Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28322 del 15/10/2021

Cassazione civile sez. VI, 15/10/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 15/10/2021), n.28322

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17013-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (C.F. (OMISSIS)), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

S.M.S., elettivamente domiciliato in ROMA, P.LE

CLODIO, 14, presso lo studio dell’avvocato ANDREA GRAZIANI, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 8438/17/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del LAZIO, depositata il 04/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 25/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. VITTORIO

RAGONESI.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Commissione tributaria provinciale di Roma, con sentenza n. 12684/17, sez. 7, accoglieva il ricorso proposto da S.M.S. avverso la cartella di pagamento (OMISSIS) per Irpef 2008.

Avverso detta decisione l’Agenzia delle entrate proponeva appello innanzi alla CTR Lazio che, con sentenza 8438/17/2018, rigettava l’impugnazione.

Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione l’Agenzia delle entrate sulla base di un motivo.

Ha resistito con controricorso il contribuente.

La causa è stata discussa in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con l’unico motivo di ricorso proposto per violazione della L. n. 212 del 2000, artt. 7 e 8, e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l’Amministrazione censura la sentenza impugnata in relazione all’accoglimento del ricorso del contribuente sulla base della considerazione che “la cartella di pagamento in parte motiva conteneva errori sull’abbinamento delle rate inadempiute in quanto per refuso erano state attribuite all’imposta relativa al quadro RT quattro rate versate per imposta relativa al quadro RM.”.

L’Amministrazione, pur riconoscendo sin dalla fase di merito l’esistenza del predetto errore di redazione della cartella, emessa per il recupero di ratei non pagati di tributi, sostiene che detto errore sia del tutto marginale e pienamente riconoscibile dal contribuente che era consapevole delle rate non pagate considerando che l’importo residuo dovuto non era stato oggetto di contestazione.

Il motivo risulta fondato.

La controversia ha per oggetto una cartella di pagamento relativa all’anno 2008 emessa in base alla differenza tra le somme complessivamente dovute dal contribuente e quelle effettivamente versate a seguito della rateizzazione chiesta dal medesimo.

Non sussiste controversia circa l’ammontare complessivo del residuo dovuto. Oggetto di contestazione è costituito dal fatto che la cartella contiene un erroneo riferimento alle rate versate per l’imposta in quanto per refuso erano state attribuite all’imposta relativa al quadro RT, concernente la rivalutazione di quote societarie, quattro rate versate per imposta relativa al quadro RM riguardante la rivalutazione di terreni.

Deve escludersi che ciò possa costituire un vizio di motivazione dell’atto impugnato alla luce della costante giurisprudenza di questa corte che ha ripetutamente affermato che in tema di riscossione delle imposte sul reddito, la cartella di pagamento, che costituisca una mera liquidazione dell’imposta sulla base dei dati forniti dal contribuente medesimo nella propria dichiarazione, nonché qualora vengano richiesti interessi e sovrattasse per ritardato od omesso pagamento, il contribuente si trova già nella condizione di conoscere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa fiscale, con l’effetto che l’onere di motivazione può considerarsi assolto dall’Ufficio mediante mero richiamo alla dichiarazione medesima. (Cass. n. 8508 del 2019; Cass. n. 14236 del 2017; Cass. n. 11612 del 2017; Cass. n. 25329 del 2014; Cass. n. 26671 del 2009).

Nel caso di specie pertanto deve escludersi l’idoneità del citato errore a rendere non comprensibili al contribuente le ragioni della richiesta dell’Amministrazione, in quanto ferma restando, in assenza di specifica contestazione, l’esattezza della somma richiesta, il M. non poteva non essere a conoscenza delle ragioni della pretesa fiscale in quanto derivante dall’omesso versamento da parte sua di alcune rate dei tributi

Il ricorso va quindi accolto nei termini di cui sopra, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla CTR Lazio, in diversa composizione, per nuovo giudizio e per la liquidazione delle spese del presente grado.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR Lazio, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese della presente fase.

Così deciso in Roma, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 15 ottobre 2021

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