Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2850 del 02/02/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 02/02/2017, (ud. 15/12/2016, dep.02/02/2017),  n. 2850

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10641/2013 proposto da:

N.M., elettivamente domiciliato in ROMA, LUNGOTEVERE

MICHELANGELO 9, presso lo studio dell’avvocato RANIERI RODA,

rappresentato e difeso dall’avvocato PARDO CELLINI, giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

INPS ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale procuratore

speciale della SOCIETA’ DI CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI INPS

(S.C.C.I) S.p.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE

BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO,

rappresentato e difeso dagli avvocati EMANUELE DE ROSE, ANTONINO

SGROI, CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1166/2012 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE del

30/10/2012, depositata il 31/12/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/12/2016 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO;

udito l’Avvocato GIUSEPPE MATANO per delega dell’Avvocato ANTONINO

SGROI, difensore del controricorrente, che si riporta agli scritti.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO E MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La Corte pronuncia in Camera di consiglio ex art. 375 c.p.c., a seguito di relazione a norma dell’art. 380-bis c.p.c., condivisa dal Collegio.

2. Con la sentenza impugnata, la Corte d’appello di Firenze rigettava il gravarne svolto dall’attuale ricorrente avverso la sentenza di primo grado che aveva respinto l’opposizione avverso il ruolo per la riscossione di contributi previdenziali e relativi accessori di cui alla cartella esattoriale notificata il 29 marzo 2007.

3. In relazione alla sollevata questione di prescrizione dei contributi, la Corte territoriale affermava che, stante l’esistenza di atti interruttivi prima del primo gennaio 1996, alla chiusura del fallimento (2 giugno 1999) era iniziato a decorrere un nuovo termine decennale, tempestivamente interrotto dalla notifica della cartella esattoriale opposta, termine sempre rimasto decennale e non ridotto al quinquennio a seguito della entrata in vigore della L. n. 335 del 1995 (che aveva ridotto la prescrizione dei contributi da dieci a cinque anni).

4. Avverso detta sentenza il ricorrente affida il ricorso ad un unico motivo, con il quale, deducendo violazione di legge, si duole che non sia stato ritenuto operante il termine di prescrizione quinquennale.

5. L’Inps, anche quale mandatario della S.C.C.I. s.p.a., resiste con controricorso.

6. Come già ritenuto in numerose decisioni della Corte di legittimità (v., fra le tante, Cass. n. 10461/2012), in caso di atti interruttivi della prescrizione posti in essere entro il 31 dicembre 1995, la prescrizione rimane decennale alla stregua della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 10.

7. E’ stato infatti affermato (Sez. U, Cass. n. 5784 del 04/03/2008) che: “In tema di prescrizione del diritto degli enti previdenziali ai contributi dovuti dai lavoratori e dai datori di lavoro, ai sensi della L. n. 335 del 1995, art. 3, commi 9 e 10, il termine di prescrizione dei contributi relativi a periodi precedenti l’entrata in vigore della legge (17 agosto 1995) resta decennale nel caso di atti internativi compiuti dall’INPS nel periodo tra la data suddetta ed il 31 dicembre 1995, i quali – tenuto conto dell’intento del legislatore di realizzare un effetto annuncio idoneo ad evitare la prescrizione dei vecchi crediti – valgono a sottrarre a prescrizione i contributi maturati nel decennio precedente l’atto interruttivo; dalla data di questo inizia a decorrere un nuovo termine decennale di prescrizione” (v., anche, da ultimo, Cass. 13831/2015).

8. Nella sentenza impugnata 1′ interruzione della prescrizione è affermata per effetto della insinuazione dei crediti al passivo del fallimento nelle date 27.11.1986 e 20.1.1987, peri crediti relativi agli anni 1982, 1984, 1986, insinuazioni poste in essere, all’evidenza, anteriormente all’entrata in vigore della L. n. 335 del 1995(che la domanda di ammissione al passivo fallimentare, come una qualsiasi altra domanda giudiziale, comporti l’interruzione della prescrizione, è stato affermato, fra le tante, da Cass. 17412/2016 e, fra le meno recenti, da Cass. 14962/2004).

9. Ne consegue che, avendo l’Istituto interrotto la prescrizione ben prima dell’entrata in vigore della citata Legge del 1995, il relativo termine è sempre rimasto decennale; alla data della chiusura del fallimento (il 2 giugno 1999) è iniziato a decorrere nuovo termine di prescrizione decennale, poi interrotto dalla notifica della cartella esattoriale oggetto del giudizio (il 29 marzo 2007).

10. Non è quindi validamente infirmata la decisione della Corte territoriale dalla tesi del ricorrente per cui, in caso di interruzione della prescrizione prima del 31.12.95 i successivi atti interruttivi dovrebbero rigenerare il diritto non per i successivi dieci, ma solo per i successivi cinque anni, posto che la prescrizione nasce e resta decennale, non essendovi alcuna norma che preveda il mutamento del relativo termine.

11. In conclusione, il ricorso deve rigettarsi.

12. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

13. La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115/2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi) e di provvedere in conformità.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 100,00 per esborsi, Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre accessori di legge e rimborso forfetario del quindici per cento. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 2 febbraio 2017

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