Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28363 del 19/12/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. 5 Num. 28363 Anno 2013
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: GRECO ANTONIO

rvp.
accertamento
– avviso

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE,

in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato,
presso la quale è domiciliata in Roma in via dei Portoghesi n.
12;
– ricor:rente contro
EALL1MENTO UVAB srl,

in persona del curatore, rappresentata e

difesa dall’avv. Vittorio Tarsia ed elettivamente domiciliata in
Roma presso lo studio legale Mànzari alla via S. Nemesio n. 6;
– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale
della Puglia n. 32/3/09, depositata il 17 marzo 2009;
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 22 maggio 2013 dal Relatore Cons. Antonio Greco;
udita l’avvocato dello Stato Maria Pia Camassa per la
ricorrente;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. Vincenzo Gambardella, che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

Data pubblicazione: 19/12/2013

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione,
affidato a due motivi, nei confronti della sentenza della
Commissione tributaria regionale della Puglia che, rigettandone
l’appello, ha confermato l’annullamento dell’avviso di rettifica
della dichiarazione IVA per l’anno 1994 della srl UVAB in
liquidazione, ritenendo l’atto “sprovvisto di idonea e congrua
motivazione” per il diverso ammontare dell’imposta indicato
constatazione, ed avendo considerato inerenti i costi per
acquisto di attrezzature per negozi non riconosciuti
dall’ufficio.
La società contribuente resiste con controricorso.
MOTIVI DEMIALDECISIONE
Con il primo motivo l’amministrazione, denunciando
“insufficiente e illogica motivazione della sentenza circa un
punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360, n.
5, c.p.c.”, sostiene l’assoluta insufficienza di una decisione
che pone nel nulla un atto impositivo ritenendolo immotivato in
ragione del minimo diverso importo (lire 35.209.000 contro lire
36.063.668), peraltro più favorevole al contribuente, contenuto
nell’atto medesimo rispetto a quello accertato dalla Guardia di
finanza.
Con il secondo motivo la ricorrente assume sarebbe stato
violato l’art. 54, secondo comma, primo periodo del d.P.R. n. 633
del 1972, nel ritenere si fosse in presenza di un accertamento
induttivo, e quindi basato su presunzioni, e non invece su una
rettifica fondata sulla indeducibilità dei costi non inerenti
all’esercizio dell’impresa.
Il primo motivo è fondato, in quanto è illogico e incongruo
affermare, come si legge nella sentenza impugnata, essere
“sprovvisto di idonea e congrua motivazione” l’avviso di
accertamento che determini l’ammontare dell’imposta indebitamente
detratta in un importo, più basso, del medesimo ordine di
grandezza (lire 35.209.000 contro lire 36.063.668) di quanto
indicato nel verbale di constatazione, essendo la differenza tra
le due somme pari, all’incirca, al 2,37% della seconda,

nell’avviso rispetto a quello riportato nel verbale di

ascrivibile ad un nuovo, più accurato conteggio o, al più, ad un
errore dell’ufficio.
E’ del pari fondato il secondo motivo, in quanto la
ritenuta indeducibilità dei costi – relativi ad attrezzature e
forniture per l’allestimento del Centro commerciale Mediterraneo
in via Papalia in Bari -, perché non inerenti all’esercizio
dell’impresa della contribuente, trova il suo fondamento, come si
evince dalla stessa sentenza impugnata, non in “presunzioni
prescritti dall’art. 54 del dPR 633/72”, ma nel fatto riscontrato perciò a lume di quanto disposto al primo periodo, e
non al successivo periodo, del secondo comma dell’art. 54 del
d.P.R. n. 633 del 1972 – che la società contribuente “non
disponeva di propri punti vendita”, e che quindi le dette
attrezzature erano estranee all’attività da essa svolta
(nell’atto di appello dall’ufficio, puntualmente trascritto

in

parte qua nello svolgimento del processo, si legge che “la
circostanza che la società abbia posto in essere con” il titolare
del Centro commerciale Mediterraneo “un contratto di locazione
attrezzature, nella denegata ipotesi che lo stesso possa avere
una valenza probatoria non è opponibile in quanto privo di data
certa come anche rilevato dai militari della G.d.F.”).
Il ricorso va pertanto accolto, la sentenza impugnata va
cassata e la causa rinviata, anche per le spese, ad altra sezione
della Commissione tributaria regionale della Puglia.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e
rinvia, anche per le spese, ad altra sezione della Commissione
tributaria regionale della Puglia.
Così deciso in Roma il 22 maggio 2013.

sprovviste dei caratteri della gravità, precisione e concordanza

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA