Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2843 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2843

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE X

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – rel. Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28383-2020 proposto da:

R.R., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentata e difesa

dall’avvocato MARCIANO GIUSEPPINA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, PREFETTO DELLA PROVINCIA MILANO, QUESTURA DI

MILANO, PROCURA GENERALE REPUBBLICA, CORTE CASSAZIONE;

– intimati –

avverso il provvedimento RG 17425/2020 del GIUDICE DI PACE di MILANO,

depositata il 29/10/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LAMORGESE

ANTONIO PIETRO.

 

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il sig. R.R., cittadino ucraino, propone ricorso per cassazione avverso l’ordinanza del Giudice di Pace di Milano, in data 29 ottobre 2020, di rigetto dell’impugnazione del decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Milano il 22 marzo 2020, per essere entrato nel territorio italiano sottraendosi ai controlli di frontiera e per essersi ivi trattenuto senza permesso di so ionio (D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 1, lett. b).

Egli deduce violazione del citato D.Lgs, art. 13, comma 2-bis, e art. 31, comma 3, per lesione del diritto all’unità familiare, essendo coniugato con N.N. e padre di una bambina nata nel 2012 in Italia, dove frequenta la scuola elementare (primo motivo), e citato D.Lgs., art. 19, comma 1, per omesso esame delle ragioni ostative all’allontanamento, in considerazione dei vincoli familiari descritti (secondo motivo).

Il ricorso è fondato, avendo il Giudice di Pace omesso di valutare l’applicabilità del principio secondo cui, in tema di espulsione del cittadino straniero che abbia legami familiari in Italia, seppure non nella posizione di richiedente formalmente il ricongiungimento familiare, trova applicazione il D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2-bis, che richiede una concreta valutazione, condotta caso per caso, della natura e dell’effettività dei vincoli familiari, in linea con la nozione di diritto all’unità familiare indicata dalla giurisprudenza della Corte EDI: con riferimento all’art. 8 CEDE, fatta propria dalla sentenza n. 202 del 2013 della Corte costituzionale. E’ necessario, a tal fine, dare conto di tutti gli elementi qualificanti l’effettività di detti legami (rapporto di coniugio, durata del matrimonio, nascita di figli e loro età, convivenza, dipendenza economica dei figli maggiorenni ecc.), oltre che delle difficoltà conseguenti all’espulsione, senza che sia possibile, omettendo la valorizzazione in concreto di questi elementi, fare riferimento ai criteri suppletivi relativi alla durata del soggiorno, all’integrazione sociale nel territorio nazionale, ovvero ai legami culturali o sociali con il Paese di origine (vd. Cass. n. 24908 del 2020, n. 781 del 2019).

Nella specie, il giudice di merito non ha preso in considerazione le ragioni poste dal cittadino straniero a fondamento dell’impugnazione, sulle quali non ha pronunciato, volte al riconoscimento del diritto all’unità familiare, benché egli avesse specificamente dedotto la “mancata valutazione della propria situazione familiare in Italia” per le ragioni riproposte in sede di legittimità.

Il provvedimento impugnato è cassato con rinvio al Giudice di Pace per un nuovo esame e per le spese della presente fase.

P.Q.M.

La Corte, in accoglimento del ricorso, cassa il provvedimento impugnato e rinvia al Giudice di Pace di Milano, in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

 

 

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