Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28322 del 11/12/2020

Cassazione civile sez. I, 11/12/2020, (ud. 09/10/2020, dep. 11/12/2020), n.28322

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8241/2016 proposto da:

Hypo Tirol Bank Ag, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via Ronciglione n. 3, presso lo

studio dell’avvocato Gullotta Fabio, rappresentata e difesa

dall’avvocato Burchia Wolfgang, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

S.D., elettivamente domiciliato in Roma, Via Cicerone n. 60,

presso lo studio dell’avvocato Franzini Daniele, rappresentato e

difeso dall’avvocato Ometto Michele, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

e contro

D.M.U., D.M.C., D.M.G., M.G.,

elettivamente domiciliati in Roma, Via Cicerone n. 60, presso lo

studio dell’avvocato Previti Stefano, che li rappresenta e difende,

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 195/2015 della CORTE D’APPELLO SEZ. DIST. DI

BOLZANO, depositata il 12/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/10/2020 dal Cons. Dott. FALABELLA MASSIMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – Hypo Tirol Bank s.p.a. evocava in giudizio D.M.U., C. e G., nonchè M.G. e S.D. perchè fossero condannati in solido al risarcimento dei danni cagionati all’attrice, che assumeva di essere stata fraudolentemente indotta a concludere, in data 6 maggio 2008, un mutuo ipotecario di Euro 1.400.000,00 in favore di (OMISSIS) s.r.l., società poi dichiarata fallita il 5 novembre 2008: era stato infatti resa inefficace, giusta la L. Fall., art. 67, l’ipoteca costituita dalla banca a garanzia del rimborso del finanziamento. Secondo l’attrice, gli amministratori e il liquidatore della società fallita avevano dissimulato le passività accumulate dalla debitrice, ritardando l’approvazione del bilancio dell’esercizio 2007 e imposto, alla banca, la conclusione di un mutuo ipotecario anzichè fondiario; sosteneva ancora l’istante che i convenuti avevano sottratto alla società insolvente i migliori asset per trasferirli alla controllata Cematek s.r.l. e che i medesimi avevano infine preteso dalla creditrice una consistente remissione del debito prospettando, in alternativa, la dichiarazione di autofallimento di (OMISSIS).

2. – La sentenza del Tribunale di Bolzano con cui veniva respinta la domanda della banca era da quest’ultima impugnata avanti alla Corte di appello di Trento. Con sentenza del 12 dicembre 2015 la detta Corte rigettava il gravame.

3. – Hypo Tirol Bank AG ricorre per la cassazione di quest’ultima pronuncia: i motivi posti a fondamento dell’impugnazione sono quattro. Resistono con controricorso S.D., D.M.U., C. e G., nonchè M.G.. I controricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – I motivi di ricorso possono riassumersi come segue.

1.1. – Il primo motivo oppone l’omesso esame circa fatti decisivi per il giudizio. La censura investe l’affermazione della Corte di merito secondo cui la banca, pur affermando di essere stata vittima di truffa, non avrebbe mai nè dedotto, nè dimostrato in cosa fosse consistito l’ingiusto profitto generato dalla frode che aveva asserito essere stata ordita ai suoi danni. Osserva la ricorrente che dalla lettura dell’atto di citazione introduttivo e dalla documentazione prodotta emergeva che tale profitto era consistito nell’ottenimento, da parte dei soci rappresentanti di (OMISSIS), della somma erogata a titolo di finanziamento dalla banca: somma che non era stata mai restituita.

1.2. – Il secondo motivo oppone la nullità della sentenza e del procedimento per omessa valutazione di prova. Sostiene l’istante essere errata l’ulteriore asserzione del giudice distrettuale secondo cui essa banca non avrebbe adombrato che gli amministratori e soci di (OMISSIS) avevano distratto a proprio vantaggio il denaro erogato. Viene osservato che dall’analisi delle movimentazioni bancarie documentate dal curatore del fallimento non risultava fosse stato effettuato alcun pagamento in vista della costruzione del prototipo (e cioè per la realizzazione del brevetto per invenzione industriale che costituiva, insieme al rimborso anticipato di un leasing precedentemente concluso dalla nominata società, lo scopo del finanziamento). Viene poi censurato l’assunto, espresso nella sentenza impugnata, circa la mancata emersione delle specifiche condotte decettive che sarebbero state poste in atto dai convenuti: l’istruttoria aveva infatti evidenziato una “responsabilità collettiva di tutti i rappresentanti di (OMISSIS) evocati in giudizio”.

