Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28463 del 05/11/2019

Cassazione civile sez. II, 05/11/2019, (ud. 20/06/2019, dep. 05/11/2019), n.28463

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BELLINI Ubaldo – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16245/2016 proposto da:

G.A., elettivamente domiciliata presso il suo studio in

ROMA, VIA A. GRAMSCI 14, che agisce in proprio, ex art. 86 c.p.c.;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA – Ufficio Territoriale del Governo di ROMA, in persona del

Prefetto pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 25813/2015 del TRIBUNALE di ROMA, depositata

il 29/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/06/2019 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Oggetto di ricorso è la sentenza del Tribunale di Roma, pubblicata il 29 dicembre 2015, che ha dichiarato inammissibile l’appello proposto da G.A. avverso la sentenza del Giudice di pace di Roma n. 76919 del 2012, e nei confronti della Prefettura di Roma U.T.G..

2. Il Tribunale ha rilevato che dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado, in data 10 novembre 2014, al momento della notificazione dell’atto di appello, in data 24 giugno 2015, era trascorso un periodo superiore al termine lungo di sei mesi previsto dall’art. 327 c.p.c., nel testo modificato dalla L. n. 69 del 2009, applicabile ratione temporis al giudizio in esame, che risultava iscritto a ruolo in primo grado il 26 novembre 2012.

3. G.A. ricorre per la cassazione della sentenza sulla base di due motivi, ai quali resiste la Prefettura di Roma. La ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente si deve rigettare l’eccezione di nullità del ricorso formulata dalla resistente Avvocatura generale dello Stato, che rappresenta e difende la Prefettura di Roma. La ricorrente ha provveduto spontaneamente a rinnovare la notifica del ricorso presso la sede della Prefettura, e quindi ha sanato la nullità con effetto ex tunc (per tutte, Cass. 12/05/2016, n. 9770), secondo il meccanismo previsto dall’art. 291 c.p.c., essendo peraltro irrilevante la data in cui la rinnovazione è stata effettuata.

2. Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 327 c.p.c., nel testo antecedente alla modifica introdotta dalla L. n. 69 del 2009, applicabile ratione temporis al giudizio in oggetto.

3. Con il secondo motivo, espressamente condizionato all’accoglimento del primo e alla decisione della causa nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., la ricorrente denuncia violazione degli artt. 91,92 c.p.c. e art. 132 c.p.c., n. 4, riproponendo le censure non esaminate dal Tribunale.

4. Il ricorso è fondato e va accolto sul primo motivo, con assorbimento del rimanente.

4.1. Il Tribunale ha ritenuto tardivo l’appello in applicazione del termine lungo di sei mesi previsto dall’art. 327 c.p.c., nel testo modificato dalla L. n. 69 del 2009, ma al giudizio in esame, introdotto il 21 marzo 2009 con il deposito del ricorso dinanzi al Giudice di pace di Roma, deve applicarsi il termine annuale di impugnazione previsto dal previgente testo dell’art. 327 c.p.c., giusta la disposizione contenuta nella L. n. 69 del 2009, art. 58, comma 1, secondo cui il termine di sei mesi si applica ai giudizi introdotti prima del 4 luglio 2009.

L’applicazione del termine annuale comporta la tempestività dell’appello.

5. All’accoglimento del ricorso segue la cassazione della sentenza impugnata con rinvio al giudice designato in dispositivo, il quale provvederà anche a liquidare le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Roma, in persona di diverso magistrato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 20 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2019

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