Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28343 del 18/12/2013


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Civile Sent. Sez. 2 Num. 28343 Anno 2013
Presidente: MIGLIUCCI EMILIO
Relatore: SAN GIORGIO MARIA ROSARIA

SENTENZA

sul ricorso 25052-2007 proposto da:
MILANA

ENRICO

MLNNRC35T17G022A,

elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA STAMIRA 53, presso lo studio
dell’avvocato CIANCA ORIANA, che lo rappresenta e
difende;
– ricorrente A

2013
1856

contro

DE BIANCHI VENIERO DBNVNR22S24G022A, elettivamente
domiciliato in ROMA, P.ZZA CAVOUR presso la CORTE di
CASSAZIONE rappresentato e difeso dagli avvocati COLA
PATRIZIA, PIZZUTI MASSIMO;

Data pubblicazione: 18/12/2013

- controrícorrente avverso la sentenza n.

284/2006

del TRIBUNALE DI

TIVOLI sezione distaccata di PALESTRINA, depositata
il 05/10/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica
11/07/2013

dal Consigliere Dott. MARIA

ROSARIA SAN GIORGIO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PIERFELICE PRATIS che ha concluso per
il rigetto del ricorso.

udienza del

Ritenuto in fatto
1.Con atto di citazione in appello regolarmente notificato, Veniero De
Bianchi propose gravame avverso la sentenza con la quale il Giudice di
pace di Palestrina aveva accolto la domanda proposta da Enrico Milana e

per la fornitura di piantine di vite.
Assumeva l’appellante che il Giudice di pace aveva dato per ammesso che
la domanda fosse stata provata mentre il Milana non aveva mai provato di
aver concluso un contratto, sicchè il giudice avrebbe dovuto rigettare la
domanda in quanto sfornita di prova. L’appellante, pur non avendo mai
negato l’avvenuta cessione delle piante, non aveva mai ammesso la
controprestazione in danaro, asserendo essere stata concordata una
controprestazione in natura avente ad oggetto un consistente numero di
innesti di piante da parte del Bianchi. Difettava, secondo l’appellante,
il carattere di decisorietà del giuramento deferito, con conseguente
inammissibilità dello stesso, in quanto, per ciò che riguarda il primo
capitolo, l’acquisto della merce non era mai stato contestato e quindi
l’argomento non era decisivo. Il secondo capitolo non era poi, secondo il
De Bianchi, ammissibile perché egli mai avrebbe potuto ammettere di aver
corrisposto l’importo dedotto nella formula di giuramento essendo stato
lo stesso unilateralmente determinato dall’attore, e mai pattuito tra le
parti: l’unica pattuizione aveva, infatti, riguardato la
controprestazione in natura. Il terzo capitolo, infine, era inammissibile
in quanto implicava la valutazione di situazioni giuridiche.
2.Con sentenza depositata il 1 dicembre 2006, il giudice unico del

condannato lo stesso De Bianchi al pagamento della somma di euro 1600,14

Tribunale di Tivoli, sez. dist. di Palestrina, accolse il gravame.
Premesso che il De Bianchi nel giudizio di primo grado aveva eccepito la
prescrizione presuntiva mentre l’argomento difensivo secondo il quale il
prezzo era stato saldato con una controprestazione di fare risultava

appello ritenne fondate le censure sollevate in ordine alla
inammissibilità del giuramento deferito al convenuto dall’attore sia
nella originaria formulazione del Milana sia in quella risultante dalla
sostituzione operata – illegittimamente, ad avviso del giudice di secondo
grado – dal Giudice di pace.
I primi due capitoli erano inammissibili perché richiamavano scritti
mai depositati, ed il primo anche perchè la circostanza dell’acquisto era
pacifica sicchè sul punto il giuramento non era decisivo. Il terzo
capitolo era del pari inammissibile riproducendo una tesi del deferente
il giuramento e non quella del convenuto.
Il Giudice di pace aveva poi riformulato i capitoli modificandoli in modo
sostanziale e addirittura introducendo argomenti nuovi. In particolare
nel secondo capitolo egli aveva ridotto il prezzo indicato dall’attore in
lire 4.112.500 in lire 3.290.000, ed il terzo risultava addirittura
antitetico rispetto a quello originariamente formulato.
Andava, pertanto, dichiarato inammissibile nel suo complesso il
giuramento deferito all’attore e, in difetto di prova idonea a scalfire
l’eccezione di prescrizione sollevata, rigettata la domanda.
3.Per la cassazione dio tale sentenza ricorre il Milana sulla base di due
motivi. Resiste con controricorso il De Bianchi.

