo iniziale, non solo in relazione all’insussistenza di un nesso inscindibile tra rilascio dell’autorizzazione e rimessa, non desumibile dal testo originario dell’art. 3 e da escludersi in via espressa nella formulazione attuale ma anche in relazione al concreto esercizio dell’attività fuori dei Comuni ove sono ubicate le rimesse dal momento che il regime originariamente contenuto nella Legge Quadro non disciplinava espressamente il fenomeno ma non lo vietava e quello attuale lo consente espressamente.

Alla luce delle considerazioni svolte non è necessario il confronto con i principi Eurounitari in tema di tutela della concorrenza per affermare che, alla luce del quadro normativo ratione temporis applicabile non poteva ritenersi vigente, coerentemente con l’attuale approdo del sistema normativo, il divieto di collocare rimesse secondarie non sostenute da un’autorizzazione comunale, all’interno di una cornice territoriale predeterminata dalla regolamentazione regionale e, nel dettaglio, comunale.

Il rigetto dell’istanza deve, pertanto, ritenersi illegittimo perché fondato sull’esistenza di un nesso inscindibile tra autorizzazione comunale e collocazione della rimessa secondaria, non rinvenibile nelle norme esaminate che delineano questo specifico profilo dell’attività di noleggio con conducente, attualmente caratterizzata da una riduzione delle restrizioni territoriali previste dalla normativa mai effettivamente entrata in vigore e, tuttavia, soggetta alla regolazione legislativa regionale all’interno del quadro statuale e dalla normativa delegata degli enti locali secondo quanto stabilito dagli artt. 4 e 5 della Legge Quadro. Per questa ragione la rilevata violazione della legge applicabile, riscontrata dal Collegio nell’aver ritenuto vigente un divieto di collocazione di rimesse secondarie, senza la preventiva autorizzazione comunale, all’interno di confini territoriali caratterizzati da prossimità e soggetti a regolazione normativa da parte degli enti territoriali competenti, determina la cassazione con rinvio del provvedimento impugnato, essendo necessario che il giudice del merito esamini la domanda, conformandone la soluzione ai principi esposti e al complessivo sistema normativo dei requisiti cui essa deve conformarsi. Pertanto, all’accoglimento del motivo segue la cassazione con rinvio alla Corte d’Appello di Trieste in diversa composizione perché decida anche sulle spese processuali.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso. Cassa il provvedimento impugnato e rinvia alla Corte d’Appello di Trieste in diversa composizione anche per le spese processuali del presente procedimento.

Così deciso in Roma, all’esito di riconvocazione effettuata, il 15 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 18 ottobre 2021

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