Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28301 del 11/12/2020

Cassazione civile sez. III, 11/12/2020, (ud. 14/10/2020, dep. 11/12/2020), n.28301

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14553/2017 proposto da:

P.E.O., P.A., P.A.L.,

A.N., elettivamente domiciliati in ROMA, LUNGOTEVERE DEI MELLINI

7, presso lo studio dell’avvocato MASSIMILIANO SILVETTI,

rappresentati e difesi dall’avvocato SABATO TUFANO;

– ricorrenti –

contro

D.L.T., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DONATELLO 75,

presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI DE ROSIS MORGIA,

rappresentata e difesa dall’avvocato ROSARIO MARIO PASQUARELLA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1698/2017 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata

il 10/02/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

14/10/2020 dal Consigliere Dott. PAOLO PORRECA.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che:

D.L.T. proponeva opposizione agli atti di un procedimento coattivo immobiliare promosso dalla stessa nei confronti degli indicati eredi del debitore dell’obbligazione di pagamento riportata nel titolo, deducendo l’illegittimità dell’ordinanza d’improcedibilità pronunciata dal giudice dell’esecuzione per mancanza di trascrizione dell’accettazione dell’eredità, comprensiva del bene staggito, da parte degli esecutati;

il Tribunale, all’esito della fase sommaria, accoglieva l’opposizione osservando che:

– così come l’accettazione, anche tacita, dell’eredità, era necessaria a dimostrare la proprietà del bene pignorato, essenziale a legittimare la vendita, la trascrizione dell’accettazione stessa era parimenti necessaria alla continuità rispetto a quella della futura aggiudicazione, e dunque a rendere utilmente opponibile ai terzi l’acquisto a quest’ultima conseguente;

– nel caso, difettava la trascrizione in parola, sicchè legittimamente era stata affermata l’impossibilità di procedere alla vendita forzata;

– ciò nondimeno, il giudice dell’esecuzione aveva errato omettendo di assegnare il termine di cui all’art. 567 c.p.c., comma 3, posto che, seppure dalla relazione notarile acquisita non risultavano trascrizioni di acquisti “mortis causa” nè atti trascrivibili ex art. 2648 c.p.c., comma 3, emergevano una serie di elementi che deponevano per l’intervenuta accettazione tacita dell’eredità, ed era ben possibile che fosse il creditore a completare la documentazione ipocatastale andando a rinvenire atti utilmente suscettibili di trascrizione, ovvero pure che se li procurasse egli stesso, ad esempio proponendo una domanda di accertamento dell’acquisto per successione dei chiamati e, all’esito della possibile sospensione del procedimento esecutivo, procedendo, nell’ipotesi, alla sua trascrizione con sanatoria “ex post” della richiamata continuità;

avverso questa decisione ricorrono per cassazione A.N., P.A.L., P.A., quali eredi di P.B., articolando due motivi;

resiste con controricorso D.L.T.;

con ordinanza interlocutoria n. 28812 del 2018 questa Corte ha disposto la trasmissione del processo alla Sezione Terza per competenza tabellare;

precedentemente, parte controricorrente aveva depositato memoria illustrativa.

Rilevato che:

con il primo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2643 c.c., nn. 1, 2, 4, art. 2648 c.c., comma 3, art. 2666 c.c., art. 567 c.p.c., poichè il Tribunale avrebbe errato nell’affermare la sussistenza dei presupposti per assegnare i termini per l’integrazione della documentazione ipocatastale atteso che, come dallo stesso constatato, risultava trascritta solo la denuncia di successione, pacificamente inidonea a legittimare la vendita forzata, e neppure constava alcun atto trascrivibile quale accettazione ereditaria, che avrebbe imposto l’atto pubblico, la scrittura privata autenticata ovvero comunque una sentenza di accertamento, nel caso assente;

con il secondo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione degli artt. 112,617,630 c.p.c., poichè il Tribunale avrebbe errato omettendo di pronunciarsi sull’eccepita inammissibilità dell’opposizione formale, posta la necessità di tutelarsi rendendo oggetto invece di reclamo la pronuncia d’improcedibilità dell’esecuzione;

Rilevato che:

preliminarmente deve constatarsi che il ricorso è improcedibile, mancando agli atti, così come nello stesso indice, la relata della notifica della sentenza, indicata in ricorso, a pag.”2, come avvenuta il 20 aprile 2017;

atteso che la sentenza è stata pubblicata il 10 febbraio 2017, viene meno anche la c.d. prova di resistenza, in ipotesi data dalla notificazione del ricorso, qui avvenuta il 1 giugno 2017, nei 60 giorni dalla pubblicazione del provvedimento gravato;

ne consegue l’improcedibilità ex art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2;

va infatti ribadito che il ricorso per cassazione, proposto nel termine breve di sessanta giorni dalla notifica della sentenza impugnata, è improcedibile se il ricorrente, unitamente alla copia autentica della sentenza, non deposita – nei termini di cui all’art. 369 c.p.c., comma 1, anche la relazione di notificazione della stessa, nè il vizio, rilevabile d’ufficio, è sanabile dalla non contestazione da parte del controricorrente (cfr., di recente, Cass., 12/02/2020, n. 3466);

spese secondo soccombenza.

PQM

La Corte dichiara improcedibile il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese processuali di parte controricorrente liquidate in Euro 5.200,00, oltre a 200,00 Euro per esborsi, spese forfettarie e accessori legali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte ricorrente, se dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 14 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 dicembre 2020

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