1.3. – Il terzo mezzo oppone la violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Rileva la banca che nel corso dell’istruttoria erano state dimostrate le buone prospettive di successo del progetto riferito all’invenzione e che, inoltre, si era dato conto di come potesse ritenersi che il portafoglio clienti della società, composto in via preponderante da società di leasing, fosse a ridottissimo rischio di svalutazione; osserva vieppiù la ricorrente che l’operazione era stata valutata favorevolmente in quanto riferita ad un cliente con ampia esperienza nel settore meccanico, operativo fin dal 1983, la cui vicenda imprenditoriale non era stata incisa da esperienze di segno negativo. La banca osserva, al riguardo, che il giudice del gravame non aveva considerato il dovere di cooperazione imposto alle parti contrattuali dall’art. 1337 c.c. e rileva come la prospettiva fatta propria dalla sentenza impugnata dovesse essere, in definitiva, invertita: non era vero che la condotta colposa della banca aveva assorbito interamente la causalità del danno sofferto, ma era stata la società (OMISSIS) ad aver abusato del rapporto commerciale in essere con l’istituto di credito. L’istruttoria – di deduce – aveva dimostrato che il bilancio al 31 dicembre 2007 era stato già approvato al momento della richiesta del finanziamento, onde i vertici della società “intendevano celare tale situazione sperando di ottenere velocemente il mutuo prima che intervenisse un’approfondita analisi di tale bilancio, che, infatti, evidenziava alcune perdite”: era manifesto, quindi, che i convenuti, nello svolgimento delle trattative, non si erano ispirati al principio della buona fede.

1.4. – Col quarto motivo viene opposto l’omesso esame circa un punto decisivo della controversia. L’istante si duole che non sia stato in alcun modo analizzato il motivo di appello relativo alla mancata valutazione delle prove offerte da parte attrice in ordine al conferimento degli asset della società Cematek. In particolare, dai dati di bilancio risultava che quest’ultima società si era finanziata con commesse che erano state prese in carico da (OMISSIS). La ricorrente lamenta, infine, che la Corte di merito avrebbe trascurato di considerare la circostanza relativa alla stipula, il giorno prima della presentazione dell’istanza di fallimento, di un contratto di affitto di azienda in favore della stessa Cematek.

2. – Vale la pena di riassumere il ragionamento posto a sostegno della pronuncia di rigetto del gravame.

