Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28313 del 11/12/2020

Cassazione civile sez. II, 11/12/2020, (ud. 14/10/2020, dep. 11/12/2020), n.28313

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21674/2019 proposto da:

N.A., rappresentato e difeso dall’avvocato STEFANIA

SANTILLI, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso il decreto di rigetto n. cronol. 5098/2019 del TRIBUNALE di

MILANO, depositato il 07/06/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/10/2020 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

N.A. – cittadino del (OMISSIS) – ebbe a proporre ricorso avanti il Tribunale di Milano avverso la decisione della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Milano sez. Monza, che aveva rigettato la sua istanza di protezione internazionale in relazione a tutti gli istituti previsti dalla relativa normativa.

Il ricorrente deduceva d’aver dovuto lasciare il suo Paese poichè il padre ostacolava la sua relazione con una ragazza di etnia e religione diversa ed unitamente al padre anche tutta la sua famiglia assunse atteggiamento ostile quando egli si sottrasse a matrimonio forzato.

Posto che anche la famiglia della sua ragazza per i medesimi motivi s’opponeva al loro rapporto sentimentale, egli si ritrovò minacciato dai propri parenti e privato del loro appoggio anche economico.

Il Tribunale ambrosiano ebbe a rigettare il ricorso ritenendo, bensì, la vicenda personale narrata dal ricorrente, circa le ragioni del suo espatrio, credibile, ma anche che dalla stessa non si configuravano situazioni sussumibili in uno degli istituti previsti della legislazione in tema di protezione internazionale; che non sussisteva nel Senegal una situazione socio-politica caratterizzata da violenza diffusa e che non concorrevano ragioni attuali di vulnerabilità od elementi lumeggianti integrazione nella società italiana ai fini della protezione umanitaria. Il richiedente asilo ha proposto ricorso per cassazione avverso il decreto del Tribunale lombardo articolato su quattro motivi.

Il Ministero degli Interni, ritualmente evocato, ha depositato nota ex art. 370 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso svolto da N.A. appare inammissibile a sensi dell’art. 360 bis c.p.c. – siccome la norma è stata ricostruita ex Cass. SU n. 7155/17.

In limine deve la Corte rilevare l’inammissibilità dei documenti nuovi versati unitamente al ricorso per cassazione poichè non rientranti nella fattispecie regolata dall’art. 372 c.p.c., comma 1.

Con la prima ragione di doglianza il ricorrente lamenta violazione del disposto D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 2, 5, 6,7 e 8, ed D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 2, in relazione alla corretta individuazione dell’agente persecutore ed alla definizione di atti persecutori, poichè il Tribunale, senza attivare i suoi poteri officiosi in tema di acquisizioni istruttorie, s’è limitato ad esaminare la struttura normativa esistente in Senegal per contrastare il fenomeno dei matrimoni forzati senza procedere ad ulteriori approfondimenti.

La doglianza appare generica in quanto parte ricorrente si limita a richiamare i termini dogmatici della questione afferente le caratteristiche della persecuzione rilevante ai fini della disciplina in tema di protezione internazionale per concludere apoditticamente che il Tribunale non ha rispettato detta disciplina. Invece il Collegio ambrosiano ha puntualmente messo in evidenza e che il Senegal da tempo contrasta questa pratica con puntuale disposizioni legislative e che, comunque, il fenomeno riguarda prevalentemente le giovani ragazze.

Tali puntuali accertamenti non sono censurati in modo specifico e nemmeno contestate le fonti utilizzate al riguardo dal Tribunale.

Con la seconda ragione di doglianza il ricorrente lamenta violazione delle norme della Convenzione di Ginevra e della normativa Europea in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 7, 8 e 14, in quanto il Tribunale avrebbe ritenuto la natura meramente privata della persecuzione narrata senza però esaminare la questione – anche assumendo officiosamente le opportune informazioni – in relazione al sentimento sociale diffuso nel Paese ovvero verificare se la persecuzione messa in atto dai privati non risulta agevolata dall’inerzia dei Pubblici Poteri.

L’argomento critico elaborato si palesa siccome astratto e non correlato fattivamente con la motivazione al riguardo sviluppata dal Collegio ambrosiano, posto che il ricorrente si limita ad esaminare in astratto la questione della rilevanza della persecuzione privata, ai fini della tutela offerta dalla normativa in materia di protezione internazionale, in presenza di determinate condizioni che postula apoditticamente esistere nel suo caso.

