Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28368 del 19/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 28368 Anno 2013
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: CIGNA MARIO

Data pubblicazione: 19/12/2013

SENTENZA
sul ricorso 4362-2007 proposto da:
COELI GAETANO, elettivamente domiciliato in ROMA VIA
DEI MONTI PARIOLI 48, presso lo studio dell’avvocato
MARINI GIUSEPPE, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato TOSI LORIS giusta delega a
margine;
– ricorrente contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
;‘).

- controri corrente

avverso la sentenza n. 74/2005 della COMM.TRIB.REG. di
VENEZIA, depositata il 15/12/2005;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 27/06/2013 dal Consigliere Dott. MARIO

udito per il controricorrente l’Avvocato CAMASSA che si
riporta al controricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. FEDERICO SORRENTINO che ha concluso per
il rigetto del ricorso.

CIGNA;

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con ricorso notificato il 23 luglio 2004 il contribuente Coeli Gaetano impugnava dinanzi alla CTP di
Venezia l’avviso, notificato il 7-11-2002, con il quale l’Agenzia delle Entrate di San Donà di Piave aveva
accertato ex art. 38 dpr 600/73, per l’anno di imposta 1997, un maggior reddito ai fini IRPEF ed ILOR.
L’adita CTP dichiarava inammissibile il ricorso in quanto proposto fuori termine.

particolare la CTR rilevava che, trattandosi di definibilità di lite potenziale di cui all’art. 15 L.
289/2002, l’impugnazione doveva essere presentata, in virtù dell’art. 34 di. 269/2003, entro il
termine perentorio del 19 aprile 2004; ed invero il predetto art. 34, nel prorogare ulteriormente i
termini in materia di definizioni agevolate, stabiliva che per i contribuenti che non provvedevano ad
effettuare, entro la data dallo stesso articolo indicata, versamenti utili per la definizione di cui all’art.
15 L 289/2002, il termine per la proposizione del ricorso avverso atti dell’amministrazione
finanziaria, cui al comma 8 dello stesso art. 15, era fissato al 18-3-2004 (termine poi prorogato al 19
aprile 2004 dalla L 47/2004, di conversione del detto di.).
Avverso detta sentenza proponeva ricorso per Cassazione il contribuente, affidato a 5 motivi; resisteva
l’Agenzia con controricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con il primo motivo di ricorso il contribuente, deducendo -ex art. 360 n. 3 cpc- violazione e falsa
applicazione dell’art. 1, comma 2 sexies, D.L. 143 del 24-6-2003, sosteneva che erroneamente la CTR
aveva ritenuto “perentorio” il termine di cui alla detta disposizione (come modificato dall’art. 34 del
D.L. 269/2003), non espressamente previsto come tale dalla legge.
Il motivo è infondato.
Le su indicate disposizioni di legge, invero, si sono limitate a prorogare (dapprima al 18-3-2004 e poi
al 19 aprile 2004) il termine per la proposizione del ricorso avverso atti dell’Amministrazione
Finanziaria; termine per sua natura perentorio, configurando il limite temporale entro il quale il
contribuente può esercitare il potere di sottoporre a controllo giudiziale il provvedimento impositivo
(v. Cass. 11222/2002).
Con il secondo motivo di ricorso il contribuente, deducendo -ex art. 360 n. 3 cpc- violazione e falsa
applicazione dell’art. 1, comma 2 sexies, D.L. 143 del 24-6-2003 (e successive modifiche), 21 d.lgs
546/92, 6 e 12 d.lgs 218/1997, sosteneva che nella fattispecie, anche a volere considerare perentorio

*

il detto termine, non poteva trovare applicazione l’art. 1, comma 2 sexies, D.L. 143 del 24-6-2003 (e
successive modifiche), in quanto il contribuente, a seguito della notifica dell’avviso di accertament

Con sentenza depositata il 15-12-2005 la CTR Veneto rigettava l’appello del contribuente; in

SENTE DA ‘
Al SENS!
N. 13:

aveva presentato richiesta di accertamento con adesione ex art. 12 L 218/97 (avviso di accertamento
notificato il 7-11-2002; istanza di accertamento con adesione presentata il 31-12-2002), sicchè doveva
tenersi conto sia della sospensione prevista per impugnare l’avviso sia di quella prevista per formulare
istanza di accertamento con adesione.
Il motivo è infondato.
Non v’è, invero, ragione per discostarsi dal principio espresso da questa Corte, secondo cui “la

comma secondo, del d.lgs. 19 giugno 1997, n. 218, per consentire al contribuente di formulare istanza
di accertamento con adesione, e la sospensione sino al 19 aprile 2004 del termine per impugnare
l’avviso di accertamento prevista dall’art. 15, comma ottavo, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, al
fine della definizione agevolata delle controversie, non si cumulano tra loro, avendo scopi e finalità
diversi. Ne consegue che, ove il contribuente abbia formulato istanza di accertamento con adesione
relativamente ad un avviso di accertamento rientrante nel campo d’applicazione di ambedue le norme
sopra ricordate, e tale accertamento non si perfezioni, il termine per l’impugnazione dell’avviso resta
sospeso sino al 60° giorno successivo 19 aprile 2004, secondo la previsione dell’art. 15, comma ottavo,
d.lgs. citato, dovendosi escludere che le sospensioni previste dalle due norme si cumulino tra loro”
(Cass. 23576/2012).
L’infondatezza dei detti motivi (con conseguente conferma della dichiarata inammissibilità del
ricorso) comporta l’assorbimento degli altri, concernenti il merito dell’accertamento.
In conclusione, pertanto, il ricorso va rigettato.
Le spese di lite relative al presente giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo, seguono la
soccombenza.
P. Q. M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite relative al presente
giudizio di legittimità, liquidate in complessivi euro 2.500,00, oltre spese prenotate a debito.
Così deciso in Roma in data 27-6-2013 nella Camera di Consiglio della quinta sez. civile.

sospensione di 90 giorni del termine per impugnare l’avviso di accertamento, prevista dall’art. 6,

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