Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2834 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 15/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2834

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15358-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

R.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA A. CORSETO

29, presso lo studio dell’avvocato BARBARA CATALDI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONIO ASTUTO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 171/22/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA PUGLIA, depositata il 23/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 15/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ENZA

LA TORRE.

 

Fatto

RITENUTO

che:

L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Puglia, che in controversia su impugnazione da parte di R.G. di cartella di pagamento per maggiore Irpef per lavoro dipendente anno 2010, ha accolto parzialmente l’appello del contribuente.

A seguito delle dimissioni di R.G., ex dipendente ENEL, la società datrice di lavoro in base a verbale di accordo, si era obbligata a corrispondere la somma di Euro 70.000,00 oltre la ulteriore somma di Euro 70.000,00 a titolo di incentivo all’esodo e importo transattivo, con applicazione della ritenuta d’acconto provvisoria del 26,47%. Successivamente l’Ufficio iscriveva a ruolo la somma di Euro 4.444,54 per Irpef 2010, di cui Euro 3.205,21 per debito d’imposta e sanzioni, con cartella che il contribuente impugnava (ritenendo non imponibile la somma avente natura transattiva ex art. 6 TUIR, e lamentando l’errato calcolo dell’aliquota per le somme maturate dopo il 2010, essendo state erroneamente incluse le somme versate su fondo pensione non ancora riscosse).

La CTP rigettava il ricorso.

La CTR, premesso che le somme riconosciute dall’Enel quale risarcimento o indennizzo a titolo transattivo non sono imponibili ex art. 6 TUIR, comma 2, ha ritenuto fondate le doglianze dell’appellante nella parte in cui spettava all’Ufficio rideterminare l’aliquota media e l’imposta pretesa, tenendo conto dei redditi netti percepiti negli anni precedenti, mettendo in rilievo alcuni errori in cui era incorso l’Ufficio: errata applicazione delle aliquote nella misura del 26,47% e del 32,94%; inesatta ripartizione dell’importo di Euro 70.000,00 in due differenti periodi (2000 e 2001), poiché l’intero importo si riferisce solo al periodo 2000; errata mancata esclusione dalla rettifica delle somme destinate al fondo pensione ((OMISSIS)) riferito al maturato dal 2001, delle quali il contribuente non ha usufruito; determina conclusivamente l’esatta rettifica nella misura di Euro 2.427,65, annullando conseguentemente in parte la cartella impugnata, anche in relazione alle sanzioni. Il contribuente si costituisce con controricorso e deposita successiva memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Va preliminarmente disattesa l’eccezione di tardività del ricorso per cassazione, preso atto della data di consegna all’Ufficio postale del ricorso per cassazione in data (OMISSIS), il sessantesimo giorno dalla data di notifica della sentenza e quindi tempestivamente, non avendo rilievo che la presa in carico della raccomandata – atto interno dell’ufficio postale – sia avvenuta il giorno successivo.

2. Col primo motivo si deduce, ex art. 360 c.p.c., n. 4, nullità della sentenza per motivazione perplessa e contraddittoria, avendo prima affermato che i redditi non sono imponibili e poi ritenuto che l’ammontare dell’imposta è stata quantificata in eccesso, con conseguente riduzione del quantum.

Il motivo è infondato.

2.1. Va premesso che la motivazione della sentenza è nulla quando la sua motivazione è al di sotto del “minimo costituzionale” richiesto dall’art. 111 Cost., comma 6, individuabile nelle ipotesi – che si convertono in violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e danno luogo a nullità della sentenza – di “mancanza della motivazione quale requisito essenziale del provvedimento giurisdizionale”, di “motivazione apparente”, di “manifesta ed irriducibile contraddittorietà” e di “motivazione perplessa od incomprensibile”, al di fuori delle quali il vizio di motivazione può essere dedotto solo per omesso esame di un “fatto storico”, che abbia formato oggetto di discussione e che appaia “decisivo” ai fini di una diversa soluzione della controversia (Cass. n. 23940 del 2017); ovvero qualora manchi del tutto la motivazione, con conseguente nullità della sentenza ex art. 360 c.p.c., n. 4, allorché vi sia un contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili, che rendono incomprensibili le ragioni poste a base della decisione (Cass. n. 26764 del 2019; Cass. n. 16611 del 2018).