Viceversa il Tribunale, con puntuale richiamo ad informazioni desunte da rapporti redatti al riguardo da affidabili Organismi internazionali, ha precisato come in Senegal siano socialmente accettatati i matrimoni interreligiosi e come l’Autorità abbia sia fattivamente che normativamente sempre contrastato il fenomeno del matrimonio forzato che in prevalenza interessa le giovani donne, come dianzi già ricordato.

Dunque non concorre una critica specifica attagliata alla motivazione esposta dal Collegio ambrosiano.

Con il terzo mezzo d’impugnazione proposto il ricorrente deduce violazione delle norme D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 2, lett. g) e art. 14, nonchè omesso esame di fatto decisivo poichè il Collegio ambrosiano ebbe ad escludere che nel Senegal concorreva situazione di instabilità con pericolo per la sua incolumità personale. L’argomento critico svolto dal ricorrente nel motivo si compendia nella mera proposizione di tesi alternativa rispetto alla valutazione degli elementi probatori in atti, siccome operata dal Collegio milanese, sicchè la censura risulta generica e quindi inammissibile.

Il Tribunale ha partitamente esaminata la situazione socio-politica del Senegal – anche con riguardo alla regione del Casamance un tempo affitta da conflitto armato – per escludere la sussistenza di una situazione di violenza diffusa secondo il contenuto assegnato a tale concetto dalla Corte Europea, e ciò sulla scorta di precise informazioni aggiornate – al 2017 e 2019 – tratte da rapporti redatti da più Organismi internazionali affidabili all’uopo preposti.

Inoltre il Collegio lombardo ha pure messo in rilievo gli sforzi posti in essere dal Governo senegalese in questi ultimi anni per uniformare la sua legislazione ed azione ai precetti Onu relativi ai diritti civili e politici e per migliorare la situazione economica, così palesando di aver compiuto un approfondito esame della situazione socio-politica del Paese.

A fronte di ciò il ricorrente si limita ad argomentazione dogmatico-astratta e ad asserzioni di mancata ricerca ex officio ed esame di fonti accreditate più aggiornate circa la situazione socio-politica del Senegal, senza però indicare altri rapporti, redatti da Organismi internazionali all’uopo preposti, lumeggianti una situazione socio-politica diversa – Cass. sez. 1 n. 26728/19 – non esaminati dai primi Giudici.

Con la quarta ragione di doglianza il ricorrente deduce vizi ex art. 360 c.p.c., nn. 3, 4 e 5, in materia di protezione umanitaria per violazione di un cospicuo numero di norme positive, motivazione omessa od apparente ed omesso esame di fatti decisivi in quanto il Collegio ambrosiano non avrebbe ritenuto esistente sua condizione di vulnerabilità sia soggettiva che oggettiva senza adeguatamente considerare la situazione precaria della sicurezza pubblica e la violazione dei diritti civili.

Già la contemporanea e promiscua deduzione ed illustrazione di più e, tra loro, anche logicamente inconciliabili vizi di legittimità lumeggia l’inammissibilità del motivo, ma pure in concreto lo stesso si compendia in apodittica ed astratta contestazione della motivazione esposta a supporto del rigetto della domanda tesa al riconoscimento della protezione umanitaria da parte del Tribunale.

Difatti il Collegio ambrosiano ha puntualmente rilevato come non concorrono in causa elementi atti a lumeggiare un inserimento sociale in Italia del ricorrente, stante che le attività documentate sono state svolte nell’ambito del circuito dell’accoglienza; come il richiedente asilo ha precedenti per reati contro il patrimonio; come in Patria possa ancora contare su precisi riferimenti familiari e come non siano state prospettate altre condizioni di vulnerabilità diverse da quelle già esaminate, con esito negativo, in relazione agli istituti della protezione internazionale.

A fronte di detta esaustiva valutazione, il ricorrente si limita ad enfatizzare l’instabile situazione socio-politica del Senegal, la situazione di carente rispetto dei diritti umani ed a postulare – genericamente – l’obbligo del Giudice di un approfondito esame della questione anche mediante l’ausilio della collaborazione istruttoria senza indicare in modo specifico verso quali mete rivolta.

Alla declaratoria d’inammissibilità dell’impugnazione non segue, ex art. 385 c.p.c., la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di lite di questo giudizio di legittimità in favore dell’Amministrazione poichè non costituita ritualmente.

Concorrono in capo al ricorrente le condizioni processuali per l’ulteriore pagamento del contributo unificato.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in Camera di consiglio, il 14 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 dicembre 2020

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA