Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28451 del 22/12/2011

Cassazione civile sez. I, 22/12/2011, (ud. 21/11/2011, dep. 22/12/2011), n.28451

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FELICETTI Francesco – Presidente –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

Dott. DIDONE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

S.F., R.I., S.E., G.

M.C., elettivamente domiciliati in Roma, Via Ovidio 20,

presso l’avv. RESCIGNO Daniela, che li rappresenta e difende giusta

delega in atti;

– ricorrenti –

contro

S.M., C.P., B.P.,

B.M., le prime due anche quali eredi di C.

U., elettivamente domiciliati in Roma, P. Friggeri 18 presso l’avv.

Giovanni Bonaccio, rappresentati e difesi dall’avv. VALENTINI Aldo,

giusta delega in atti;

– controricorrenti –

G.S.;

– intimata –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Ancona n. 255 del

19.4.2008.

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

21.11.2011 dal Relatore Cons. Dott. Carlo Piccininni;

Udito l’avv. Valentini per i controricorrenti;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

DESTRO Carlo, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 24.11.2004 il Tribunale di Pesaro respingeva sia la domanda di demolizione di un manufatto antistante la loro proprietà proposta dagli attori, che quella di riconoscimento del diritto di proprietà sul fondo utilizzato per il passaggio dagli stessi attori, ed accoglieva invece la subordinata domanda risarcitoria proposta da questi ultimi, quantificandola nella somma di Euro 10.000,00.

Tale statuizione veniva tuttavia revocata dalla Corte di Appello di Ancona, che compensava le spese del grado e confermava per il resto la decisione del primo giudice.

Avverso la detta sentenza S.F., R.I., S.E., G.M.C., convenuti nel giudizio di primo grado, proponevano ricorso per cassazione affidato ad un motivo, cui resistevano con controricorso, poi illustrati da memoria, gli intimati S.M., C.P., B.P., B.M., i primi due quali eredi di C.U., mentre non svolgeva attività difensiva G. S..

La controversia veniva quindi decisa all’esito dell’udienza pubblica del 21.11.2011.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il solo motivo di impugnazione i ricorrenti hanno denunciato violazione di legge e vizio di motivazione, con riferimento alla statuizione sulle spese processuali relative ai due gradi di giudizio.

Per il primo grado essi ricorrenti, originariamente convenuti, erano stati condannati al pagamento di due terzi delle spese di lite, compensate per un terzo in ragione della parziale reciproca soccombenza, per effetto della condanna al pagamento di Euro 10.000,00 ad essi inflitta a titolo risarcitorio.

In sede di appello, però, la statuizione sul punto era stata revocata, sicchè l’intera domanda originaria era stata rigettata.

Ciò avrebbe dovuto dunque comportare la modifica della statuizione sulle spese, essendo gli attori risultati soccombenti sull’intera domanda da essi proposta.

Per il secondo grado le spese erano state compensate, ma la statuizione non sarebbe condivisibile, atteso l’esito integralmente favorevole del giudizio di appello.

Osserva innanzitutto il Collegio che va parzialmente disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., poichè la censura è articolata in un duplice profilo (sub a per le spese del giudizio di primo grado e sub b per quelle del secondo), i detti profili sono del tutto autonomi fra loro, la denuncia di violazione di legge con riferimento alla statuizione sulle spese del primo grado risulta corredata del prescritto quesito di diritto, la mancanza di quesito relativamente al profilo sub b non può avere alcuna incidenza su quello trattato sub a, per il quale viceversa il dettato normativo risulta rispettato, in ragione della già evidenziata autonomia dei due capi.

Quanto al merito della statuizione relativa alle spese del primo grado di giudizio, la stessa risulta fondata. La parziale condanna al pagamento delle spese processuali, infatti, era stata inflitta in considerazione dell’esito favorevole della domanda risarcitoria, domanda che viceversa era stata rigettata in fase di gravame, sicchè gli attori erano risultati integralmente soccombenti rispetto alla pretesa originariamente formulata, avente ad oggetto la demolizione del manufatto ed il risarcimento del danno. Tale soccombenza, che va valutata in ragione dell’esito finale della lite (C. 09/4052, C. 08/15483), comporta dunque la cassazione della sentenza nella parte in cui ha confermato la parziale condanna degli attuali ricorrenti al pagamento delle spese processuali del giudizio di primo grado.

Ne consegue che la detta cassazione ha effetto anche sulle parti della sentenza dipendenti dalla parte riformata (art. 336 c.p.c.) e che pertanto, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., occorre procedere ad una nuova liquidazione delle spese processuali dei giudizi di merito, oltre che a quelle del giudizio di legittimità. Tenuto conto della circostanza che, come sopra già rappresentato, il criterio di individuazione della soccombenza deve essere unitario e globale (sicchè, ai fini della ripartizione delle spese processuali, non rileva il fatto che i giudizi di impugnazione siano stati resi necessari da errate statuizioni dei giudici precedentemente aditi) e che nella specie vi è stata soccombenza reciproca delle parti, ritiene il Collegio di dover compensare integralmente fra le parti le spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso nei termini indicati, cassa la sentenza in relazione al motivo accolto e, decidendo nel merito, compensa le spese dei giudizi di merito e di quelle del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 21 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 22 dicembre 2011

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