Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28381 del 19/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 28381 Anno 2013
Presidente: DI IASI CAMILLA
Relatore: IOFRIDA GIULIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore
p.t., domiciliata in Roma Via dei Portoghesi 12,
presso l’Avvocatura Generale dello Stato, che la
rappresenta e difende ex lege
– ricorrente contro

Associazione Sportiva Roma spa, in persona del
legale rappresentante p.t., elettivamente
domiciliata in Roma Via Alberto Caroncini 51,
presso lo Studio Legale Associato Simonetti,
Persico Scivoletto, e rappresentata e difesa
dall’Avv.to Giuseppe Persico, in forza di procura
speciale a margine del controricorso
– controricorrente –

avverso

la

Commissione

sentenza
Tributaria

n.

10S/14/2008

Regionale

del

della
Lazio,

depositata il 6/05/2008;
udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 1 ° /10/2013 dal Consigliere
Dott. Giulia Iofrida;
uditi l’Avvocato dello Stato, Daniela Giacobbe, per
parte ricorrente, e l’Avv.to Giuseppe Persico, per

Data pubblicazione: 19/12/2013

parte controricorrente;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
generale Dott. Immacolata Zeno, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.
Svolgimento del processo
Con

sentenza

n.

105/14/2008

depositata in data 6/05/2008,

del

29/04/2008,

la Commissione

Tributaria Regionale del Lazio, Sez. 14,

l’appello proposto, in data 30/01/2008,
dall’Agenzia delle Entrate Ufficio Roma 5, avverso
la decisione n. 430/20/2006 della Commissione
Tributaria Provinciale di Roma, che aveva accolto
il ricorso proposto dall’Associazione Sportiva Roma
spa contro una cartella esattoriale, notificata nel
marzo 2006, con la quale, previa iscrizione a
ruolo, era stato richiesto, stante l’omesso
versamento della seconda rata dovuta, a seguito di
presentazione, da parte della società, di
un’istanza di definizione agevolata di alcuni
processi verbali di constatazione,
dell’art.15 comma 4 1.289/2002,

ai sensi

con esercizio

dell’opzione per il versamento rateale, il
pagamento di una sanzione pari al 30% della rata di
condono non versata.
La C.T.P. di Roma aveva accolto il ricorso della
società contribuente, la quale aveva provveduto,
con ritardo, al versamento della seconda rata
dovuta, in seguito alla riapertura dei termini
disposta dall’art.2 comma 45 L.350/2003, ritenendo
che, alla luce della Circolare ministeriale n. 7/E
del 2004 e dell’art.10 dello Statuto del
Contribuente, 1.212/2000, la suddetta disposizione
avesse esteso la portata applicativa dell’art.9 bis
della 1.289/2002 a tutti gli omessi e ritardati

2

respingeva, con compensazione delle spese di lite,

versamenti di ritenute alla fonte ed imposte
commessi fino al 1 0 /01/2004, compresi quelli
relativi alle rate di condono.
La Commissione Tributaria Regionale respingeva il
gravame dell’Agenzia delle Entrate (fondato
sull’eccepita inapplicabilità dell’art.9 bis della
legge 289/2002, norma che presuppone la tardività
dei versamenti dovuti a seguito della presentazione

lato, riteneva che la posizione debitoria della
contribuente fosse stata sanata per effetto
dell’entrata in vigore del comma 45 dell’art.2
della legge n. 350/2003, che aveva

“esteso

l’applicazione dell’art.9 bis della legge 289/2002
a tutte le violazioni relative agli omessi e
ritardati versamenti di ritenute alla fonte e di
imposte, commesse fino alla data del primo gennaio
2004”,

e, dall’altro lato, riteneva che potesse

applicarsi alla fattispecie

“l’ultimo comma della

1.212/00”.
Avverso tale sentenza ha promosso ricorso per
cassazione l’Agenzia delle Entrate, deducendo tre
motivi, per violazione e/o falsa applicazione di
norme di diritto, ex art.360 n. 3 c.p.c. (Motivo 1,
in relazione agli artt. 15 e 9 bis 1.289/2002, 2
comma 45 della 1.350/2003, non rientrando la
fattispecie, di adesione del contribuente al
condono di cui all’art.15 1.289/2002 e di omesso
versamento di una delle rate in cui è stato
dilazionato il pagamento di quanto dovuto,
nell’ambito della proroga dei termini disposta
dall’art.2 comma 45 1.350/2003 per l’adesione al
condono di cui all’art.9 bis 1.289/2002,
riguardante gli omessi o ritardati versamenti delle
sole somme risultanti dalla dichiarazione; Motivo

