Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2839 del 05/02/2021

Cassazione civile sez. III, 05/02/2021, (ud. 12/10/2020, dep. 05/02/2021), n.2839

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 32851-2019 proposto da:

J.E., rappresentato e difeso dagli avv.ti LAURA WANDA

MEZZENA, (laurawanda.mezzenamilano.pecavvocati.it) con studio in

Milano, via Lamarmora 33 ed elettivamente domiciliato presso la

cancelleria civile della Corte di Cassazione in Roma, piazza Cavour;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore;

– reistente –

avverso la sentenza n. 3943/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 30/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/10/2020 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. J.E., proveniente dal (OMISSIS), ricorre affidandosi a due motivi per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Milano che aveva confermato la pronuncia di rigetto del Tribunale della domanda di protezione internazionale da lui avanzata in ragione del diniego opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere fuggito perchè era ricercato dalla polizia, in quanto aveva appiccato un incendio devastante che aveva provocato la morte di diversi animali, e rischiava di essere arrestato senza potersi difendere adeguatamente, visto che il sistema giudiziario del proprio paese non garantiva adeguate tutele: ha aggiunto che la madre era stata arrestata con l’accusa di averlo aiutato a fuggire e che temeva, ove fosse stato rimpatriato, di subire lo stesso trattamento.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 in relazione alla sussistenza dei presupposti della protezione sussidiaria, erroneamente rigettata dalla Corte territoriale.

2. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta il mancato esercizio dei poteri istruttori “da parte della commissione territoriale prima e del giudice poi” nonchè la violazione dell’art. 24 Cost.

3. Premesso che “le misure sulle quali il ricorrente ha insistito in sede d’appello sono la protezione sussidiaria e quella umanitaria” rispetto alle quali, dunque, anche in questa sede l’impugnazione deve ritenersi circoscritta, si osserva che la seconda censura costituisce antecedente logico dell’altra e deve essere preliminarmente esaminata.

3.1. Con essa il ricorrente di duole della conferma, da parte della Corte territoriale, della valutazione di non credibilità del racconto affermata dal Tribunale, sostenendo che i giudici d’appello dovevano farsi carico con ulteriori domande delle circostanze rimaste oscure e delle eventuali imprecisioni e lacune (cfr. pag. 10, quarto cpv del ricorso); lamenta altresì l’inadempimento del dovere di cooperazione istruttoria.

3.2. Il motivo è inammissibile, in quanto non coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata che pur mostrando alcune riserve sulla attendibilità del racconto, ha fondato la decisione di rigetto sulla statuizione secondo cui la vicenda allegata non potesse comunque costituire un idoneo presupposto per il riconoscimento delle forme di protezione richieste.

3.3. Inoltre, il ricorrente, nel dolersi dell’omesso adempimento del dovere di cooperazione istruttoria in termini di violazione del diritto di difesa e “di una disamina non approfondita della vicenda narrata” (cfr. pag. 11 quarto cpv del ricorso), omette di considerare che la Corte territoriale, con motivazione al di sopra della sufficienza costituzionale, ha fondato la decisione sia sulle emergenze processuali sia su fonti informative attendibili ed aggiornate (Amnesty International 2017/2018) ed ha escluso che la condizione sociopolitica del (OMISSIS) da esse desumibile potesse condurre all’accoglimento della domanda, non essendo emersa, in relazione alla protezione sussidiaria una situazione di violenza generalizzata o un conflitto armato, ed in relazione alla protezione umanitaria una condizione di vulnerabilità ed una effettiva integrazione nel paese ospitante: al riguardo la Corte ha espressamente motivato in ordine alla non compiuta conoscenza della lingua italiana del ricorrente ed alla mera indicazione di un contratto a tempo determinato come domestico per poche ore, circostanze dalle quali non poteva evincersi un suo effettivo inserimento.

3.4. Il motivo proposto, dunque, invero generico, maschera una richiesta di rivalutazione di merito di questioni di fatto sulle quali la Corte territoriale ha sufficientemente motivato, e si pone in contrasto con il consolidato orientamento di questa Corte, secondo cui non è consentita in sede di legittimità una valutazione delle prove ulteriore e diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, ove sia sostenuta, come nel caso in esame da argomentazioni logiche e coerenti, a nulla rilevando che il compendio istruttorio possa essere valutato anche in modo differente rispetto a quanto ritenuto nel provvedimento impugnato, in quanto, diversamente, il giudizio di legittimità si trasformerebbe, in un non consentito terzo grado di merito (cfr. ex multis Cass. 18721/2018; Cass. Sez. L, Sentenza n. 7394 del 26/03/2010, Rv. 612747; Cass. Sez. 3, Sentenza n. 13954 del 14/06/2007, Rv. 598004; Cass. Sez. L, Sentenza n. 12052 del 23/05/2007, Rv. 597230; Cass. Sez. 1, Sentenza n. 7972 del 30/03/2007, Rv. 596019).

4. Ma anche il primo motivo è inammissibile con l’avvertenza che l’esito del secondo lo rende rilevante solo per la protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. c.

4.1. Il ricorrente, infatti, si duole genericamente della violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 assumendo che la situazione di criticità dovuta al disordine complessivo del (OMISSIS), anche a seguito della transizione in atto, e le condizioni primitive delle strutture giudiziarie e carcerarie violavano la tutela dei diritti individuali, con conseguente diritto alla protezione sussidiaria.

4.2. Ha aggiunto che dal 2015 la legislazione del (OMISSIS) prevedeva come reato la circostanza di rendersi irreperibile all’autorità statuale e che non risultava che il reato fosse stato abolito. Assume che la situazione di non pericolosità del paese era stata statuita dalla Corte territoriale con riferimento a fonti ufficiali che contenevano, in realtà, informazioni diverse da quelle riportate nella sentenza impugnata: denuncia pertanto la lettura errata e poco approfondita di esse.

4.3. La censura manca del tutto di specificità in quanto omette di contrapporre alle informazioni riportate dalla Corte territoriale (che ha precisamente indicato le fonti di cui si è avvalsa) quelle alle quali il ricorrente ha affidato la mera enunciazione di una condizione interna del paese, diversa e più pericolosa di quella descritta: infatti, il ricorrente non ha richiamato fonti attendibili diverse tali da poter condurre ad una differente decisione (cfr., ex multis, Cass. 4037/2020; Cass. 22769/2020) dovendosi precisare che tale non può essere considerato – sulla base della condivisibile giurisprudenza di questa Corte (cfr. Cass. 10834/2020) – il sito “Viaggiare Sicuri” del Ministero degli esteri (richiamato dal ricorrente a pag. 8 del ricorso) che, per le preminenti finalità di assistenza al turismo che si prefigge, è stato ritenuto non idoneo (se non corroborato da altre pertinenti e recenti fonti informative) a fornire notizie pienamente adeguate e attendibili sulle effettive situazioni di criticità del tessuto sociale, politico ed economico dei territori considerati.

5. In conclusione, il ricorso è inammissibile.

6. Non sono dovute spese, atteso che la controversia è stata decisa in adunanza camerale, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

7. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

La Corte,

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello cui è tenuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 12 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 febbraio 2021

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