Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28324 del 18/12/2013


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Civile Sent. Sez. 6 Num. 28324 Anno 2013
Presidente: GOLDONI UMBERTO
Relatore: PETITTI STEFANO

equa riparazione

SENTENZA
sentenza con motivazione
semplificata

sul ricorso proposto da:

ROSATO Mario (RST MRA 48C04 A485R), rappresentato e difeso,
per procura speciale in calce al ricorso, dall’Avvocato
Giovanni Osvaldo Piccirilli, domiciliato in Roma, Piazza
Cavour, presso la Cancelleria

civile

della Corte di

cassazione;

– ricorrente contro
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro

tempore,

pro

rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale

dello Stato, presso cui uffici in Roma, via dei
Portoghesi n. 12, è domiciliato per legge;

– resistente –

8833

Data pubblicazione: 18/12/2013

avverso il decreto della Corte d’appello di Campobasso
depositato in data 9 maggio 2012.
Udita

la relazione della causa svolta nella pubblica

udienza del 12 novembre 2013 dal Consigliere relatore Dott.

sentito

il P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. Lucio Capasso, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.
Ritenuto

che, con ricorso depositato in data 11 aprile

2011 presso la Corte d’appello di Campobasso, Rosato Mario
chiedeva la condanna del Ministero della giustizia al
pagamento dei danni non patrimoniali derivanti dalla
irragionevole durata di un procedimento civile iniziato con
atto di citazione notificato il 6 ottobre 1993, definito in
primo grado con sentenza depositata il 23 gennaio 1998,
proseguito in appello e definito, dopo una sentenza non
definitiva, con sentenza depositata il 3 novembre 2009,
divenuta esecutiva solo il 18 dicembre 2010;
che l’adita Corte d’appello rilevava l’inammissibilità
della domanda, non avendo il ricorrente fornito la prova
della tempestività del ricorso, essendo stata prodotta solo
una copia informe della sentenza del 2009, priva di
qualsiasi attestazione in ordine alla pendenza della lite
per essere stata proposta una impugnazione, e non potendosi
surrogare a tale necessaria dimostrazione attraverso la

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Stefano Petitti;

richiesta di acquisizione degli atti del giudizio
presupposto ai sensi dell’art. 3, comma 5, della legge n.
89 del 2001;
che per la cassazione di questo decreto Rosato Mario ha

che il Ministero della giustizia non ha resistito con
controricorso, ma ha depositato memoria ai fini della
partecipazione alla discussione.
Considerato

che il collegio ha deliberato l’adozione

della motivazione semplificata nella redazione della
sentenza;
che con l’unico motivo di ricorso, il ricorrente
denuncia illogicità e contraddittorietà della motivazione,
violazione dell’art. 2969 cod. civ. e degli artt. 2, 3 e 4
della legge n. 89 del 2001, violazione e falsa applicazione
degli artt. 115 e 116 cod. proc. civ., nonché degli artt.
123 e 124 delle disposizioni di attuazione dello stesso,
ritenendo illegittimo l’affermato onere della prova a suo
carico della tempestività del ricorso per equa riparazione
con riferimento al termine breve di impugnazione;
che tale censura merita accoglimento;
che, secondo consolidato orientamento di questa Corte,
in tema di equa riparazione per violazione del termine
ragionevole di durata del processo, per “definitività”
della decisione che conclude il procedimento nel cui ambito

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proposto ricorso sulla base di un unico articolato motivo;

la violazione si assume verificata, la quale segna il dies
a quo

del termine di decadenza di sei mesi per la

proponibilità della domanda, s’intende, in relazione al
giudizio di cognizione, il passaggio in giudicato della

all’amministrazione convenuta comprovare la tardività della
domanda in relazione all’acquisito carattere di
definitività del provvedimento conclusivo del giudizio nel
quale si è verificata la violazione del termine ragionevole
di durata, a seguito dello spirare, in conseguenza della
notificazione, del termine di cui all’art. 325 cod. proc.
civ. (Cass. n. 841 del 2013 e sentenze ivi richiamate);
che, in particolare, con la sentenza n. 13014 del 2010
– pronunciata in fattispecie analoga alla presente
questa Corte ha ribadito che, «ai fini della condizione di
proponibilità della domanda di equa riparazione, prevista
dall’art. 4 della legge 24 marzo 2001, n. 89, sussiste la
pendenza del procedimento, nel cui ambito la violazione del
termine di durata ragionevole si assume verificata,
allorché sia stata emessa la relativa sentenza di primo
grado e non sia ancora decorso il termine lungo per la
proposizione dell’impugnazione (Cass. n. 11231 del 2003),
spettando comunque all’amministrazione convenuta comprovare
la tardività della domanda in relazione all’acquisito
carattere di definitività del provvedimento conclusivo del

sentenza che lo definisce, con la conseguenza che spetta

giudizio nel quale si è verificata la violazione del
termine ragionevole di durata, a seguito dello spirare, in
conseguenza della notificazione, del termine di cui
all’art. 325 cod. proc. civ. (Cass. n. 3826 del 2006)»;

violazione dei qui ribaditi principi, dichiarato
inammissibile il ricorso, per intempestività della sua
proposizione, onerando il ricorrente della prova della
tempestività del ricorso in riferimento al termine breve di
impugnazione;
che, pertanto, il decreto impugnato deve essere cassato
con conseguente rinvio della causa alla stessa Corte
d’Appello di Campobasso, in diversa composizione, la quale
si uniformerà a tali principi, provvedendo a decidere la
causa ed a regolare le spese del presente grado del
giudizio.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte accoglie il ricorso, cassa il decreto
impugnato e rinvia, anche per le spese del giudizio di
legittimità, alla Corte d’appello di Campobasso, in diversa
composizione.
Così deciso in Roma,

nella camera di consiglio della

VI-2 Sezione Civile della Corte suprema di cassazione, il
12 novembre 2013.

che, nella specie, la Corte d’appello ha, in palese

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