Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2856 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 31/03/2021, dep. 31/01/2022), n.2856

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12285-2020 proposto da:

T.L., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CARLO FEA N. 6,

presso lo studio dell’avvocato ASCENZI GUIDO, che la rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

C.A., C.M., e per esse il Curatore Speciale AVV.

GRAZIANI MARGHERITA, elettivamente domiciliate in ROMA, VIA

PINEROLO, 22, presso lo studio dell’avvocato RAIMONDO ANDREA, che le

rappresenta e difende;

– controricorrente –

contro

PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE PER I MINORENNI DI ROMA,

PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE D’APPELLO DI ROMA, CICCARELLI

SERENA, C.M.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 1902/2020 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 06/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 31/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

ACIERNO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. La Corte di Appello di Roma, con sentenza n. 1902/2020, ha rigettato il ricorso proposto da T.L. avverso la pronuncia con la quale il Tribunale di Roma ha dichiarato lo stato di adottabilità delle minori C.M. e C.A., gemelle nate a Roma il 12/01/2012 dalla stessa parte appellante e da C.M..

1.1. La Corte di Appello, dopo un’ampia disamina dell’istruttoria svolta in primo grado, ha concluso per l’inadeguatezza di entrambi i genitori a garantire alle minori non solo il normale sviluppo psico-fisico, ma anche il recupero delle gravi criticità conseguite alla trascuratezza genitoriale in cui le minori hanno vissuto sino all’inserimento in casa famiglia; ciò in ragione della persistente, tutt’ora attuale e difficilmente recuperabile, seria situazione di fragilità ed immaturità psicologica della Tanasi, nonché della posizione di rassegnata autoesclusione dell’altro genitore e dell’impossibilità per la rete familiare (per lungo tempo sperimentata) di fornire idoneo supporto che possa sostituirsi alla grave carenza delle figure genitoriali.

1.2. In merito al percorso psicoterapeutico intrapreso dalla Tanasi ed alla sua iniziale presa di coscienza di cui riferisce il Servizio Sociale nella relazione più recente, ritiene il Collegio che lo slancio di affetto verso le figlie, pur esistente, non è da solo sufficiente ad esprimere il complesso contenuto della genitorialità, tenuto conto che il danno psicofisico già arrecato alle minori esclude un’ulteriore attesa circa la riuscita o meno di eventuali tentativi di recupero della capacità genitoriale materna, imponendo la necessità non procrastinabile di un inserimento delle minori in un ambiente familiare accogliente, che fornisca loro strumenti per sanare il deficit di cure emotive primarie e proseguire nell’impegnativo percorso di recupero dello sviluppo psicofisico compromesso dalle carenze genitoriali.

2. Avverso la presente decisione ha proposto ricorso per cassazione T.L.. Il curatore speciale delle minori ha depositato controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

3. Con il primo motivo si censura la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 61,62,64,191 e 194 c.p.c. atteso che l’accertamento, per mezzo di c.t.u., delle competenze genitoriali ‘della Tanasi non ha tenuto conto del percorso psicologico che la stessa ha dichiarato di aver intrapreso con il Dott. Mari. Lamenta la ricorrente che l’affermazione secondo la quale i tempi di recupero dei tratti disfunzionali sono incompatibili con le urgenti necessità di accudimento delle minori, non è supportata da alcuna indagine concreta dal momento che il medico curante non è stato sentito.

4. Nel secondo motivo si deduce la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 184 del 1983, artt. 1, 8, 15 e 17. La ricorrente evidenzia di aver prodotto in sede di appello certificazione relativa al percorso psicoterapeutico intrapreso, il cui mancato esame ha determinato l’erroneo convincimento circa l’impossibilità di un recupero della capacità genitoriale e, per tale ragione, insiste sulla necessità di audizione del Dott. Mari.

4.1. Nella seconda parte della censura si lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, per avere il giudice di appello formato il proprio convincimento sulla base delle relazioni rese dai servizi sociali prima del giudizio di secondo grado, senza considerare l’ultima relazione depositata dalla ricorrente il giorno prima dell’udienza, in data 10/02/2020.

5. I motivi di ricorso, che possono essere esaminati congiuntamente in ragione della loro connessione logico-giuridica, non superano il vaglio di ammissibilità per le ragioni che seguono.

5.1. In via preliminare, si evidenzia che l’ultima relazione dei servizi sociali, depositata nel corso del procedimento di appello in data 10/02/2020, di cui la ricorrente contesta l’omesso esame, è stata oggetto di valutazione da parte della Corte territoriale, come si rileva chiaramente dallo stesso provvedimento impugnato che a pag. 20, secondo capoverso, la menziona espressamente.

