Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28554 del 20/12/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. L Num. 28554 Anno 2013
Presidente: STILE PAOLO
Relatore: NAPOLETANO GIUSEPPE

SENTENZA

sul ricorso 5672-2010 proposto da:
UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA, in persona del
legale rappresentante pro tempore, rappresentata e
difeso dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso
cui Uffici domicilia ope legis, in ROMA, alla VIA DEI
PORTOGHESI n. 12;
– ricorrente –

2013
contro

3131

RAGGETTI

ANNA

MARIA

C.F.

RGGNMR49H41G478B,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA QUATTRO FONTANE
149, presso lo studio dell’avvocato MARRAZZO DOMENICO,

Data pubblicazione: 20/12/2013

rappresentata e difesa dall’avvocato MODENA LAURA,
giusta delega in atti;
– con troricorrente –

avverso la sentenza n. 805/2008 della CORTE D’APPELLO
di PERUGIA, depositata il 26/02/2009 R.G.N. 940/2006;

udienza del 06/11/2013 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE
NAPOLETANO;
udito l’Avvocato MARRAZZO DOMENICO per delega MODENA
LAURA;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARIO FRESA che ha concluso per
l’inammissibilità del ricorso in subordine rigetto.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

5672-10

Con la sentenza di cui si chiede la cassazione la Corte di appello di
Appello di Perugia, confermando la sentenza di primo grado, accoglieva

la domanda

di Raggetti Anna Maria,

proposta nei confronti

dell’Università degli Studi di Perugia, avente ad oggetto il
risarcimento dei danni relativi alla sua tardiva assunzione – quale

dell’originaria graduatoria concorsuale annullata da parte del
Giudice amministrativo.

La Corte del merito, dopo aver rilevato che la sentenza del Tribunale
non aveva statuito circa la retrodatazione dell’assunzione, ma aveva
disposto solo sul risarcimento del danno sia pure parametrato alle
retribuzioni non corrisposte dall’epoca in cui gli altri concorrenti
erano stati assunti, rigettava l’impugnazione dell’Università
rimarcando che l’appellante nell’escludere, ai fini del punteggio da
annegnare per l’utile collocazione in graduatQrIa,

1.q valutazione dei

servizi prestati anche presso le altre Amministrazioni, era incorsa,
alla stregua anche di quanto asserito nella sentenza del Giudice
Amministrativo, in colpa grave e non in un errore scusabile, sicché
sussisteva il presupposto per il riconoscimento del reclamato
risarcimento dei danni derivanti dalla ritardata assunzione.

Avverso questa sentenza l’Università in parola ricorre in cassazione
sulla base di tre censure.

Parte intimata resiste con controricorso

MOTIVI DELLA DECISIONE

1

portiere – avvenuta solo a seguito della riformulazione

Con il primo motivo la parte ricorrente, deducendo violazione e falsa
applicazione dell’art. 7 della legge n.1034 del 1971, come modificato
dall’art. 7 della legge n.205 del 2000, nonché vizio di motivazione,
.pone il seguente quesito:”se la pretesa risarcitoria oggetto della
controversia attenga alla giurisdizione del giudice ordinario o alla

L.n.1034/71 come modificato dall’art. 7 L.n. 205/2000″.

Il motivo è inammissibile poiché

la questione di giurisdizione

risulta proposta per la prima volta nella presente sede di
legittimità. Questa Corte a Sezioni Unite, infatti, (9 ottobre 2008
n.24883 seguita da altre tra cui, da ultimo, 22 aprile 2013 n.9693 ed
anche a Sezioni Semplici come sez. lav. 20 marzo 2013 n. 6966 e 3^
sez.civ. 20 settembre 2011 n. 19792) ha sancito che l’interpretazione
dell’art. 37 cpc, secondo cui il difetto di giurisdizione “è rilevato,
anche d’ufficio, in qualunque stato e grado del processo”, deve tenere
conto dei principi di economia processuale e di ragionevole durata del
processo, per cui, all’esito della nuova interpretazione della
predetta disposizione, volta a delinearne l’ambito applicativo in
senso restrittivo e residuale, il giudice può rilevare anche d’ufficio
il difetto di giurisdizione fino a quando sul punto non si sia formato
il giudicato esplicito o implicito, come, nella fattispecie in esame.