2.2. Tali carenze non sussistono nella sentenza impugnata, posto che la CTR ha inteso affermare la non imponibilità ex art. 6 TUIR, solo per le somme riconosciute dall’ENEL quale indennizzo o risarcitorie e non anche per l’intera somma di cui alla cartella impugnata. La CTR ha pertanto qualificato parte delle somme corrisposte a titolo transattivo (sulla base dell’accordo stipulato fra le parti, con accertamento in fatto non contestato) come importo percepito a titolo di ristoro del danno emergente, che in quanto tali sono esclusi dalla tassazione di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 6 (Cass. n. 5108 del 21/02/2019).

3. Col secondo motivo si deduce omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360 c.p.c., n. 5, per non avere la CTR tenuto conto che la somma corrisposta al lavoratore si componeva di due elargizioni (ciascuna con titolo e causa diverse) una essendo incentivo all’esodo e l’altra una somma corrisposta a titolo transattivo.

3.1. Il motivo è inammissibile, avendo la CTR chiarito, nella parte in fatto, che dal verbale di accordo allegato in atti emergeva che “il datore di lavoro si obbligava a corrispondere al ricorrente la somma di Euro 70.000,00 più Euro 70.000,00 a titolo di incentivo all’esodo e importo transattivo, per un totale di Euro 140.000,00″. Da ciò si trae che si è tenuto conto che la somma complessiva era costituita da due somme aventi causa diversa e medesimo importo. Sulla somma di Euro 70.000,00 (incentivo all’esodo) la CTR non ne ha escluso la tassabilità, ma ha rilevato un errore di quantificazione, rideterminando la somma dovuta nella minore entità rispetto a quella contenuta nella cartella impugnata (Euro 2.427,65, invece che Euro 3.205,21) con annullamento della ulteriore somma per sanzioni.

4. Col terzo motivo si deduce ex art. 360 c.p.c., n. 5, violazione e falsa applicazione degli artt. 49 e 51 TUIR, per avere la CTR ritenuto la somma di Euro 70.000,00 corrisposta a titolo transattivo non imponibile. Il motivo è inammissibile.

4.1. Vanno richiamati i principi consolidati della Corte in relazione al vizio di motivazione di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, secondo cui (Cass. n. 27702 del 2020) la parte che si duole di carenze o lacune nella decisione del giudice di merito che abbia basato il proprio convincimento disattendendo le risultanze degli accertamenti tecnici eseguiti, non può limitarsi a censure apodittiche di erroneità o di inadeguatezza della motivazione od anche di omesso approfondimento di determinati temi di indagine, prendendo in considerazione emergenze istruttorie asseritamente suscettibili di diversa valutazione e traendone conclusioni difformi da quelle alle quali è pervenuto il giudice ” a quo”, ma, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione ed il carattere limitato di tale mezzo di impugnazione, è per contro tenuta ad indicare, riportandole per esteso, le pertinenti parti della consulenza ritenute erroneamente disattese, ed a svolgere concrete e puntuali critiche alla contestata valutazione, condizione di ammissibilità del motivo essendo che il medesimo consenta al giudice di legittimità (cui non è dato l’esame diretto degli atti se non in presenza di “errores in procedendo”) di effettuare, preliminarmente, al fine di pervenire ad una soluzione della controversia differente da quella adottata dal giudice di merito, il controllo della decisività della risultanza non valutata, delle risultanze dedotte come erroneamente od insufficientemente valutate, e un’adeguata disamina del dedotto vizio della sentenza impugnata; dovendosi escludere che la precisazione possa viceversa consistere in generici riferimenti ad alcuni elementi di giudizio, meri commenti, deduzioni o interpretazioni, traducentisi in una sostanziale prospettazione di tesi difformi da quelle recepite dal giudice di merito, di cui si chiede a tale stregua un riesame, inammissibile in sede di legittimità.

4.2. “L’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, riformulato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012 n. 134, introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia); ne consegue che, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 10, n. 6, e dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, il ricorrente deve indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie”.

4.3. Nella fattispecie l’Ufficio non ha indicato quale fosse il fatto oggetto di discussione fra le parti non esaminato dalla CTR, né riportato per il principio dell’autosufficienza del ricorso il contenuto del verbale di accordo dal quale sarebbe dovuta evincere la natura e la causa della somma in contestazione.

5. Il ricorso, in parte inammissibile in parte infondato va respinto.

Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese, liquidate in Euro 4.100,00, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15% accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 15 Dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

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