della dichiarazione annuale), in quanto, da un

3,

in

relazione

all’art.10

1.212/2000,

non

ricorrendo nella fattispecie nessuna delle ipotesi
legittimanti la non applicazione delle sanzioni) e
n. 4 c.p.c. (Motivo 2, in relazione all’art. 36
comma l n. 4 d.lgs. 546/1992, stante la motivazione
apparente della sentenza nel punto relativo
all’applicabilità dell’art.10 1.212/2000).
Ha

resistito

la

società

contribuente

con

memoria, ai sensi dell’art.378 c.p.c..
Motivi della decisione
L’Agenzia delle Entrate ricorrente lamenta, con il
primo motivo, la violazione degli artt. 15 e 9 bis
1.289/2002, 2 comma 45 della 1.350/2003, assumendo
che, nell’impugnata sentenza, è stata ritenuta
ammissibile una definizione agevolata avente ad
oggetto la rata non versata di una precedente
istanza di definizione agevolata, presentata ai
sensi dell’art.15 della stessa legge, laddove la
fattispecie, di adesione del contribuente al
condono di cui all’art.15 1.289/2002 e di omesso
versamento di una delle rate in cui è stato
dilazionato il pagamento di quanto dovuto, non
rientra nell’ambito della proroga dei termini
disposta dall’art.2 comma 45 1.350/2003 per
l’adesione al condono di cui all’art.9 bis
1.289/2002, riguardante esclusivamente gli omessi o
ritardati versamenti delle sole somme risultanti
dalla dichiarazione
Il motivo è fondato.
La L. n. 289 del 2002, art. 9, bis introducendo una
forma di condono clemenziale, statuisce al comma l:
“Le sanzioni previste dal D.Lgs. 18 dicembre 1997,
n. 471, art. 13 non si applicano ai contribuenti e
ai sostituti d’imposta che alla data del 16 aprile

4

controricorso. Detta parte ha altresì depositato

2003 provvedono al pagamenti delle imposte o delle
ritenute risultanti dalle dichiarazioni annuali
presentate entro il 31 ottobre 2002, per le quali
il termine di versamento è scaduto anteriormente a
tale data, Il successivo comma 3 stabilisce: “Per
avvalersi delle disposizioni dei commi 1 e 2
(relativo alle ipotesi in cui le imposte o ritenute
sono state iscritte in ruoli già emessi,) i

dichiarazione integrativa.”
Tutti

i termini di cui

sopra sono stati

successivamente prorogati dalla L. n. 350 del 2003,
art. 2, comma 45 (“Le disposizioni dell’articolo 9bis, commi 1 e 2, della legge 27 dicembre 2002,
n. 289, si applicano al pagamenti delle imposte e
delle ritenute dovute alla data di entrata in
vigore della presente legge, ed il relativo
versamento é effettuato entro il 16 aprile
2004, ovvero, per i ruoli emessi, alla scadenza
prevista per legge.”).
Recita poi l’art.15 1.289/2002: “/.

Gli avvisi di

accertamento per i quali alla data di entrata in
vigore della presente legge non sono ancora spirati
i termini per la proposizione del ricorso, gli
inviti al contraddittorio di cui agli articoli 5 e
articoli 11 del decreto legislativo 19 giugno 1997,
n. 218, per i quali, alla data di entrata in vigore
della presente legge, non è ancora intervenuta la
definizione, nonché i processi verbali di
constatazione relativamente ai quali, alla data di
entrata in vigore della presente legge, non è stato
notificato avviso di accertamento ovvero ricevuto
invito al contraddittorio, possono essere definiti
secondo le modalità previste dal presente articolo,
senza applicazione di interessi, indennità di mora

