Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28365 del 19/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 28365 Anno 2013
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: IOFRIDA GIULIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Centro Italiano Mobili srl, in persona del legale
rappresentante p.t., elettivamente domiciliata in
Roma Via Crescenzio 19, presso lo studio
dell’Avvocato Giuseppe Torre, e rappresentato e
difeso dall’Avv.to Pietro Sorbo, in forza di
procura speciale in calce al ricorso
– ricorrente contro

Ministero delle Finanze-Direzione Generale delle
Entrate
intimato

avverso la sentenza n. 13/18/2006 della Commissione
Tributaria regionale della Campania, depositata
1’8/02/2006;
udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 23/05/2013 dal Consigliere
Dott. Giulia Iofrida;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
generale Dott. Federico Sorrentinb, che ha concluso
per il rigetto del ricorso.
Svolgimento del processo
Con

sentenza

n.

13/18/2006

del

7/02/2006,

Data pubblicazione: 19/12/2013

depositata in data 8/02/2006,

la Commissione

Tributaria Regionale della Campania Sez.

18 ‘

accoglieva, con compensazione delle spese di lite,
l’appello proposto, in data 12/11/2002,
dall’Agenzia delle Entrate Ufficio di Caserta,
avverso la decisione n. 598/14/2001 della
Commissione Tributaria Provinciale di Caserta, che

Centro Italiano Mobili srl, contro un avviso di
accertamento, notificato nel giugno 1999, relativo
ad IRPEG ed ILOR dovute per l’anno d’imposta 1996,
per omessa registrazione di alcune operazioni
attive, appurate secondo il metodo induttivo di cui
all’art. 39 comma l lett.d) DPR 600/1973.
La

C.T.P.

aveva

accolto

il

ricorso

della

contribuente, solo parzialmente, riconoscendo un
maggior reddito d’impresa per £ 10.000.000.
La Commissione Tributaria Regionale accoglieva il
gravame dell’Agenzia delle Entrate, in quanto
riteneva legittimo

“l’accertamento analitico ai

sensi dell’art.39, comma 1, lett.d)
600/1973”,

del DPR

essendo state riscontrate irregolarità

dal controllo della contabilità della società
contribuente, quali la

“non corrispondenza tra

rimanenze finali del precedente esercizio e
rimanenze iniziali dell’esercizio successivo” (i
cui effetti si riverberavano su tutti gli anni
d’imposta oggetto di verifica, comportando la
variazione del reddito d’impresa), cosicché “era il
contribuente a dovere giustificare in qualche modo
l’irregolarità

stessa”,

mentre

alcuna

prova

contraria era stata offerta, in particolare, in
ordine

alla

“mancata

contabilizzazione delle

fatture di acquisto dalla società OMAR FLEX RETE”.
Avverso tale sentenza ha promosso ricorso per

aveva accolto, solo parzialmente, il ricorso della

cassazione la società Centro Italiano Mobili,
deducendo due motivi, per violazione e/o falsa
applicazione di norme di diritto, ai sensi
dell’art.360 n. 3 c.p.c. (Motivo 1, in relazione
all’art.39 comma l lett.d) DPR 600/1973 ed
all’art.2729 c.c., per avere i giudici tributari
ritenuto legittimo l’accertamento induttivo pur in
assenza di elementi presuntivi gravi, precisi e

alcuna spiegazione logica”

alla

“senza

“rideterminazione

dei ricavi rettificando in meno il valore delle
rimanenze finali”

ed avendo lo stesso

“applicato

una fantasiosa percentuale di ricarico (45%) al
costo del venduto ricavata dal confronto tra i
prezzi di acquisto di solo alcuni prodotti ed i
prezzi dei cartellini esposti” ;

