Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28321 del 11/12/2020

Cassazione civile sez. I, 11/12/2020, (ud. 23/07/2020, dep. 11/12/2020), n.28321

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GENOVESE Francesco A. – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20611/2015 proposto da:

D.M.A., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’Avvocato Belmonte Guido, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.S., elettivamente domiciliata in Roma, Via G. Palumbo n.

3, presso lo studio dell’avvocato Ronchietto Claudio, rappresentata

e difesa dall’avvocato Maglione Francesco, giusta procura al margine

del controricorso;

contro

B.L., elettivamente domiciliato in Roma, Via Po n. 49, presso

lo studio dell’avvocato Spinelli Stefano, che lo rappresenta e

difende, giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

Fideraum – Intesa Sanpaolo Private Banking S.p.a., già Banca

Fideuram S.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Via Po n. 49 presso lo studio

dell’avvocato Pellegrini Fabio, che la rappresenta e difende, giusta

procura in calce al controricorso e ricorso incidentale adesivo

tardivo;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

contro

D.M.A., domiciliata in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’Avvocato Belmonte Guido, giusta procura a margine del ricorso

principale;

– controricorrente al ricorso incidentale –

avverso la sentenza n. 2269/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 20/05/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/07/2020 dal Cons. Dott. ACIERNO MARIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La Corte d’Appello di Napoli in riforma della pronuncia di primo grado e per quel che ancora interessa ha affermato:

1.1. in fatto: M.G., nel (OMISSIS), ha aperto un conto corrente di corrispondenza con correlato deposito custodia titoli presso la sede della banca Fideuram s.p.a. di (OMISSIS); ha sottoscritto lettera mandato per investimenti “quote (OMISSIS)” con firma anche del promotore finanziario D.M.A. ((OMISSIS)) per circa 62.000 Euro, con storno della somma per l’investimento dal conto corrente. Nel (OMISSIS), chiesto il resoconto sullo stato dell’investimento, ricevuta copia dalla banca di tutte le disposizioni relative al fondo oggetto d’investimento e della lista di movimentazione dei titoli del deposito dalla data di accensione, ha verificato che vi erano state 16 conversioni degli investimenti da lei originariamente richiesti senza alcun ordine scritto da parte sua, come invece previsto in contratto. Le firme che risultavano apposte erano apocrife. Ha, di conseguenza, richiesto in giudizio il ripristino dell’investimento alla banca, secondo quanto stabilito nella lettera mandato originaria nonchè il risarcimento del danno. Ha citato in giudizio la Fideuram, che ha chiamato in manleva la promotrice D.M. che, a sua volta, ha chiamato in giudizio B.L. in qualità di supervisore degli investimenti finanziari.

A seguito del rigetto della domanda da parte del Tribunale, su impugnazione della M. la Corte ha invece accolto la domanda originaria, stabilendo che:

1.2 la apocrifia delle sottoscrizioni evidenziava la violazione da parte del mandatario degli obblighi assunti con il contratto scritto e poneva in luce che quest’ultimo aveva agito in carenza di potere come falsus procurator. Non si era determinata alcuna ratifica tacita essendo insufficiente al riguardo la condotta meramente inerte della investitrice-correntista. Mancavano in questo comportamento i caratteri della precisione concordanza e gravità. Era mancato sugli ordini in contestazione anche un solo atto di gestione relativo ai titoli della lettera mandato. La banca non aveva provato che la investitrice avesse ricevuto gli estratti conto e soprattutto non vi era prova della consapevolezza dell’avvenuta violazione delle condizioni contrattuali per eseguire gli ordini di acquisto, anteriormente a quanto la cliente aveva dedotto di esserne venuta a conoscenza. Peraltro, nel contratto in questione gli obblighi informativi in esecuzione del contratto erano particolarmente stringenti e la previsione espressa nella lettera d’incarico superava il dictum dell’art. 21 t.u.f..

1.3. In relazione alla domanda di manleva proposta dalla banca, veniva affermata la responsabilità indiretta ex art. 2049 c.c., dell’istituto e quella solidale della D.M.. Veniva disattesa la richiesta di limitazione della responsabilità di quest’ultima dal 2002 al 2004 ovvero da quando si era incardinato il rapporto di collaborazione professionale tra la promotrice e la banca, dal momento che risultava accertato che la D.M. aveva preso contatto originario con la M. ed aveva assunto gli impegni consacrati nella lettera d’incarico.

1.4 Veniva esclusa, infine, la responsabilità di B.L., non essendo stata contrastata la contestazione e l’allegazione dallo stesso fornita, di aver sottoscritto per supervisione un solo ordine e di aver tempestivamente disconosciuto tutte le sottoscrizioni sugli altri ordini. Infine, la chiamante non aveva precisato quale fosse il ruolo di B..

2. Avverso questa pronuncia ha proposto ricorso per cassazione D.M. affidato a sei motivi. La Banca Fideuram ha depositato controricorso, con ricorso incidentale ed ulteriore ricorso incidentale tardivo adesivo a quello della ricorrente. Anche M.S. e B.L. hanno depositato controricorso. D.M.A. ha infine depositato controricorso avverso il ricorso incidentale della Fideuram memoria ex art. 372 c.p.c..

