Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28526 del 22/12/2011

Cassazione civile sez. VI, 22/12/2011, (ud. 23/11/2011, dep. 22/12/2011), n.28526

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso n. 28180/2010 proposto da:

Z.E., elettivamente domiciliata in Roma, Via Carlo Poma

n. 2, presso lo studio dell’Avv. Assennato G. Sante, che la

rappresenta e difende per procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in Roma, Via

della Frezza 17 presso l’Avvocatura Centrale dello stesso Istituto,

rappresentato e difeso, anche disgiuntamente, dagli Avv.ti Giannico

Giuseppina, Clementina Pulii e Mauro Ricci per procura in atti;

– costituito con procura –

e contro

REGIONE EMILIA ROMAGNA, in persona del Presidente pro tempore della

Giunta Regionale, -COMUNE DI PARMA, in persona del Sindaco pro

tempore;

– intimati –

per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Bologna n.

75/2010 del 21.01.2010/12.04.2010 nella causa iscritta al n. 723 R.G.

dell’anno 2002.

udita la relazione svolta in Camera di Consiglio dal Consigliere

Dott. Alessandro De Renzis in data 23.11.2011;

vista la relazione ex art. 380 bis c.p.c. in data 17.10.2011 del

Cons. Alessandro De Renzis;

udito l’Avv. Mauro Ricci per l’INPS;

sentito il P.M. Dott. MATERA Marcello che si è riportato alla

anzidetta relazione.

Fatto

FATTO E DIRITTO

1. La Corte di Appello di Bologna con sentenza n. 75 del 2010, nel riformare la decisione di primo grado, ha dichiarato il difetto di legittimazione passiva della Regione Emilia Romagna e per l’effetto ha rigettato la domanda proposta da Z.E. ed intesa ad ottenere il riconoscimento del diritto a godere di pensione di inabilità civile della L. n. 118 del 1971, ex art. 12; ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello incidentale proposto dalla stessa Z. nei confronti dell’INPS, per non essere stata impugnata l’ordinanza – sentenza 20 giugno 2001, con cui l’ente previdenziale era stato estromesso dal giudizio.

La Z. ricorre per cassazione sulla base di due motivi, illustrati con memoria ex art. 378 c.p.c., con i quali contesta la decisione di appello sulla ritenuta inammissibilità dell’appello incidentale nei confronti dell’INPS. L’INPS ha depositato procura ed è intervenuto con il suo difensore in camera di consiglio.

Gli altri enti intimati non risultano costituiti.

2. Con il primo motivo del ricorso la Z. in via pregiudiziale deduce erroneità dell’impugnata sentenza per avere dichiarato inammissibile l’appello incidentale di essa ricorrente, in quanto la stessa avrebbe dovuto presentare appello nei confronti dell’ordinanza del Giudice del Lavoro di Parma del 20.06.2001 di estromissione dell’INPS, ordinanza che avrebbe avuto natura di sentenza. Il motivo si conclude (pag. 8) con quesito di diritto del seguente tenore:

“Dica La Suprema Corte se in ipotesi di ordinanza con contenuto di sentenza il termine annuale decorre anche per l’appello principale e se nell’ipotesi di scissione dispositivo – motivazione i termini decorrono dal deposito della motivazione”.

Va osservato al riguardo che l’estromissione dell’INPS è stata disposta, come risulta dal verbale di udienza del 20 giugno 2001, con ordinanza del Giudice del Lavoro del Tribunale di Parma senza motivazione, che lo stesso giudice ha esplicitato a pag. 10 della sentenza resa il 27 febbraio 2002 affermando che l’ente previdenziale difettava di legittimazione passiva ai sensi del D.Lgs. n. 112 del 1998, art. 130 rivestendo la qualifica di solo erogatore materiale della prestazione.

Ciò precisato, va detto che il giudice di primo grado ha operato secondo il codice di rito, potendosi riscontrare nell’anzidetta ordinanza il solo dispositivo in ordine all’estromissione dell’INPS, cui seguì la motivazione con la sentenza, sicchè soltanto dal deposito di quest’ultima decorreva il termine per impugnare.

Correttamente pertanto la Z. ha proposto impugnazione con riferimento al deposito della sentenza del primo giudice, contenente, come già detto, la motivazione.

3. Con il secondo motivo del ricorso la Z. deduce vizio di motivazione, sostenendo che l’impugnata sentenza non ha tenuto in considerazione le deduzioni, prospettate dalla difesa di essa ricorrente – con l’appello incidentale ritualmente proposto e notificato, tendenti a sottolineare l’erroneità della decisione di primo grado, proprio nella parte in cui negava la legittimazione passiva dell’INPS. L’esposto motivo può dirsi assorbito in conseguenza dell’accoglimento del primo motivo.

4. In conclusione il ricorso va accolto e per l’effetto l’impugnata sentenza va cassata con rinvio alla Corte di Appello di Bologna in diversa composizione, che, tenuto conto di quanto in precedenza evidenziato in ordine alla decorrenza del termine per impugnare dal deposito della sentenza di primo grado, procederà al riesame della causa. Il giudice di rinvio provvedere anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di Appello di Bologna in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 23 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 22 dicembre 2011

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