introdotto solo nella memoria conclusiva del primo grado, il giudice di

Considerato in diritto
1.Con il primo motivo di ricorso si denuncia la omessa, insufficiente o
contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia
riguardante l’apprezzamento espresso dal giudice di secondo grado in

documenti mai depositati secondo il giudice di appello sarebbero stati
in realtà depositati nel giudizio di primo grado, e comunque sarebbero
atti di cui parte avversa era a conoscenza e sui quali, dunque, avrebbe
potuto giurare. Sarebbe, inoltre, contraddittorio il percorso logico
seguito dallo stesso giudice, che aveva, dapprima, sostenuto la
inammissibilità dei capitoli formulati, e poi la avvenuta sanatoria con
l’intervento del giudice di primo grado, per riaffermare infine la
inammissibilità del riformato primo capitolo. Ed ancora, mancherebbero
le modifiche sostanziali ravvisate nella riformulazione dei capitoli
operata dal giudice di pace. In particolare, poi, quanto al secondo
capitolo, sarebbe priva di senso logico la motivazione della sentenza
impugnata nella parte relativa alla inammissibilità del giuramento per
essere stata indicata, nella riformulazione del capitolo, una somma
diversa da quella domandata nell’atto di citazione, laddove il dovuto
era stato fissato d’accordo tra le parti, sicchè la relativa questione
non era stata dedotta in appello, e comunque il contenuto del capitolo
era volto a provare il fatto dell’estinzione della obbligazione e non
il quantum, mai oggetto di contestazione.
La illustrazione del motivo si conclude con la indicazione, ai sensi
dell’art. 366-bis cod.proc.civ., applicabile, nella specie,

ratione

ordine all’inammissibilità del giuramento decisorio. Anzitutto,

temporis,

del fatto controverso sul quale la motivazione risulterebbe

omessa e contraddittoria, individuato dal ricorrente nella .
2. La censura non può trovare ingresso nel presente giudizio.
2.1. Secondo il consolidato orientamento di questa Corte, poiché, alla
stregua del citato art. 366-

bis

cod. proc. civ., nel caso di

provvedimento impugnato per omessa, insufficiente o contraddittoria
motivazione, l’illustrazione della censura deve contenere, a pena di
inammissibilità, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione
al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le
ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda
inidonea a giustificare la decisione, la relativa censura deve contenere
un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva
puntualmente i limiti, la cui funzione è volta alla immediata
rilevabilità del nesso eziologico tra la lacuna o incongruenza logica

l’inammissibilità di tutti i capitoli oggetto del giuramento decisorio de

denunciata ed il fatto ritenuto determinante, ove correttamente valutato,
ai fini della decisione favorevole al ricorrente(v.,

ex multis,

Cass.,

S.U., sent. n. 20603 del 2007, Sez. V., sent. n. 5858 del 2013).
2.2. Nella specie, come esattamente rilevato al riguardo nel

relazione al quale la motivazione della sentenza impugnata sarebbe
omessa, insufficiente o contraddittoria non è in realtà tale,
risolvendosi, piuttosto, in una generica critica all’operato del giudice.
3. – Con il secondo motivo si deduce la violazione o falsa applicazione
degli artt. 2736, 2739, 2955 e 2960 cod.civ. e 233, 236, 116
cod.proc.civ. Avrebbe errato il giudice di appello nell’affermare la
inammissibilità del primo capitolo del giuramento per essere pacifica la
circostanza che ne era oggetto, in spregio all’orientamento della
giurisprudenza di legittimità secondo il quale il giuramento decisorio
deve essere assunto anche se il fatto che ne costituisce il

thema

probandum risulti già accertato. Avrebbe ancora errato lo stesso giudice
nel valutare come sostanziali, e non meramente formali, le modifiche
apportate dal Giudice di pace alla formulazione dei capitoli articolati
dall’attuale ricorrente.
La illustrazione della doglianza si completa con la formulazione dei
seguenti quesiti di diritto:

; in

l’Ecc.ma Corte adita se, sulla base delle argomentazioni sopra svolte, il
giudice di primo grado, nell’esercizio della facoltà di modificare la
formulazione del capitoli del giuramento de ventate, ha apportato una
modifica sostanziale con violazione dell’art. 246 c.p.c. oppure si sia

legge e dalla giurisprudenza›; .
4. Anche tale seconda censura è inammissibile.
4.1. Questa Corte ha ripetutamente affermato che, ai sensi dell’art. 366bis cod. proc. civ., il quesito inerente ad una censura in diritto dovendo assolvere la funzione di integrare il punto di congiunzione tra
la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio
giuridico generale – non può essere meramente generico e teorico, ma deve
essere calato nella fattispecie concreta, per mettere la Corte in grado
di poter comprendere dalla sua sola lettura quale sia l’errore
asseritamente compito dal giudice di merito e la regola da applicare
secondo la prospettazione del ricorrente. Ne consegue che esso non può
consistere in una semplice richiesta di accoglimento del motivo ovvero
nel mero interpello della Corte in ordine alla fondatezza della
propugnata petizione di principio o della censura così come illustrata
nello svolgimento del motivo (v., tra le tante, Cass., sentt. n. 3530 del
2012; n. 8463 del 2009).

trattato di un legittimo esercizio della facoltà riconosciutagli dalla

4.2. Nella specie, i quesiti di diritto formulati risultano del tutto
privi sia di specifico riferimento alla fattispecie, sia della
enunciazione del principio di diritto che si chiede alla Corte di
affermare.

applicazione del principio della soccombenza, le spese del presente
giudizio, che si liquidano come da dispositivo, devono essere poste a
carico del ricorrente.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al
pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi
euro 1000,00, di cui euro 200,00 per esborsi, oltre agli accessori di
legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione
civile della Corte Suprema di Cassazione, 1’11 luglio 2013.

5. Conclusivamente, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. In

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