3. Nel primo si contesta la violazione dell’art. 1399 c.c., ritenendosi intervenuta, nella specie, la ratifica tacita. I fatti concludenti determinanti dovevano ritenersi, secondo la ricorrente, la percezione da parte dell’investitrice dei dividendi nel maggio 2005 quando era a già a conoscenza della apocrifia degli ordini dai quali i dividendi stessi provenivano e la mancata contestazione degli estratti conto periodici La censura non supera la soglia dell’ammissibilità, mirando in concreto a richiedere una diversa valutazione di fatti, ampiamente esaminati nella pronuncia impugnata. Al riguardo, la Corte territoriale ha valutato la dedotta inerzia della correntista, ritenendo tale condotta un fatto equivoco e non incidente sulla configurabilità effettiva di un comportamento concludente, precisando che doveva essere fornita la prova di un concreto atto di gestione da parte dell’investitrice per mutare la valutazione dei fatti e che, non è stata fornita la prova della mancata ricezione degli estratti conto. La circostanza della percezione dei dividendi, infine, si colloca successivamente alla denuncia delle operazioni e degli acquisti in violazione delle regole contrattuali, con conseguente corretta ininfluenza della sua valenza probatoria. Nel complesso, la Corte d’Appello ha selezionato, incensurabilmente rilevanti indici probatori fornendone giustificazione argomentativa ampia e coerente.

4. Nel secondo motivo si contesta l’omesso esame di un fatto decisivo consistente nel concorso colposo della M. ex art. 1227 c.c.. La censura deve essere rigettata dal momento che nella sentenza impugnata viene specificamente evidenziata la responsabilità esclusiva del promotore dalla quale scaturisce quella solidale della banca intermediaria D.Lgs. n. 58 del 1998, ex art. 31 e art. 2049 c.c.. Tale affermazione è fondata sul rilievo, incensurabile, perchè attinente all’accertamento dei fatti, della mancata prova della ricezione periodica degli estratti conto ovvero dell’elemento probante su cui fondare il dedotto concorso.

5. Nel terzo motivo viene dedotta la violazione dell’art. 1227 c.c., ma con riferimento alla condotta concorrente della banca per non aver proposto domanda riconvenzionale di restituzione titoli, così determinando un aggravio del pregiudizio patrimoniale a carico della ricorrente. La censura non risulta già formulata davanti al giudice del merito. Essa peraltro è posta in modo generico e del tutto ipotetica è la prospettazione dell’aumento dell’obbligo restitutorio a causa della ritenzione dei titoli. Oggetto del petitum formulato dall’investitrice è il ripristino dell’investimento descritto nella lettera mandato senza alcun ulteriore aggravio.

6. Nel quarto motivo si censura la violazione dell’art. 112 c.p.c., per essere stata esclusa la responsabilità quanto meno concorrente di B.L.. La censura, ancorchè rubricata come violazione di legge mira ad una valutazione dei fatti accertati dalla Corte territoriale in relazione alla posizione di B.L.. Al riguardo la domanda è stata ritenuta incensurabilmente generica a fronte della contestazione puntuale relativa al disconoscimento della sottoscrizione degli ordini salvo una unica sottoscrizione non oggetto di contestazione da parte della investitrice. La Corte svolge, al riguardo, un accurato esame dei fatti e ne fornisce una propria valutazione, ritenendo, in contrasto con il diverso, inammissibile, giudizio, della parte ricorrente, che via stata un’adeguata e puntuale confutazione dei fatti genericamente posti a sostegno della manleva.

7. Nel quinto motivo si censura l’omessa attivazione, da parte di Fideuram del fondo di garanzia, costituito per risarcimento di danni a favore di terzi, e alimentato da una percentuale sulle provvigioni versata dai promotori. La censura è del tutto generica, non essendo fornita alcuna indicazione sulla natura giuridica del Fondo e sulle ragioni della legittimazione esclusiva della Banca ad attivarne il concorso.

8. Nel sesto motivo viene censurata l’omessa chiamata in causa di B.L. da parte della Fideuram. Il motivo è assorbito dal rigetto del quarto.

9. I motivi del ricorso incidentale adesivo tardivo proposti da s.p.a. Banca Fideuram si rivolgono alle statuizioni della pronuncia della Corte d’Appello relative all’insussistenza della ratifica tacita ed al concorso colposo dell’investitrice. Si tratta di censure inammissibili perchè fondate su una selezione e valutazione dei fatti acquisiti al processo di merito alternativa a quella effettuata insindacabilmente dalla Corte territoriale.

Rimane da esaminare il motivo di ricorso incidentale rivolto verso la ricorrente D.M.. In esso si censura l’omessa pronuncia della Corte d’Appello della domanda di manleva proposta da Fideuram nei confronti di D.M.A.. Il ricorso è ammissibile dal momento che l’interesse ad ottenere l’accertamento della fondatezza della domanda di manleva, su cui è mancata una statuizione precisa ed effettiva nella pronuncia impugnata, non è scollegato dalla proposizione del ricorso principale, quanto meno in relazione alla domanda di accertamento del concorso colposo ex art. 1227 c.c. (Cass. n. 14596/20).

Il motivo, peraltro, è manifestamente fondato, non essendo contenuto nel dispositivo della pronuncia impugnata la statuizione su tale domanda e non potendosi ricavare dalla motivazione la trattazione della stessa, dal momento che la Corte d’Appello si limita a rilevare la solidarietà, ex lege, tra promotrice e banca intermediaria.

In conclusione, il ricorso principale deve essere rigettato, il ricorso incidentale tardivo adesivo deve essere dichiarato inammissibile ed, invece, deve essere accolto il motivo di ricorso incidentale tardivo rivolto verso la ricorrente principale.

La sentenza deve essere cassata con rinvio alla Corte territoriale perchè provveda anche alla disciplina delle spese processuali del presente procedimento.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso principale proposte da D.M.A.. Dichiara inammissibili i motivi di ricorso incidentale tardivo adesivo proposto da Fideuram. Accoglie l’unico motivo di ricorso incidentale tardivo proposto da Fideuram avverso la ricorrente principale in relazione al quale cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d’Appello di Napoli in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 dicembre 2020

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