Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2856 del 09/02/2010

Cassazione civile sez. II, 09/02/2010, (ud. 26/11/2009, dep. 09/02/2010), n.2856

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ELEFANTE Antonino – Presidente –

Dott. MALZONE Ennio – Consigliere –

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – Consigliere –

Dott. ATRIPALDI Umberto – rel. Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

S.B., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE PARIOLI

112, presso lo studio dell’avvocato MODONI FABRIZIO, rappresentato e

difeso dall’avvocato BIANCHI MARIA DONATA;

– ricorrenti –

contro

MILANO ASSIC. SPA (OMISSIS) in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LEONIDA BISSOLATI

76, presso lo studio dell’avvocato SPINELLI GIORDANO TOMMASO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato BOERI GIAMPIERO;

R.O. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA CAETANA 13 A, presso lo studio dell’avvocato GRAZIANI UMBERTO,

che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato SPANO’ MAURIZIO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 918/2003 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 04/11/2003;

udita la relazione della causa svolta nella Udienza pubblica del

26/11/2009 dal Consigliere Dott. ATRIPALDI Umberto;

udito l’Avvocato Domenico TALRICO con delega dell’Avvocato SPINELLI

Giordano Tommaso, difensore del resistente, che ha chiesto di

riportarsi ai motivi del controricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

S.B. ha impugnato, nei confronti della s.p.a.

Assicurazioni, con ricorso notificato il 14.12.2004 anche al procuratore domiciliatario in 1^ grado di R.O., la sentenza della Corte di Appello di Genova, depositata il 4.11.03; che, in riforma di quella di 1 grado, ed in accoglimento della domanda del R., lo aveva condannato al pagamento di L. 51.250.400 a titolo di risarcimento per responsabilita’ professionale del danno dal medesimo subito a seguito della prescrizione del suo diritto al risarcimento danni da sinistro stradale, intervenuta dopo che gli era stato conferito l’incarico di intraprendere nella sua qualita’ di avvocato, azione legale per l’inerente risarcimento; ed aveva altresi’ respinto la sua domanda di garanzia nei confronti della s.p.a. Milano Assicurazioni.

Lamenta:

1) l’errore della Corte di Apppello “nel considerare prescritta l’azione per il risarcimento del danno”, dato che la “Procura, per un erronea interpretazione del Magistrato” aveva archiviato il procedimento relativo alle lesioni riportate dal R. ritenendo il reato punibile a querela di parte, sebbene dalla documentazione prodotta risultasse che aveva riportato una invalidita’ permanente del 18%;

2) l’errore della Corte di Appello “nel negare che l’offerta proposta dalla SAI non abbia, comunque, interrotto la prescrizione”, non potendosi desumere dalla deposizione del liquidatore M. che fosse avvenuta a titolo di cortesia, anche in considerazione dell’entita’ della somma, L. 40.000.000, congrua rispetto alla liquidazione, L. 51.250.000, del danno effettuata dalla stessa Corte;

3) l’inesistenza di “una congrua motivazione sulla base della quale il concorso di colpa del R. sia da ritenere nella misura ridotta del 20%; risultando tale determinazione “in contrasto con le risultanze istruttorie”;

4) “difetto ed errata valutazione nel valutare l’obbligo de la Previdente – Milano Ass. a risarcire il danno”, essendo in dubbio che allorche’ stipulo’ il contratto di assicurazione per la copertura dei rischi professionali, non poteva essere a conoscenza che “la pratica R. era prescritta”.

Resistono la s.p.a. Milano Assicurazioni e R.O..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Affetto da inammissibilita’ si manifesta il 1 motivo, che si esaurisce in una generica quanto apodittica affermazione d’erroneita’ circa la ritenuta prescrizione del diritto al risarcimento del R., priva della necessaria indicazione delle norme e dei principi di diritto su cui si basa.

Anche la 2 censura di natura motivazionale, concernente la disattesa eccezione di interruzione, e’ inammissibile perche’ non attacca in alcun modo la “ratio decidendi” secondo cui l’offerta della SAI avvenne quando gia’ la prescrizione si era compiuta.

Parimenti inammissibile e’ il 3 motivo che, facendo riferimento ad imprecisate “risultanze istruttorie”,tende ad una non consentita rinnovazione delle valutazioni di merito, sorrette da adeguata e logica motivazione, effettuate dalla Corte di Appello nel determinare la percentuale del concorso di colpa imputabile al R.. Infine, per le medesime ragioni, si manifesta inammissibile anche il 5 motivo, secondo cui dovrebbe ritenersi assiomatico che allorche’ il ricorrente stipulo’ la polizza in questione per la copertura dei rischi professionali non fosse a conoscenza che il diritto al risarcimento del suo assistito si era gia’ prescritto. Al rigetto segue la condanna alle spese.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese in Euro 2.700,00, di cui 2500,00 per onorari a favore della s.p.a. Milano ed in Euro 1.700,00, di cui 1500,00 per onorari, a favore del R..

Così deciso in Roma, il 26 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 9 febbraio 2010

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