Con la seconda censura l’Università ricorrente, denunciando omessa,
insufficiente e contraddittoria motivazione su “punti” decisivi della

2

giurisdizione del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 7

controversia chiede:”se nella ritardata assunzione frutto di un errore
dell’Università sia o meno ravvisabile dolo o colpa grave
dell’Amministrazione e dunque un comportamento che sia fonte di
.responsabilità”.

Invero, premesso che il motivo va valutato alla stregua del
formulato quesito, non potendo questo essere integrato dalle
argomentazioni poste a base della censura ( per tutte V. da ultimo
Cass. S.U. 5 luglio 2011 n. 14661 e 16 luglio 2012 n.

12104),

va

rilevato che non può essere devoluta a questa Corte di cassazione la
valutazione, sotto il profilo soggettivo, del comportamento di una
parte ai fini dell’affermazione della sua responsabilità
risarcitoria.

Nel nostro ordinamento processuale, difatti, la

deduzione di un

vizio di motivazione della sentenza impugnata con ricorso per
cassazione conferisce al giudice di legittimità, non il potere di
riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al
suo vaglio, bensì la sola facoltà di controllo, sotto il profilo
della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle
argomentazioni svolte dal giudice del merito al quale spetta, in via
esclusiva, il compito di valutare le prove, di controllarne
• l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive
risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a
dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando, così,

3

La censura è infondata.

liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova
acquisiti (salvo i casi tassativamente previsti dalla legge) ( in
tal senso per tutte Cass. 12 febbraio 2008 n. 3267 e 27 luglio 2008
, n.2049).

resto non può sottacersi che la motivazione della sentenza

impugnata, sul punto in questione,

è formalmente coerente con

equilibrio dei vari elementi che ne costituiscono la struttura
argomentativa avendo i giudici di appello affermato che la
interpretazione del bando fornita dalla Commissione è
contrassegnata da colpa grave in quanto, come asserito anche nella
sentenza del Tar, non si è trattato di mera difficoltà
interpretativa atteso che il tenore letterale del bando e la regola
generale in tema di valutazione dei servizi -che normalmente è
estesa a tutti in servizi prestati presso la PA – non autorizzava
affatto la non valutazione dei servizi prestati presso altra
amministrazione.

Con l’ultimo motivo parte ricorrente, allegando omessa, insufficiente
e contraddittoria motivazione su “punti” decisivi della controversia
formula il seguente quesito:”se sussiste nella fattispecie descritta
un diritto della controparte a percepire l’intero ammontare dei
.compensi che sarebbero stati corrisposti in caso di assunzione
contestuale a quella degli originari vincitori della procedura
concorsuale come se ritrattasse di retribuire una prestazione

4

Del

lavorativa effettivamente svolta.Se sussista la possibilità giuridica
di cumulo di interessi e rivalutazione”.

.La censura, ribadendosi che va valutata esclusivamente in relazione

all’articolato quesito, è in parte inammissibile ed in parte

E’ inammissibile nella parte in cui chiedendosi a questa Corte “se
sussista la possibilità giuridica di cumulo di interessi e
rivalutazione” si deduce ex art. 360 n. 5 una violazione di legge che
andava denunciata, invece,

ex

art. 360 n. 3 cpc con la conseguenza

che, essendo erronea l’identificazione del vizio, non può che
dichiararsi l’inammissibilità del motivo in parte qua.

Infondato è, poi, il motivo per la restante parte in quanto la Corte
del merito non ha riconosciuto il diritto della attuale resistente “a
percepire l’intero ammontare dei compensi che sarebbero stati
corrisposti in caso di assunzione contestuale a quella degli originari
vincitori della procedura concorsuale”, ma ha parametrato il

quantum

del risarcimento del danno, derivante dalla ritardata assunzione, alle
retribuzioni che sarebbero spettate ove la lavoratrice fosse stata
assunta tempestivamente.
La mancata corretta identificazione della ratio decidendi posta a base
della sentenza impugnata dà conto, pertanto, della infondatezza della
.

censura sotto il profilo in esame.

5

infondata.

Ulteriori profili di censura essendo estranei ai formulati quesiti non
possono essere presi in considerazione.

In conclusione il ricorso va rigettato.

Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese del giudizio di legittimità liquidate in C 100,00 per
esborsi ed C 3000,00 per compensi oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 6 novembre 2013

Il Presidente

P.Q.M.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA