Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28456 del 19/12/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 28456 Anno 2013
Presidente: UCCELLA FULVIO
Relatore: CHIARINI MARIA MARGHERITA

SENTENZA

sul ricorso 14777-2007 proposto da:
ARCIDIACONO FRANCESCA, elettivamente domiciliata ex
lege in ROMA, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI
CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato
GAMBINO VENERANDO in 95024 ACIREALE (CT), VIA
PARADISO 1, giusta delega in atti;
– ricorrente contro

MARY IMMOBILIARWE DI FRAGALA’ SANTO FRGSNT76D21C351S,
in persona del titolare e legale rappresentante protempore

sig.

SANTO

FRAGALA’,

1

elettivamente

c3(

Data pubblicazione: 19/12/2013

domiciliata ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA
DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa
dagli avvocati CRISA VINCENZO, PETTINATO GIUSEPPE in
95024 ACIREALE (CT), VIALE REGINA MARGHERITA 82,
giusta delega in atti;

avverso la sentenza n. 78/2006 del TRIBUNALE DI
CATANIA SEDE DISTACCATA DI ACIREALE, depositata il
05/04/2006 R.G.N. 12286/2000;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 21/06/2013 dal Consigliere Dott. MARIA
MARGHERITA CHIARINI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. MARIO FRESA che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

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– controricorrente –

Svolgimento del processo

Con citazione del 14 settembre 1999 la Mary Immobiliare di
Fragalà Santo conveniva dinanzi al Giudice di Pace di Acireale
Francesca Arcidiacono deducendo di aver svolto attività di
mediazione per conto e nell’interesse di costei per un tratto

chiedeva la condanna al pagamento delle provvigioni.
Il giudice condannava la convenuta al pagamento di lire
3.672.000 a titolo di provvigioni e il Tribunale di Catania
rigettava l’ appello della soccombente, con sentenza del 5
aprile 2006, sulle seguenti considerazioni: l) l’ eccezione di
nullità della sentenza di primo grado per invalidità della
notifica, ai sensi dell’ art. 140 c.p.c., dell’ atto di
citazione di cui la Arcidiacono lamentava la non avvenuta
conoscenza essendo stata la sua abitazione distrutta da
incendio e da cui perciò era sloggiata da moltissimi mesi, era
da respingere perché dal certificato di anagrafe risultava che
la Arcidiacono era residente in Acireale via Lilibeo 11; che
ivi aveva ricevuto la raccomandata del 2 luglio 1999 e che
tale luogo aveva indicato come sua residenza nel preliminare
del 23 dicembre 1998; 2) la stipula di questo contratto, in
cui le parti avevano dato atto dell’attività di mediazione
svolta dall’ Arcidiacono, con conseguente riconoscimento del
suo diritto alla provvigione, consentiva loro di agire per
l’ esecuzione e quindi era idonea per il diritto alla
provvigione, mentre era irrilevante che poi, in data 10 marzo
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di terreno situato in Piano d’ Alpi di Acireale e pertanto ne

1999, fosse stato risolto “per dubbi sulla documentazione per
la stipula dell’ atto pubblico”, di cui non era stata fornita
la prova.
Ricorre per cassazione Francesca Arcidiacono, cui resiste la
Mary Immobiliare di Fragalà Santo.

1.- Con il primo motivo la ricorrente deduce:” Violazione e
falsa applicazione dell’ art. 139 e 140 c.p.c. in relazione
all’ art. 360 comma 1, n. 4″ e conclude con i seguenti quesiti
di diritto:” l) Dica la Suprema Corte se, ai fini delle
notifiche, occorra dare rilevanza alla residenza anagrafica
oppure a quella effettiva del destinatario dell’ atto; 2) Dica
se l’ omessa menzione sulla busta o sull’ avviso di
ricevimento del piego contente l’ atto da notificare l’ agente
postale deve, a pena di nullità o di inesistenza, indicare
tutte le formalità del deposito presso l’ ufficio postale
nonché del relativo avviso al destinatario e dei motivi
(relativi alla temporanea assenza del destinatario dell’ atto
e delle altre persone autorizzate a riceverlo) che lo hanno
determinato”.
1.1- Con il secondo motivo lamenta: “Violazione dell’ art. 360
comma l, n. 5 c.p.c., per omessa motivazione e comunque per
insufficiente motivazione, apparente, illogica e/o
contraddittoria, circa un punto decisivo della causa” e indica
quale fatto controverso: “la residenza effettiva di
Arcidiacono Francesca e la relativa prova”.
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Motivi della decisione