La Corte di appello, dopo aver osservato che la banca non aveva nè dedotto nè dimostrato in cosa fosse consistito l’ingiusto profitto generato dalla truffa di cui assumeva essere stata vittima, e dopo aver altresì rilevato che non era ben chiaro quali fossero le condotte fraudolente poste in atto dai singoli convenuti, si è soffermata sulla Delib. 18 aprile 2008, con la quale l’odierna ricorrente si era determinata ad erogare il finanziamento di Euro 1.400.000,00. Ha precisato che nella predetta Delibera venne dato atto di come fosse “difficile stabilire ex ante il successo commerciale del brevetto” e come, inoltre, la capacità di rimborso del finanziamento fosse correlata alla capacità economica della società; al riguardo, la Corte distrettuale ha evidenziato che la banca aveva “in definitiva, confidato unicamente sull’equivalenza per la debitrice tra l’onere economico derivante dal rapporto di leasing, da lei fino ad allora regolarmente assolto, e quello generato dal nuovo contratto di mutuo”. Ha notato il giudice distrettuale che nel valutare la capacità di rimborso della debitrice non erano stati peraltro apprezzati gli indici di bilancio: e ciò benchè nella stessa Delibera fosse sottolineato che il rendiconto al 31 dicembre 2007 era “provvisorio e quindi non ancora molto significativo”. In tal senso, la Corte di appello ha rilevato che la banca si era determinata all’erogazione del credito “nella piena consapevolezza dell’incompletezza della documentazione contabile e, conseguentemente, del difetto di informazioni sulla gestione economico-finanziaria della debitrice relativa all’ultimo esercizio”. Per contro – ha spiegato il giudice del gravame – le norme prudenziali da adottare imponevano alla banca di arrestare il processo di erogazione del finanziamento fino a quando la debitrice non le avesse fornito le informazioni necessarie per una compiuta formulazione del giudizio di meritevolezza creditoria che la riguardava: in particolare, in presenza di un deliberato ritardo degli amministratori nell’approvazione del bilancio dell’esercizio 2007 (ritardo finalizzato alla dissimulazione delle passività accumulate da (OMISSIS)), “la banca del tutto legittimamente avrebbe potuto ed anzi dovuto sospendere la pratica di affidamento”, sicchè andava condivisa l’affermazione del giudice di prime cure secondo cui la condotta colposa dell’appellante assumeva rilievo assorbente nella causalità del danno sofferto; in altri termini, ove Hypo Tirol Bank “(s)i fosse uniformata alle regole prudenziali sopra esposte, tanto sarebbe bastato a neutralizzare gli effetti della condotta decettiva (…) ascritta agli amministratori di (OMISSIS)”.

3. – Ciò posto, il ricorso è inammissibile.

3.1. – E’ anzitutto inammissibile il primo motivo.

Poichè la Corte di merito fa questione della mancata specificazione dell’ingiusto profitto che sarebbe stato conseguito dai convenuti – e tale profilo risulta avere antecedenza logica rispetto a quello della positiva dimostrazione di tale elemento (giacchè, come è evidente, il tema dell’allegazione precede quello della prova) – è escluso che l’istante possa dolersi dell’omesso esame di un fatto decisivo ex art. 360 c.p.c., n. 5. Infatti, tale norma concerne il fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e abbia carattere decisivo, vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia (Cass. Sez. U. 7 aprile 2014, n. 8053; Cass. Sez. U. 7 aprile 2014, n. 8054); l’istante si duole, invece, del mancato esame di una allegazione difensiva e quindi, di un vero e proprio error in procedendo: nondimeno, l’omesso esame di fatti rilevanti ai fini dell’applicazione delle norme regolatrici del processo non è riconducibile al vizio ex art. 360 c.p.c., n. 5 quanto, piuttosto, a quello ex art. 360 c.p.c., n. 4, ovvero a quelli di cui ai precedenti numeri 1 e 2, ove vengano in questione fatti concernenti l’applicazione delle disposizioni in tema di giurisdizione o competenza (Cass. 8 marzo 2017, n. 5785). In conclusione, la Corte di appello ha osservato essere mancata la circostanziata allegazione dell’ingiusto profitto sortito dall’azione fraudolenta degli amministratori e del liquidatore di (OMISSIS) e tale rilievo del giudice distrettuale – che si pone a monte di ogni ulteriore considerazione che investa il versante del correlativo thema probandum – non risulta essere stato impugnato, in questa sede, con appropriato mezzo di censura.

Si osserva, per completezza, che, comunque, la Corte territoriale ha escluso la pronuncia risarcitoria valorizzando anche la richiamata negligenza di Hypo Tirol Bank, la quale “assorbe interamente la causalità del danno da lei sofferto” (sentenza impugnata, pag. 21): e in tale prospettiva la doglianza di cui al primo motivo risulta pure sprovvista di decisività.

