Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28301 del 22/12/2011

Cassazione civile sez. III, 22/12/2011, (ud. 24/11/2011, dep. 22/12/2011), n.28301

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PREDEN Roberto – Presidente –

Dott. SPIRITO Angelo – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. BARRECA Giuseppina Luciana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 2270-2007 proposto da:

M.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA B. TORTOLINI 34, presso lo studio dell’avvocato CASSIANI

ALESSANDRO, rappresentata e difesa dall’avvocato SCACCIANOCE GIUSEPPE

ITALO giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

R.R. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA TACITO 41, presso lo studio dell’avvocato SEMINARA DARIO, che la

rappresenta e difende giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 513/2006 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 17/06/2006, R.G.N. 1230 e 1569/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/11/2011 dal Consigliere Dott. GIUSEPPINA LUCIANA BARRECA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

POLICASTRO Aldo che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

M.A. propose appello avverso la sentenza del Tribunale di Caltagirone con la quale, in accoglimento della domanda proposta nei suoi confronti da R.R., era stata condannata a rilasciare, in favore di quest’ultima, una casa sita in (OMISSIS) con ingresso da (OMISSIS), ubicata al secondo piano, che l’attrice assumeva di averle concesso in comodato senza termine di rilascio. Dedusse l’appellante che aveva usucapito la proprietà dell’immobile e che per l’accertamento del suo diritto pendeva tra le parti altro giudizio dinanzi al Tribunale di Caltagirone; negò pertanto il rapporto di comodato. L’appellante contestò, con apposito motivo, la statuizione di condanna al pagamento delle spese del primo grado di giudizio.

La Corte d’Appello di Catania ha accolto soltanto tale ultimo motivo d’appello ed ha compensato le spese del primo grado, confermando nel resto la sentenza impugnata e compensando anche le spese di secondo grado.

Avverso la sentenza della Corte d’Appello la M. propone ricorso per cassazione a mezzo di tre motivi. Si difende R. R. con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il Collegio ha raccomandato la motivazione semplificata.

Il presente ricorso per cassazione è soggetto, quanto alla formulazione dei motivi, al regime dell’art. 366 bis c.p.c. (inserito dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6 ed abrogato dalla L. 18 giugno 2008, n. 69, art. 47, comma 1, lett. d), applicabile in considerazione della data di pubblicazione della sentenza impugnata (17 giugno 2006).

1.- Il secondo motivo del ricorso, con il quale si denuncia il vizio di violazione e falsa applicazione dell’art. 295 cod. proc. civ., art. 1158 cod. civ. e art. 163 cod. proc. civ., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, è inammissibile per difettosa formulazione del quesito di diritto. Infatti, il quesito è formulato in termini tali:

(“2) ai fini dell’interruzione dei termini per usucapire sono insufficienti atti stragiudiziali provenienti solo da chi assuma essere proprietario. 3) ai fini dell’avvenuto acquisto per usucapione occorre fare riferimento a quanto dichiarato in atto di citazione e pertanto al fine di accertare la data dell’avvenuto acquisto con la conseguenza che ove si indichi un possesso ultraventennale la data accertata di acquisto della proprietà è anteriore di almeno un anno a quella in cui è stata proposta la domanda. 4) in caso in cui il convenuto per rilascio di immobile dato in comodato eccepisca l’inesistenza di tale contratto non è possibile fissare una data di risoluzione del contratto stesso se previamente non si sia raggiunta la prova certa dell’esistenza di tale contratto”) da rendere pressochè incomprensibile la questione di diritto sottoposta all’esame della Corte, poichè fa riferimento alla disciplina regolatrice dell’usucapione e del contratto di comodato, in termini assolutamente generici e senza fare alcun cenno al caso di specie, in particolare con riguardo alla situazione di fatto e di diritto rispettivamente dedotta da parte attrice e parte convenuta.

Conclusivamente, il quesito di diritto non consente a questa Corte l’individuazione dell’errore di diritto denunciato dai ricorrenti con riferimento alla fattispecie concreta nè l’enunciazione di una regula iuris applicabile anche in casi ulteriori rispetto a quello da decidere con la presente sentenza, poichè di tale caso e delle questioni che esso pone non è fornita alcuna valida sintesi logico- giuridica (cfr. Cass. S.U. n. 26020 del 30 ottobre 2008).

2.- Analoga conclusione va presa con riferimento al terzo motivo di ricorso, con cui è denunciata violazione degli artt. 2721 e 2729 cod. civ. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, concluso col seguente quesito di diritto: “Non è ammesso provare per testi o presunzioni l’esistenza di un contratto di comodato ove l’esistenza di tale contratto sia negata espressamente”.

3.- Quanto al vizio di motivazione, denunciato, con riferimento alla norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5, col secondo motivo di ricorso, va detto del momento di sintesi che questa Corte ha ripetutamente ritenuto indispensabile per una corretta formulazione del quesito ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., nel testo come sopra vigente (cfr., tra le altre, Cass. n. 4556/09). Anche a voler ritenere che questo possa essere individuato nella parte conclusiva dell’illustrazione del motivo (sub 5: “nel caso in cui il convenuto per rilascio di immobile deduca l’inesistenza di un contratto di comodato e eccepisca l’intervenuto acquisto per usucapione, è illogico richiedere che il convenuto stesso indichi una data di cessazione del titolo obbligatorio di cui nega l’esistenza”) essa è comunque inadeguata allo scopo poichè non è dato comprendere come il fatto che si assume controverso (che sembrerebbe essere la data di cessazione del rapporto obbligatorio, peraltro in contrasto con la ratio decidendi della sentenza impugnata che si basa sull’esistenza di un contratto di comodato senza determinazione di termine) sia stato dalla Corte posto a fondamento della sentenza e debba perciò ritenersi decisivo per il giudizio. Va perciò reputata inammissibile anche la censura mossa per insufficiente e contraddittoria motivazione.

4.- Il primo motivo di ricorso, oltre a presentare, al pari degli altri, un quesito di diritto assolutamente generico, è, altresì, inammissibile perchè denuncia la violazione dell’art. 295 cod. proc. civ., in termini tali da rendere il ricorso privo di autosufficienza:

infatti, nell’illustrazione del motivo non risultano gli estremi del giudizio che si assume pendente tra le stesse parti ed avente natura asseritamente pregiudiziale rispetto al presente; nè sono richiamate, nemmeno in sintesi, le domande e le eccezioni ivi formulate; infine, non sono resi noti il grado e lo stato in cui tale giudizio si troverebbe. A ciò si aggiunga che la violazione dell’art. 295 cod. proc. civ. è denunciata con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, piuttosto che con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, come sarebbe stato corretto (cfr. Cass. n. 16992/07).

5.- Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento in favore della resistente delle spese del presente giudizio, che si liquidano complessivamente in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese generali, IVA e CPA come per legge.

Così deciso in Roma, il 24 novembre 2011.

Depositato in Cancelleria il 22 dicembre 2011

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