I

motivi,

congiunti,

sono

parte

infondati,

parte

inammissibili.
Ed invero, quanto al primo quesito, la notifica effettuata ai
sensi dell’ art. 140 cod. proc. civ. per non avere rinvenuto
nell’indirizzo indicato l’ Arcidiacono e per non aver potuto

presuppone che in quel luogo si trovasse la sua residenza
effettiva, e che la copia da notificare non le sia stata
consegnata per mere difficolta’ di ordine materiale, quali la
momentanea assenza, l’incapacita’ o il rifiuto delle persone
indicate nel precedente articolo 139 cod. proc. civ.. Perciò
l’ Arcidiacono, che ha contestato tale presunzione, al fine
di dimostrare la sussistenza della nullita’ della
notificazione in quanto eseguita in luogo diverso dalla sua
residenza effettiva, aveva l’onere di fornirne la prova.
Invece, nella indicazione del fatto controverso formulata a
chiusura del secondo motivo, la ricorrente non indica, come
era suo onere a norma dell’ art. 366 bis cod. proc. civ.
ultima parte, quali prove, tempestivamente allegate in
appello, della sua residenza effettiva in luogo diverso da
quella anagrafica ad Acireale, in via Lilibeo 11 – mantenuta
anche nel corso del giudizio e ove qualche mese prima dell’
atto di citazione aveva ricevuto una raccomandata dello studio
legale di controparte – idonee a superare la presunzione di
conoscibilità dell’ avviso di ricevimento della raccomandata

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consegnare il plico ad altra persona legittimata a riceverlo,

informativa del deposito dell’ atto presso l’ufficio comunale,
non sono state esaminate dal giudice di secondo grado.
Quanto al secondo quesito del primo motivo la sottostante
censura è inammissibile perché introduce, per la prima volta
in questa sede, una questione diversa – e che implica nuovi

notificatorio per inosservanza delle formalità prescritte
dall’ art. 140 cod. proc. civ.
2.- Con il terzo motivo lamenta: “Violazione e falsa
applicazione dell’ art. 1755 c.c., in relazione all’ art. 360
comma l, n. 3” e conclude con il seguente quesito di
diritto: “Dica la Suprema Corte se il vincolo giuridico che
determina la nascita del diritto alle provvigioni, in favore
del mediatore, è quello che abiliti ciascuna delle parti ad
agire per l’ esecuzione del contratto e che in particolare,
pertanto, detto vincolo e/o relativo negozio o contratto non
debba essere viziato da nullità o annullabilità”.
2.1- Con il quarto motivo deduce: “Violazione dell’ art. 360,
comma l, n. 5 c.p.c., per omessa motivazione e comunque per
insufficiente motivazione, apparente, illogica e/o
contraddittoria, circa un punto decisivo della causa” e
significa che “il fatto controverso è rappresentato dal punto
della causa relativo alla esistenza nel terreno di fabbricati
abusivi e dalla omessa motivazione in ordine alla mancata
ammissione della relativa prova richiesta in seno all’ atto di
appello e alla insufficiente, apparente e contraddittoria
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accertamenti di fatto – e cioè il vizio del procedimento

motivazione, in ordine alle altre relative prove già agli atti
(ammissione contenuta nella comparsa di risposta e
dichiarazione scritta del 10 marzo 1999)”.
I motivi, congiunti, sono infondati.
Infatti costituisce principio consolidato quello secondo cui

28 febbraio 1985, n. 47 con riferimento a vicende negoziali
relative ad immobili privi della necessaria concessione
edificatoria, trova applicazione nei soli contratti con
effetti traslativi e non anche con riguardo ai contratti con
efficacia obbligatoria, quale il preliminare di vendita, come
si desume dal tenore letterale della norma, nonché dalla
circostanza che successivamente al contratto preliminare può t
intervenire la concessione in sanatoria degli abusi edilizi I
commessi o essere prodotta la dichiarazione prevista dalla
stessa norma, ove si tratti di immobili costruiti
anteriormente al l ° settembre 1967, con la conseguenza che in
queste ipotesi rimane esclusa la sanzione di nullità per il
successivo contratto definitivo di vendita, ovvero si può far
luogo alla pronunzia di sentenza ex art. 2932 cod. civ. (Cass.
15734 del 2011). Conseguentemente spetta al mediatore il
diritto alla provvigione, essendosi costituito tra le parti un
vincolo giuridico, anche nel caso in cui il preliminare abbia
ad oggetto un immobile privo della concessione edificatoria
(Cass. n. 7519 del 2005, 13260 del 2009).

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la sanzione della nullità’ prevista dall’art. 40 della legge

In tal modo integrata, ai sensi dell’ art. 384 cod. proc.
civ., la motivazione della sentenza impugnata, i motivi vanno
respinti.
Le spese giudiziali seguono la soccombenza e si liquidano come
da dispositivo.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente a pagare
le spese del giudizio di cassazione che liquida in euro 1000,0
di cui euro 800 per compensi, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma il 21 giugno 2013
Il Relatore

P.Q.M.

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