5.2. Invero, il giudice di appello, ai fini della valutazione prognostica di recupero delle funzioni genitoriali materne, ha ampiamente considerato il percorso di sostegno psicologico intrapreso dalla ricorrente ed i miglioramenti raggiunti sul piano affettivo, lavorativo e di presa coscienza delle proprie carenze genitoriali, ritenendoli, tuttavia, elementi insufficienti a comprovare la possibilità di un recupero delle funzioni genitoriali in tempi compatibili con i bisogni delle minori, tenuto conto del grave deficit psico-fisico determinato dalla condotta materna e della possibilità un ulteriore peggioramento nel caso in cui le minori fossero lasciate con la madre, così da rendere necessario il loro immediato inserimento in un contesto familiare accogliente.

5.3. Si osserva che secondo l’orientamento consolidato di questa Corte, il diritto prioritario dei minori a crescere nell’ambito della loro famiglia di origine non esclude la pronuncia della dichiarazione di adottabilità quando, nonostante l’impegno profuso dal genitore per superare le proprie difficoltà personali e genitoriali, permanga tuttavia la sua incapacità di elaborare un progetto di vita credibile per i figli, e non risulti possibile prevedere con certezza l’adeguato recupero delle capacità genitoriali in tempi compatibili con l’esigenza dei minori di poter conseguire una equilibrata crescita psico-fisica (Cass., n. 17603/2019; Cass. n. 16357/2018).

5.4. Per contro, la ricorrente si è limitata a censurare nel merito le conclusioni del giudice di appello, prospettando una diversa lettura dell’efficacia del percorso di sostegno psicologico intrapreso, ritenendolo ostativo alla dichiarazione di adottabilità, senza fornire elementi concreti atti a comprovare la possibilità di un recupero definitivo delle funzioni genitoriali in tempi compatibili con i bisogni delle minori e con la tutela del loro preminente interesse, così da scalfire la ratio del provvedimento impugnato.

5.5. Qualora, come nel caso di specie, il giudizio prognostico negativo di recupero della genitorialità sia sorretto da una motivazione adeguata e coerente con le risultanze istruttorie, esso è insindacabile in sede di legittimità in quanto la Corte di Cassazione non è mai giudice del fatto in senso sostanziale ed esercita un controllo sulla legalità e logicità della decisione che non consente di riesaminare autonomamente il merito della causa. Ne consegue che la parte non può limitarsi a censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenuta nella sentenza impugnata, contrapponendovi la propria diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione degli accertamenti di fatto compiuti (Cass., n. 6519/2019; Cass., n. 9097/2017).

6. Con riferimento all’omessa acquisizione del certificato redatto dal Dott. Mari in data 18/01/2019, la censura difetta di specificità dal momento che non dà atto di come il presente certificato, ove considerato, avrebbe potuto condurre il giudice di appello ad assumere una diversa decisione. Deve comunque evidenziarsi che dal contenuto dello certificato, come riportato nel presente ricorso, emerge una generica diponibilità della ricorrente ad affrontare il percorso psicologico e una capacità di esprimere un’affettività adeguata nei confronti delle minori; circostanze, queste, che non permettono di ravvisare quella concreta possibilità di recupero delle funzioni genitoriali nel breve periodo che la Corte Territoriale ha escluso.

6.1. Sul punto, la giurisprudenza di legittimità ha affermato che il mancato esame di un documento può essere denunciato per cassazione solo nel caso in cui determini l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, in particolare, quando il documento non esaminato offra la prova di circostanze di tale portata da invalidare, con giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la ratio decidendi venga a trovarsi priva di fondamento. Ne consegue che la denuncia in sede di legittimità deve contenere, a pena di inammissibilità, l’indicazione delle ragioni per le quali il documento trascurato avrebbe senza dubbio dato luogo ad una decisione diversa (Cass., n. 16812/2018; Cass., 19150/2016).

7. In merito alla mancata audizione del Dott. Mari, va rilevato che il giudice di appello ha respinto, con valutazione insindacabile in questa sede, la relativa istanza di audizione poiché ha ritenuto presenti agli atti sufficienti e non discordanti elementi di valutazione della personalità dei genitori e delle condizioni psicologiche delle minori sui quali fondare la decisione.

7.1. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, il giudice di merito è libero di attingere il proprio convincimento da quelle prove o risultanze di prova che ritenga più attendibili e idonee alla formazione dello stesso, né gli è richiesto di dar conto, nella motivazione, dell’esame di tutte le allegazioni e prospettazioni delle parti e di tutte le prove acquisite al processo, essendo sufficiente che egli esponga – in maniera concisa ma logicamente adeguata – gli elementi in fatto ed in diritto posti a fondamento della decisione e le prove ritenute idonee a confortarla (Cass., n. 331/2020; Cass., n. 29730/2020).

8. In conclusione, la Corte dichiara inammissibile il ricorso e liquida le spese come da dispositivo.

Dispone che, in caso di pubblicazione della presente pronuncia, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna l’Araminis~ traziane ricorrente al pagamento delle spese processuali in favore dei controricorrenti, che liquida in Euro 2.100,00 per compensi, oltre 100,00 Euro per esborsi, oltre rimborso forfettario al 15% oltre CA e IVA per legge.

Dispone che, in caso di pubblicazione della presente pronuncia, sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 31 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

 

 

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