5

soggetti interessati sono tenuti a presentare una

e sanzioni salvo quanto previsto dal comma 4,
lettera b-bis). La definizione non è ammessa per i
soggetti nei cui confronti è stata esercitata
l’azione penale per i reati previsti dal decreto
legislativo 10 marzo 2000, n. 74, di cui il
contribuente ha avuto formale conoscenza entro la
data di perfezionamento della definizione (3) … 5.1
pagamenti delle somme dovute ai sensi del presente

secondo le ordinarie modalità previste per il
versamento diretto dei relativi tributi, esclusa in
ogni caso la compensazione prevista dall’articolo
17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e
successive modificazioni. Qualora gli importi da
versare complessivamente per la definizione
eccedano, per le persone fisiche, la somma di 3.000
euro e, per gli altri soggetti, la somma di 6.000
euro, gli importi eccedenti possono essere versati
in due rate, di pari importo, entro il 30 novembre
2003 ed il 20 giugno 2004, maggiorati degli
interessi legali a decorrere dal 17 aprile 2003.
L’omesso versamento delle predette eccedenze entro
le date indicate non determina l’inefficacia della
definizione; per il recupero delle somme non
corrisposte a tali scadenze si applicano le
disposizioni dell’articolo 14 del decreto del
Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.
602, e successive modificazioni, e sono altresì
dovuti una sanzione amministrativa pari al 30 per
cento delle somme non versate, ridotta alla metà in
caso di versamento eseguito entro i trenta giorni
successivi alla scadenza medesima, e gli interessi
legali. Entro dieci giorni dal versamento
dell’intero importo o di quello della prima rata il
contribuente fa pervenire all’ufficio competente la

6

articolo sono effettuati entro 16 aprile 2003,

quietanza dell’avvenuto pagamento unitamente ad un
prospetto esplicativo delle modalità di calcolo
seguite”.
Se questo è il quadro normativo applicabile, già
questa Corte ha affermato (cfr. Cass.22065/2011)
che la portata della sanatoria introdotta dall’art.
9 bis citato ha un ambito ben definito dal
legislatore (concernendo la definizione agevolata
“delle imposte e delle ritenute

risultanti dalle dichiarazioni annuali”)

e non può

estendersi fino a ricomprendervi atti totalmente
diversi, quale la domanda integrativa già proposta,
nel caso esaminato in detta pronuncia, ai sensi del
comma 3 della medesima norma, e dunque non può
avere ad oggetto le rate di una precedente istanza
di definizione, sia pure presentata ai sensi della
medesima norma, rimaste insolute.
La definizione di cui all’art. 9 bis, riguarda gli
omessi e tardivi versamenti dei tributi risultanti
dalle dichiarazioni annuali presentate entro il
31/10/2002, quella di cui all’art. 15 riguarda
invece gli atti di accertamento, gli inviti al
contraddittorio ed i processi verbali di
constatazione.
Ciascuna ipotesi è ricollegata a differenti
presupposti ed ha una distinta disciplina in ordine
sia all’ammontare delle somme dovute, sia ai
termini entro i quali provvedere ai relativi
pagamenti, per come distintamente disciplinati
anche dal D.M. 8 aprile 2004 (cfr. Cass.
23874/2012).
La L. n. 350 del 2003, art. 2, comma 45, riguarda
espressamente le sole disposizioni della L. n. 289
del 2002, art. 9 bis, commi 1 e 2, e ne consegue
che la disciplina dettata per le varie fattispecie

dei pagamenti

non è sovrapponibile ed il versamento delle somme
dovute ai sensi dell’art. 15 cit. non può essere
operato nei termini di cui all’art. 9 bis.
Con gli ulteriori motivi viene censurato, in
relazione sia all’art.360 n. 3 (Motivo 3) sia
all’art.360 n. 4 (Motivo 2) c.p.c., il richiamo,
operato in sentenza, all’ultimo comma dell’art.10
1.212/2000 (disposizione questa riprodotta
“Le sanzioni non sono

comunque irrogate quando la violazione dipende da
obiettive condizioni di incertezza sulla portata

e

sull’ambito di applicazione della norma tributaria
o quando si traduce in una mera violazione formale
senza alcun debito di imposta. Le violazioni di
disposizioni di rilievo esclusivamente tributario
non possono essere causa di nullità del
contratto”),

non avendo i giudici tributari

correttamente motivato sulle ragioni della ritenuta
applicabilità di tale disposizione (riguardante
plurime fattispecie) alla controversia.
Il terzo motivo del ricorso merita accoglimento,
mentre il secondo motivo va respinto.
Ricorre invero il vizio invocato di violazione di
legge, in relazione all’art.10 dello Statuto del
Contribuente, 1.212/2000, in tema di sanzioni per
violazione delle norme tributarie, occorrendo, per
l’operatività di tale disposizione, l’accertamento,
ad opera del giudice di merito, in forza di una
domanda dal contribuente, di una effettiva
situazione

di

nell’interpretazione

oggettiva

incertezza

normativa.