3.2. – Quanto osservato con riguardo al primo motivo vale, con le opportune differenziazioni, per il secondo, giacchè anche con riguardo all’azione fraudolenta la Corte di appello ha evidenziato una carenza di allegazione: ha osservato, in particolare, che la banca aveva “sempre ascritto l’asserita azione fraudolenta genericamente a tutti i soggetti da lei convenuti in giudizio” e mai aveva “imputato specifici fatti illeciti a ciascuno di loro” (sentenza impugnata, pag. 17). E’ evidente, quindi, che non colga nel segno la deduzione di un vizio processuale determinato dall’omessa valutazione delle prove: deduzione che, oltretutto, si risolve nella postulazione di un inammissibile riesame dell’accertamento dei fatti, che è riservato al giudice del merito, e che risulta, del resto, carente di autosufficienza (basti considerare, al riguardo, i richiami alle “movimentazioni bancarie prodotte dal curatore del fallimento”, il cui contenuto non è riprodotto nel corpo del ricorso, o i richiami a plurime deposizioni testimoniali, che la ricorrente, disattendendo il disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 6, non specifica in quali atti processuali siano state trascritte: pagg. 14 e 15 del ricorso per cassazione).

3.3. – Pure il terzo motivo è inammissibile.

L’istante pare indicare nell’art. 1337 c.c., la norma di diritto cui riferisce la “violazione o falsa applicazione” indicata in rubrica. Ora, non rientra nell’ambito applicativo dell’art. 360 c.p.c., n. 3, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa che è, invece, esterna all’esatta interpretazione della norma e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, sottratta perciò al sindacato di legittimità (Cass. n. 5 febbraio 2019, n. 3340; Cass. n. 14 gennaio 2019, n. 640). La ricorrente, col mezzo di censura in esame, si limita a contestare, sulla base di argomentazioni in fatto, la natura colpevole della condotta di essa banca la quale, nelle more dell’approvazione del bilancio relativo all’esercizio 2007, mancò di soprassedere all’erogazione del finanziamento (come invece avrebbe dovuto, a giudizio della stessa Corte di merito). Tale profilo è del tutto estraneo, per quanto appena detto, al vizio denunciato. Nè appare conferente quanto dedotto dalla ricorrente con riguardo ai tempi di elaborazione del bilancio: bilancio che – secondo quanto asserito in ricorso – sarebbe stato già approvato al momento della richiesta del finanziamento. La questione non è affrontata dalla sentenza impugnata e la ricorrente non deduce di averla specificamente posta nel precedente corso del giudizio: era invece onere della parte istante, al fine di evitare una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta deduzione di essa innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, di indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo avesse fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (Cass. 9 agosto 2018, n. 20694; Cass. 13 giugno 2018, n. 15430). Il tema è oltretutto veicolato da rilievi (circa la detta tempistica di approvazione del bilancio) che la ricorrente non chiarisce da quali elementi processuali siano stati ricavati: per il che la censura evidenzia un ulteriore profilo di autosufficienza.

3.4. – Inammissibile è, da ultimo, il quarto motivo.

La denuncia di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, impone al ricorrente di indicare il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e la sua “decisività” (Cass. Sez. U. 7 aprile 2014, n. 8053 cit.; Cass. Sez. U. 7 aprile 2014, n. 8054 cit.). La censura è di contro articolata in modo generico, senza chiarire, con la dovuta precisione, quale sia il fatto di cui è lamentato l’omesso esame (è sintomatico che la ricorrente faccia menzione prima del mancato scrutinio di un motivo di appello e poi di diverse vicende di cui ha avuto parte la società Comatek), senza indicare, con la necessaria puntualità, gli atti o i documenti da cui un tale fatto avrebbe dovuto ricavarsi. La ricorrente non omette pure di prendere posizione sul tema della decisività e di contrastare, pertanto, l’affermazione del giudice distrettuale secondo cui la condotta colposa della banca, che aveva deciso di dar corso alla pratica di finanziamento senza attendere l’approvazione del bilancio del 2007, doveva ritenersi assorbente (quindi decisiva) nel giudizio di responsabilità portato al suo esame.

4. – Le spese di giudizio seguono la soccombenza.

PQM

La Corte:

dichiara inammissibile il ricorso; condanna parte ricorrente al pagamento, in favore di S.D., D.M.U., C. e G., delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 12.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge; condanna parte ricorrente al pagamento del medesimo importo a titolo di spese processuali in favore di S.D.; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 9 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 dicembre 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA