Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28526 del 20/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 28526 Anno 2013
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: CRUCITTI ROBERTA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE,

in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via dei
Portoghesi n.12 presso gli Uffici dell’Avvocatura
Generale dello Stato che la rappresenta e difende.
-ricorrente-

tc4S
contro
NOCENTINI SIMONE

-intimato-

avverso la sentenza n.96/16/06 della Commissione
Tributaria Regionale della Toscana, depositata il
9.6.2008;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica

Data pubblicazione: 20/12/2013

udienza

del

29.10.2013

dal

Consigliere

Roberta

Crucitti;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott.Tommaso Basile che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

La Commissione Tributaria Regionale, con la sentenza indicata
in epigrafe, rigettando l’appello proposto dall’Agenzia
dell’Entrate, confermava la sentenza di primo grado che aveva
accolto il ricorso proposto da Simone Nocentini avverso il
silenzio rifiuto opposto dall’Amministrazione finanziaria
alle istanze di rimborso dell’i.r.a.p. versata negli anni dal
1998 al 2001.
Il Giudice di appello argomentava la decisione
ritenendo irrilevante ai fini dell’accoglimento delle istanze
di rimborso, la circostanza, dedotta dall’Agenzia delle
Entrate, che il contribuente avesse, nella more, presentato
istanza di condono ex art.9 della legge n.289/2002.
Nel merito della fondatezza della pretesa tributaria,
riteneva che

lo svolgimento di una libera professione

esercitata con un minimo di mezzi materiali, ma senza
l’ausilio di dipendenti e/o collaboratori e procuratori
interni ed esterni, non determini quel surplus di attività
agevolata dalla struttura organizzativa che coadiuvi od
integri il professionista nelle incombenze ordinarle_essendo

2

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

questa la ratio impositiva del d.lgs.n.446/97″.

Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione,
affidato a due motivi, l’Agenzia delle Entrate.
Il contribuente non ha svolto attività difensiva.
MOTIVI DELLA DECISIONE

e falsa applicazione degli artt.7 e 9 1.289/2002, in
relazione all’art.360 comma 1 n.3 c.p.c.-si

deduce la

violazione di dette norme da parte della Commissione
tributaria regionale lombarda per avere ritenuto che la
presentazione dell’istanza di condono non avesse effetto
estintivo della precedente istanza di rimborso presentata
dal contribuente.
1.111

motivo

è

fondato.

Costituisce,

invero,

orientamento consolidato di questa Corte il principio per
cui

in tema di condono fiscale e con riferimento alla

definizione automatica prevista dall’art.9 della legge 27
dicembre 2002 n.289, la presentazione della relativa
istanza preclude al contribuente ogni possibilità di
rimborso per le annualità di imposte asseritmente non
dovute per assenza del relativo presupposto (nella specie
IRAP): il condono, infatti, in quanto volto a definire
“transattivamente” la controversia in ordine all’esistenza
di tale presupposto, pone il contribuente di fronte alla
libera scelta tra trattamenti distinti e che non si

3

1.Con il primo motivo di ricorso -rubricato violazione

intersecano tra loro, ovverossia coltivare la controversia
nei modi_ ordinari, conseguendo, se del caso, il rimborso
delle somme indebitamente pagate, o corrispondere quanto
dovuto per la definizione agevolata ma senza possibilità
di riflessi o interferenze con guanto già eventualmente
(cfr. tra le altre e da

recente n.1967/2012, n.3682/2007).
2.La sentenza impugnata si è discostata dai superiori
principi onde il motivo va accolto con assorbimento degli
ulteriori mezzi di ricorso afferenti, sotto i profili di
violazione di legge e di vizi motivazionali, il merito
della sussistenza dei presupposti impositivi.
3.In conclusione, in accoglimento del primo motivo ed
assorbiti gli altri, la sentenza impugnata va cassata e,
non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto
(essendo incontroversa l’avvenuta presentazione di istanza
di condono), la controversia può essere decisa nel merito
con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente.
4.La natura della controversia e tutte le peculiarità
della fattispecie inducono a compensare integralmente tra
le parti le spese processuali dei gradi di merito. In
ossequio al principio di soccombenza vanno, invece, poste
a carico dell’intimato le spese di questo grado liquidate
come in dispositivo sulla base dei parametri di cui al
D.M. n.149/2012.

4

già corrisposto in via ordinaria

P.Q.M.
La Corte, in accoglimento del primo motivo di ricorso
ed assorbiti gli altri, cassa la sentenza impugnata e,
decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo
del contribuente.

di merito.
Condanna l’intimato al pagamento in favore dell’Agenzia
delle Entrate delle spese del grado di legittimità
liquidate in complessivi euro 1.200 oltre spese
prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del
29.10.2013.

Compensa integralmente tra le parti le spese dei gradi

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