Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28460 del 05/11/2019

Cassazione civile sez. VI, 05/11/2019, (ud. 08/10/2019, dep. 05/11/2019), n.28460

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 12715-2018 proposto da:

T.P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DELLA

BALDUINA 187, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRA TOMBOLINI,

rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONELLA PICCHIANTI;

– ricorrente –

contro

CURATELA FALLIMENTARE (OMISSIS) SRL IN LIQUIDAZIONE, in persona del

Curatore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato JOSEF MOTTILLO;

– controricorrente –

contro

BANCA CRAS – CREDITO COOPERATIVO TOSCANO – SIENA AGENZIA DELLE

ENTRATE – RISCOSSIONE;

– intimate –

avverso il decreto del TRIBUNALE di SIENA, depositato il 09/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 08/10/2019 dal Consigliere Relatore Dott. CAMPESE

EDUARDO.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. T.P.A. ha proposto ricorso per cassazione, ex art. 111 Cost., comma 7, affidato ad un motivo, ulteriormente illustrato da memoria ex art. 380-bis c.p.c., avverso il decreto del Tribunale di Siena dell’8/9 febbraio 2018, reiettivo del reclamo L. fall. ex art. 26, da lei proposto contro il provvedimento con cui il giudice delegato al fallimento (OMISSIS) s.r.l. in liquidazione aveva respinto la sua richiesta, ai sensi del combinato disposto della L. fall., art. 72, u.c., e art. 108, comma 2, di ordinare al curatore di eseguire il preliminare sottoscritto con la menzionata società in bonis e trascritto ante fallimento, altresì disponendo la cancellazione delle iscrizioni ipotecarie gravanti sull’immobile promesso in vendita. Ha resistito, con controricorso, la curatela fallimentare, mentre non hanno spiegato difese la Banca CRAS – Credito Cooperativo Toscano – Siena e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione (già Equitalia Servizi di Riscossione s.p.a.).

1.1. Per quanto qui ancora di interesse, quel tribunale, “a prescindere dall’opponibilità del preliminare alla procedura, essendo trascorso il termine di cui all’art. 2645-bis c.c., comma 3, (trascrizione e effettuata il 14.12.2009)”, ritenne di dover esaminare “la questione dell’applicabilità della L. fall., art. 108, comma 2, alla compravendila effettuata dal curatore in esecuzione del contratto preliminare trascritto ai sensi dell’art. 2645-bis c.c.”, in ordine alla quale, benchè consapevole del contrario avviso espresso da Cass. n. 3310 del 2017, affermò che: i) “con la vendita forzata L. fall. ex art. 107, attuata con procedura competitiva e poi formalizzata con rogito notarile, la forma privatistica nulla toglie al carattere coattivo della vendita e dunque al fatto che essa si attui “invito domino”, realizzando l’intero valore dei bene su cui grava la prelazione ipotecaria”; ii) “al contrario, in caso di subentro del curatore, costui si inserisce nel rapporto contrattuale nella stessa posizione del fallito, e deve adempiere alle obbligazioni che gli facevano carico senza alcuna possibile applicazione della disciplina delle vendite giudiziali”; iii) “pertanto, non può invocarsi la norma di cui alla L. fall., art. 108, comma 2, che autorizza la purgazione dalle iscrizioni pregiudizievoli, rispondendo essa alla ratio di liquidare l’immobile e trasferirlo all’acquirente libero da pesi e vincoli, proprio per effetto del concorso e della natura coattiva del procedimento di vendita che, nel caso di specie – evidentemente – non è stato espletato”.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. Il formulato motivo, rubricato “Violazione o falsa applicazione della L. fall., art. 72, u.c., e art. 108, comma 2, anche in relazione all’art. 3 Cost.”, assume che, nell’ipotesi – pacificamente ricorrente nella specie – di cui alla L. fall., art. 72, u.c., il curatore non ha facoltà di sciogliersi dal contratto preliminare, sicchè deve dargli esecuzione attraverso la stipula del definitivo, con la ulteriore, asserita conseguenza della natura coattiva della vendita così eseguita cui, pertanto, andrebbe applicato la L. fall., art. 108, comma 2, che consente al giudice delegato, una volta eseguita la vendita e riscosso interamente il prezzo, di ordinare la cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonchè delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo. Su tali premesse, si ascrive, sostanzialmente, al tribunale senese di essersi discostato da quanto sancito da Cass. n. 3310 del 2017, a tenore della quale “in tema di vendita fallimentare, anche se attuata nelle forme contrattuali e non tramite esecuzione coattiva, trova applicazione la L. fall., art. 108, comma 2, con la conseguente cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione ad opera del giudice delegato ed ammissione del creditore ipotecario al concorso, con rango privilegiato, sull’intero prezzo pagato, ivi compreso l’acconto eventualmente versato al venditore ancora in bonis”.

RITENUTO CHE:

1. Va, pregiudizialmente, affermata l’ammissibilità dell’odierno ricorso straordinario, attesa l’incidenza del decreto oggi impugnato sul diritto della T.P., altrimenti sacrificato non essendo quel provvedimento altrimenti impugnabile (cfr. sostanzialmente in tal senso Cass. n. 3310 del 2017, nonchè Cass. n. 8162 del 1996).

2. La questione posta dalla formulata censure merita un ulteriore approfondimento, non apparendo, almeno prima facie, condivisibili, sul punto, ad avviso di questo Collegio, le argomentazioni di Cass. n. 3310 del 2017, oggi invocate dalla ricorrente (nè rinvenendosi altri, e diversi, precedenti di legittimità, sulla corrispondente, specifica problematica), sicchè, non ricorrendo i presupposti per la decisione camerale ex art. 380-bis c.p.c., la causa deve essere rimessa alla pubblica udienza della Prima Sezione civile ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 2, come novellato dalla L. 25 ottobre 2016, n. 197, art. 1-bis.

P.Q.M.

Rimette la causa alla pubblica udienza della Prima Sezione civile. Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta sezione civile della Corte Suprema di cassazione, il 8 ottobre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 novembre 2019

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