Per

la

giurisprudenza di questa Corte, l’incertezza
normativa oggettiva, che costituisce causa di
esenzione del contribuente dalla responsabilità
amministrativa tributaria, alla stregua della L. n.
4

8

testualmente in sentenza:

212 del 2000, art. 10, comma 3, postula una
condizione d’inevitabile incertezza sul contenuto,
sull’oggetto e sui destinatari della norma
tributaria, ovverosia l’insicurezza ed equivocità
del risultato conseguito attraverso il procedimento
d’interpretazione normativa (Cass. n. 24670/07), .e
deve ritenersi sussistente quando la disciplina
normativa, della cui applicazione si tratta, si

coordinamento appaia concettualmente difficoltoso
per l’equivocità del loro contenuto, derivante da
elementi positivi di confusione, gravando sul
contribuente l’onere di allegare la ricorrenza di
siffatti elementi di confusione (Cass. n.22890/06 e
n.22252/11; Cass. n. 4522/2013). Questa Corte ha
quindi affermato che, quando il giudice di merito
abbia omesso qualsiasi motivazione per giustificare
la sua decisione di accertamento dell’incertezza
normativa oggettiva, la denuncia della violazione
delle norme regolative del fenomeno
sufficientemente e fondatamente esposta con
l’indicazione della norma di diritto lesa (Cass.
19638/2009).
Nella specie, la fondatezza della censura, relativa
all’incertezza normativa oggettiva, risulta dalla
totale mancanza, nella decisione impugnata,
dell’indicazione, dell’accertamento e della
valutazione di qualsiasi fatto indice.
Il secondo motivo, laddove si invoca la nullità
della sentenza per apparente motivazione, è invece
infondato,

il

ricorrendo

vizio

di

omessa

motivazione, nella duplice manifestazione di
difetto assoluto o di motivazione apparente,
comportante violazione dell’art.132 c.p.c. e
nullità, ex art.360 n. 4 c.p.c. della sentenza,

9

articoli in una pluralità di prescrizioni, il cui

soltanto

quando

il

giudice

di

merito

apoditticamente neghi che sia stata data la prova
di un fatto ovvero, al contrario, affermi che tale
prova sia stata fornita, omettendo un qualsiasi
riferimento sia al mezzo di prova che ha avuto a
specifico oggetto la circostanza in questione, sia
al relativo risultato (Cass. 871/2009).
L’omissione, invece, costituente vizio di

c.p.c., è configurabile nell’ipotesi in cui il
giudice abbia serbato il silenzio su una o alcune
delle questioni sottoposte al suo esame nell’ambito
di una domanda o di una eccezione (come, nella
specie, la specificazione delle situazioni di
oggettiva incertezza ritenute sussistenti, ai sensi
del richiamato ultimo comma dell’art.10
1.212/2000).
In definitiva, va accolto il ricorso dell’agenzia
delle Entrate, limitatamente al primo ed al terzo
motivo, con conseguente cassazione della sentenza
impugnata, e, non essendo necessari ulteriori
accertamenti in fatto, va disposto il rigetto del
ricorso introduttivo della contribuente.
Le spese processuali del giudizio di merito vanno
integralmente compensate tra le parti (considerata
la relativa novità delle questioni giuridiche
trattate). Le spese processuali del presente
giudizio di legittimità, liquidate come in
dispositivo, in conformità del D.M. 140/2012,
attuativo della prescrizione contenuta nell’art.9,
coma 2 ° , d.l. 1/2012, convertito dalla 1. 271/2012
(Cass.S.U. 17405/2012), seguono invece la
soccombenza.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, quanto al primo ed al

10

motivazione, censurabile ai sensi dell’art.360 n. 5

,

terzo motivo,

respinto il secondo,

cassa la

sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta

il

ricorso introduttivo della contribuente;

dichiara integralmente compensate tra le parti le
spese del giudizio di merito; condanna la parte
controricorrente al rimborso delle spese
processuali del presente giudizio di legittimità,
liquidate in complessivi E 9.000,00, a titolo di

Deciso in Roma, nella camera di consiglio della
Quinta sezione civile, il 1 0 /10/2013.
Il Presiden

compensi, oltre eventuali spese prenotate a debito.

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