Motivo 2, in

relazione all’art.1 d.lgs. 546/1992, 5 c.p.c. e 118
disp.att.c.p.c., avendo fatto riferimento ad una
inesistente irregolarità, che neppure trovava
riscontro nell’avviso di accertamento, vale a dire
la non corrispondenza tra rimanenze finali del
precedente esercizio e rimanenze iniziali
dell’esercizio successivo, laddove l’Ufficio aveva
rettificato il valore delle rimanenze dichiarato
“sul presupposto, del tutto infondato, che 11
magazzino della ricorrente era sovrastimato, allo
scopo di nascondere le vendite e per di più
riferito nemmeno all’intero anno”),

oltre che vizio

di carente ed insufficiente motivazione su punto
decisivo della controversia, ai sensi dell’art.360
n. 5 c.p.c.(in relazione ai punti già oggetto delle
contestazioni per vizi di violazione e/o falsa
applicazione di norme di diritto).
L’intimato non si è costituito con controricorso.
Motivi della decisione

3

concordanti, avendo l’Ufficio proceduto

Il ricorso è infondato.
Il primo motivo è inammissibile per difetto di
autosufficienza.
già

Come

affermato da questa Corte

15867/2004; Cass.13007/2007):

(Cass.

“In base al principio

di autosufficienza del ricorso per cassazione,
sancito dall’art. 366 cod. proc. civ., qualora il
ricorrente censuri la sentenza di una commissione

congruità del giudizio espresso in ordine alla
motivazione di un avviso di accertamento – il quale
non è atto processuale, bensì amministrativo, la
cui motivazione, comprensiva del presupposti di
fatto

e

delle

ragioni

giuridiche

che

lo

giustificano, costituisce imprescindibile requisito
di legittimità dell’atto stesso -, è necessario, a
pena di inammissibilità, che il ricorso riporti
testualmente i passi della motivazione di detto
atto che si assumono erroneamente interpretati o
pretermessi dal giudice di merito, al fine di
consentire alla Corte di cassazione di esprimere il
suo

giudizio

sulla

suddetta

congruità

esclusivamente in base al ricorso medesimo”.
Ora, nel ricorso, la contribuente riferisce di una
divergenza tra gli elementi in fatto valutati dai
giudici tributari,

“la non corrispondenza tra

rimanenze finali del precedente esercizio e
rimanenze iniziali dell’esercizio successivo”,
il

contenuto dell’accertamento,

tuttavia

ed
non

ritrascritto in ricorso, ai fini del necessario
vaglio da parte di questa Corte.
Il secondo motivo è del pari inammissibile, anche
perché, attraverso un vizio di violazione di norme
di diritto, si contestano gli accertamenti in fatto
compiuti dal giudice di merito, appuntandosi la

tributaria regionale sotto il profilo della

contestazione esclusivamente sui modi con i quali
il giudice di merito ha proceduto alla valutazione
del fatto e delle prove.
I motivi implicanti vizi motivazionali sono

poi

infondati.
Il motivo di ricorso per cassazione, con il quale
la sentenza impugnata venga censurata per vizio
della motivazione, non può essere inteso a far

valere la rispondenza della ricostruzione dei fatti
operata dal giudice del merito al diverso
convincimento soggettivo della parte e, in
particolare, non si può proporre con esso un
preteso migliore e più appagante coordinamento dei
molteplici dati acquisiti, atteso che tali aspetti
del giudizio, interni all’ambito della
discrezionalità di valutazione degli elementi di
prova e dell’apprezzamento dei fatti, attengono al
libero convincimento del giudice e non ai possibili
vizi del percorso formativo di tale convincimento
rilevanti ai sensi della disposizione di cui
all’art. 360, comma primo, n. 5), cod. proc. civ.;
in caso contrario, questo motivo di ricorso si
risolverebbe in una inammissibile istanza di
revisione delle valutazioni e dei convincimenti del
giudice di merito, e, perciò, in una richiesta
diretta all’ottenimento di una nuova pronuncia sul
fatto, sicuramente estranea alla natura e alle
finalità del giudizio di cassazione (Cass.
:I 1;‘ CAPICELLLnin
DEPOS:\

9233/2006) .

La Corte rigetta il ricorso.

i 3 Bi.0 2013

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso.
Deciso in Roma, nella camera di consiglio della

,

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