Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28512 del 20/12/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 28512 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: PICCIALLI LUIGI

ORDINANZA
sul ricorso 6799-2012 proposto da:
CATALFAMO SANTINA CTLSTN65H70Z404F, CATALFAMO
PIETRO CTLPTR62R31Z404P, CATALFAMO PIETRO
CTLPTR31A05F951X, quali eredi di Accetta Angela, e LA ROCCA
GIUSEPPA LCRGPP29B44A638K„ elettivamente domiciliati in
viA
ROMA, MORDINI 14 presso lo studio dell’Avvocato M. ABBATI,
rappresentati e difesi dall’avvocato VINCENZO LA TORRE, giusta
procura in calce al ricorso;
– ricorrenti contro
MAURO GIACOMO, elettivamente domiciliato in ROMA, LARGO
BOCCEA 34, presso lo studio dell’avvocato FERA ANNA RITA,
rappresentato e difeso dall’avvocato MATAFU’ CARMELO giusta
procura speciale in calce al controricorso;

Data pubblicazione: 20/12/2013

- controricortente avverso la sentenza n. 555/2011 della CORTE D’APPELLO di
MESSINA dell’8/11/2011, depositata il 28/11/2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del
26/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. LUIGI PICCIALLI;

riporta agli scritti;
è presente il P.G. in persona del Dott. ROSARIO GIOVANNI I
RUSSO che nulla osserva.

Ric. 2012 n. 06799 sez. M2 – ud. 26-11-2013
-2-

udito l’Avvocato La Torre Vincenzo difensore dei ricorrenti che si

r.g. n. 6799.12

FATTO E DIRITTO
Si riporta di seguito la relazione preliminare ex art. 380 bis c.p.c.
“Con la sentenza in oggetto la Corte di Messina, in riforma di quella n. 16/2006 del
Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, accogliendo l’eccezione di difetto di legittimazione

possesso di una servitù di passaggio proposto da Giuseppa La Rocca ed Angela Accetta (poi
deceduta, con subentro alla stessa degli eredi Santina Catalfamo,Pietro Catalfamo senior e
Pietro Catalfamo junior),ha rigettato la domanda,revocando l’ordinanza con la quale era
stato al suddetto fatto obbligo di consentire agli attori il passaggio in
questione, consegnando loro le chiavi del cancello, con il quale lo aveva
impedito, rimuovendo ogni altro ostacolo,e condannato gli appellati alle spese del doppio
grado di giudizio.
Tale decisione è stata adottata sugli essenziali rilievi che l’appellante aveva
documentalmente provato, producendo una denuncia di successione della sorella Giovanna
relativa al fondo preteso servente, di non essere proprietario di quest’ultimo, così superando
le testimonianze attribuenti la proprietà dello stesso genericamente alla “famiglia Mauro” e
che i ricorrenti non avevano assolto l’onere probatorio,a loro carico incombente,di
“identificare con esattezza l’autore dell’illecito”.
Ricorrono i soccombenti con tre motivi, rispettivamente deducenti violazione e falsa
applicazione degli artt 1168 c. c. e 116 c.p.c.,con connessi vizi della motivazione, dell ‘art.
345 c.p.c. con connessa omissione di motivazione e degli artt. 91 e 92 c.p.c.
Resiste l’intimato con rituale controricorso.
All ‘esito del preliminare esame,ritiene il relatore che il ricorso
accoglimento per la manifesta fondatezza del primo motivo.

1

si palesi meritevole

passiva dell’appellante Giacomo Mauro,resistente in un giudizio per reintegrazione nel

Anzitutto censurabile,alla luce dell’art. 1168 c.c., è l’affermazione di principio, secondo cui
“l ‘apposizione del cancello in questione ….non può che essere riferibile al proprietario del
fondo… “,sia perché in materia possessoria la legittimazione passiva non va necessariamente
e soltanto attribuita in ragione della titolarità dei diritti reali sui beni implicati nello spoglio
o nella turbativa, sia per la non rispondenza (con conseguente illogicità dell’argomento) ad

ravvisare nel proprietario del fondo, che si assuma gravato da esercizio di fatto di una
servitù, il probabile autore o mandante dell ‘illecito possessorio, ciò non esclude che nello
stesso possano aver concorso, materialmente o moralmente, altri soggetti, non
necessariamente possessori (come pur,riduttivamente, si assume nel precedente passo della
motivazione).
A tanto aggiungasi,sotto il profilo della carenza di motivazione,l ‘assenza nella stessa di
alcun cenno alla testimonianza,che nel mezzo d’impugnazione risulta testualmente
riportata, in osservanza dell’onere dell ‘autosufficienza, resa al primo giudice del materiale
esecutore della collocazione del cancello in questione, dal cui preciso tenore (non oggetto di
smentita nel controricorso), si rileva che il relativo incarico gli sarebbe stato conferito
proprio dall’ ing. Mauro” (vale a dire dal resistente), il quale provvide anche al successivo
pagamento, circostanza che, ove valutata in concorso con gli altri,pur meno
specifici, elementi della prova testimoniale, avrebbe potuto indurre ad identificare nel
resistente quanto meno un concorrente nel denunciato spoglio
Si propone conclusivamente l’accoglimento del primo motivo, con

assorbimento dei

rimanenti.”
Tanto premesso,esamíniate le memorie depositate dalle parti,dato atto della mancanza di
rilievi da parte del P.G.,i1 collegio ritiene integralmente condivisibili la ragioni di esposte dal
relatore,avverso le quali da parte controricorrente non sono stati addotti nuovi e significativi
elementi di segno contrario,atti a suffragare la tesi della completa estraneità alla vicenda di
2

una plausibile massima d’esperienza,posto che se il criterio del cui prodest può indurre a

spoglio del Mauro,in ordine alla quale ogni accertamento compete al giudice di merito.
Tanto vale, in particolare,con riferimento all’assunto,esposto nella memoria illustrativa,
secondo cui il teste menzionato nel ricorso.,materiale esecutore dell’intervento,si sarebbe
riferito non alla persona del resistente,bensì a quella del padre del medesimo,obiezione in
fatto che allo stato non risulta dedotta e vagliata in sede di merito,della quale dovrà pertanto

Si provvede,conclusivamente,in conformità alla proposta ex art. 380 bis c.p.c.,demandandosi
ad altra sezione della corte di provenienza il nuovo giudizio di merito ed il regolamento delle
spese del presente.
P.Q.M.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso,dichiara assorbiti i rimanenti,cassa la sentenza
impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia,anche per le spese del presente giudizio,ad
altra sezione della Corte d’Appello di Messina.
Così deciso in Roma il 26 novembre 2013.

occuparsi il giudice di rinvio.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA