Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2833 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 15/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2833

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9507-2019 proposto da:

C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, C.SO TRIESTE, 90,

presso lo studio dell’avvocato FABIOLA FURLAN GUADAGNO,

rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCO DOMINI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 5605/9/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA LOMBARDIA, depositata il 21/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 15/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ENZA

LA TORRE.

 

Fatto

RITENUTO

che:

C.A. ricorre per l’annullamento della sentenza della CTR della Lombardia, che su impugnazione del diniego di rimborso per Irpef anno 2008, accolto in primo grado, ha accolto l’appello dell’Ufficio. La CTR, premesso che oggetto del contendere è il diritto al rimborso della maggiore imposta sostitutiva in caso di seconda rivalutazione di un terreno per un valore inferiore a quello della precedente rivalutazione, ha escluso il diritto al rimborso in relazione alla ratio della norma, che non può consentire al contribuente di beneficiare per il periodo fra le due rivalutazioni di un valore su cui non avrebbe versato la corrispondente imposta sostitutiva.

L’Agenzia si costituisce ex art. 378 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con unico motivo si deduce violazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3.

2. Il motivo è infondato.

A parte la proposizione del motivo in modo del tutto generico (violazione di norme di diritto), con esso il ricorrente assume che l’importo richiesto al rimborso (in base al D.L. n. 106 del 2011, art. 7, comma 2, lett. Ff) non era superiore all’ultima rideterminazione del valore effettuato: ma tale doglianza avrebbe dovuto essere semmai proposta per omesso esame di un fatto decisivo ovvero per nullità della sentenza, non già per violazione di legge.

La violazione di legge invero non sussiste.

Va premesso che il D.L. n. 70 del 2011, art. 7 (semplificazione fiscale) dispone al comma 2, lett. ee), che “i soggetti che si avvalgono della rideterminazione dei valori di acquisto di partecipazioni non negoziate nei mercati regolamentati, ovvero dei valori di acquisto dei terreni edificabili e con destinazione agricola, di cui alla L. 28 dicembre 2001, n. 448, artt. 5 e 7, qualora abbiano già effettuato una precedente rideterminazione del valore dei medesimi beni, possono detrarre dall’imposta sostitutiva dovuta per la nuova rivalutazione l’importo relativo all’imposta sostitutiva già versata”.

Al comma 2, lett. ff), si precisa che “i soggetti che non effettuano la detrazione di cui alla lett. ee), possono chiedere il rimborso dell’imposta sostitutiva già pagata, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 38, e il termine di decadenza per la richiesta di rimborso decorre dalla data del versamento dell’intera imposta o della prima rata relativa all’ultima rideterminazione effettuata”, con la precisazione che ” l’importo del rimborso non può essere comunque superiore all’importo dovuto in base all’ultima rideterminazione del valore effettuata”.

L’art. 7, comma 2, lett. gg), chiarisce che “Le disposizioni di cui alla lett. ff), si applicano anche ai versamenti effettuati entro la data di entrata in vigore del presente decreto”.

Pertanto, con l’art. 7, comma 2, lett. ee), si è consentito per la prima volta ai soggetti che si avvalgono della rideterminazione delle partecipazioni e dei terreni posseduti alla data del (OMISSIS) di scomputare dall’imposta sostitutiva dovuta l’imposta sostitutiva eventualmente già versata in occasione di precedenti procedure di rideterminazione effettuate con riferimento ai medesimi beni. In tal caso il contribuente non è tenuto al versamento delle rate “ancora pendenti” della precedente procedura di rideterminazione e detrae l’imposta già versata dall’imposta dovuta per effetto della nuova rideterminazione (in tal senso anche Circolare della Agenzia delle entrate, 24 ottobre 2011, n. 47/E).

L’art. 7, comma 2, lett. ff), poi, disciplina l’ipotesi in cui il contribuente che, in passato, abbia già rideterminato il valore delle partecipazioni e dei terreni posseduti, in sede del nuovo versamento non effettua lo scomputo dell’imposta già versata come indicato nella lett. ee). E’ prevista, quindi, la possibilità di chiedere il rimborso dell’imposta sostitutiva pagata in passato, ai sensi del D.P.R. n., 29 settembre 73, n. 602, art. 38. Il termine di decadenza per la richiesta del suddetto rimborso decorre dalla data in cui si verifica la duplicazione del versamento e cioè dalla data di pagamento dell’intera imposta sostitutiva dovuta per effetto dell’ultima rideterminazione effettuata ovvero dalla data di versamento della prima rata (cfr. anche Circolare della Agenzia delle entrate 47/E cit.).

La norma specifica anche che l’importo del rimborso non può essere superiore all’importo dovuto in base all’ultima rideterminazione del valore effettuata, fino alla concorrenza dei due importi (Cass., 13 luglio 2018, n. 18712; Cass. 05 settembre 2019, n. 22212).

La ctr della Lombardia ha pertanto correttamente statuito che il diritto al rimborso della maggiore imposta sostitutiva in caso di maggiore rivalutazione del terreno per un valore inferiore a quello della precedente rivalutazione non sussiste. Ciò in quanto la ratio del D.L. n. 106 del 2011, art. 7, comma 2, lett. f, chiaramente prevede che l’importo del rimborso non può essere superiore in base all’ultima rideterminazione del valore effettuata. una volta effettuata la rivalutazione il bene assume il nuovo valore fiscale che rimane cristallizzato.

In conclusione il ricorso, in parte inammissibile in parte infondato, va respinto. Nulla sulle spese in mancanza di costituzione dell’intimata. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1- quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

PQM

Rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 15 Dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

 

 

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