Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28327 del 18/12/2013


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Civile Sent. Sez. 6 Num. 28327 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: PETITTI STEFANO

equa riparazione

SENTENZA
sentenza con motivazione
semplificata

sul ricorso proposto da:

PUGLIESE Ernesto (PGL RST 69510 G4410), rappresentato e
difeso, per procura speciale in atti, dall’Avvocato
Giovanni Osvaldo Piccirilli, domiciliato in Roma, Piazza
Cavour, presso la cancelleria civile della Corte suprema di
cassazione;
– ricorrente contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro
tempore,

pro

rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale

dello Stato, presso i cui uffici in Roma, via dei
Portoghesi n. 12, è domiciliato per legge;
– resistente –

AI

Data pubblicazione: 18/12/2013

avverso il decreto della Corte d’appello di Campobasso
depositato in data 22 settembre 2012.
Udita

la relazione della causa svolta nella pubblica

udienza del 12 novembre 2013 dal Consigliere relatore Dott.

sentito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. Lucio Capasso, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.
Ritenuto che, con ricorso depositato il 4 luglio 2011

presso la Corte d’appello di Campobasso, Pugliese Ernesto
chiedeva la condanna del Ministero della giustizia al
pagamento dei danni non patrimoniali derivanti dalla
irragionevole durata di un giudizio penale durato oltre
sette anni e mezzo e conclusosi, con sentenza della Corte
d’appello di L’aquila del 7 gennaio 2010, di dichiarazione
di estinzione del reato per prescrizione
che l’adita Corte d’appello dichiarava il ricorso
inammissibile, atteso che la sentenza della Corte d’appello
prodotta dal ricorrente non recava alcuna annotazione
relativa all’avvenuta proposizione del ricorso per
cassazione o in ordine alla sua irrevocabilità, sicché non
poteva ritenersi provata la tempestività della domanda di
equa riparazione;
che avverso questo decreto Pugliese Ernesto ha proposto
ricorso per cassazione affidato a un motivo;

Stefano Petitti;

che il Ministero della giustizia non ha resistito con
controricorso, ma ha depositato atto di costituzione ai
fini della partecipazione alla discussione.
Considerato

che il collegio ha deliberato l’adozione

sentenza;
che con l’unico motivo di ricorso il ricorrente
denuncia illogicità e contraddittorietà della motivazione,
violazione dell’art. 2969 cod. civ. e degli artt. 2, 3 e 4
della legge n. 89 del 2001, violazione e falsa applicazione
degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ., nonché degli artt.
123 e 124 delle disposizioni di attuazione dello stesso,
ritenendo illegittimo l’affermato onere della prova a suo
carico della tempestività del ricorso per equa riparazione
con riferimento al termine breve di impugnazione;
che tale censura merita accoglimento;
che, secondo consolidato orientamento di questa Corte,
in tema di equa riparazione per violazione del termine
ragionevole di durata del processo, per ndefinitività”
della decisione che conclude il procedimento nel cui ambito
la violazione si assume verificata, la quale segna il dies
a quo

del termine di decadenza di sei mesi per la

proponibilità della domanda, s’intende, in relazione al
giudizio di cognizione, il passaggio in giudicato della
sentenza che lo definisce, con la conseguenza che spetta

della motivazione semplificata nella redazione della

all’amministrazione convenuta comprovare la tardività della
domanda in relazione all’acquisito carattere di
definitività del provvedimento conclusivo del giudizio nel
quale si è verificata la violazione del termine ragionevole

notificazione, del termine di cui all’art. 325 cod. proc.
civ. (Cass. n. 841 del 2013 e sentenze ivi richiamate);
che, in particolare, con la sentenza n. 13014 del 2010
– pronunciata in fattispecie analoga alla presente
questa Corte ha ribadito che, «ai fini della condizione di
proponibilità della domanda di equa riparazione, prevista
dall’art. 4 della legge 24 marzo 2001, n. 89, sussiste la
pendenza del procedimento, nel cui ambito la violazione del
termine di durata ragionevole si assume verificata,
allorché sia stata emessa la relativa sentenza di primo
grado e non sia ancora decorso il termine lungo per la
proposizione dell’impugnazione (Cass. n. 11231 del 2003),
spettando comunque all’amministrazione convenuta comprovare
la tardività della domanda in relazione all’acquisito
carattere di definitività del provvedimento conclusivo del
giudizio nel quale si è verificata la violazione del
termine ragionevole di durata, a seguito dello spirare, in
conseguenza della notificazione, del termine di cui
all’art. 325 cod. proc. civ. (Cass. n. 3826 del 2006)»;

di durata, a seguito dello spirare, in conseguenza della

che, nella specie, la Corte d’appello ha, in palese
violazione dei qui ribaditi principi, dichiarato
inammissibile il ricorso, per intempestività della sua
proposizione, onerando il ricorrente della prova della

impugnazione;
che, pertanto, il decreto impugnato deve essere cassato
con conseguente rinvio della causa alla stessa Corte
d’Appello di Campobasso, in diversa composizione, la quale
si uniformerà a tali principi, provvedendo a decidere la
causa ed a regolare le spese del presente grado del
giudizio.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto
impugnato e rinvia, anche per le spese del giudizio di
legittimità, alla Corte d’appello di Campobasso, in diversa
composizione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
VI-2 Sezione Civile della Corte suprema di cassazione, il
12 novembre 2013.

tempestività del ricorso in riferimento al termine breve di

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