Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28292 del 04/11/2019

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2019, (ud. 26/06/2019, dep. 04/11/2019), n.28292

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. BERRINO Umberto – rel. Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11377/2017 proposto da:

L.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA GIOVANNI

RANDACCIO N. 1, presso lo studio dell’avvocato LEONARDO MUSA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIANO NATALIZI

ZIZZI;

– ricorrente –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS), in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro

tempore, in proprio e quale mandatario della S.C.C.I. S.P.A. –

Società di Cartolarizzazione dei Crediti I.N.P.S. C.F. (OMISSIS),

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso

l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentati e difesi dagli

avvocati CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, EMANUELE DE ROSE, GIUSEPPE

MATANO, ESTER ADA SCIPLINO, ANTONINO SGROI;

– controricorrenti –

e contro

EQUITALIA SUD S.P.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1884/2016 della CORTE D’APPELLO di LECCE,

depositata il 08/11/2016 R.G.N. 1177/2014;

Il P.M., ha depositato conclusioni scritte.

Fatto

RILEVATO

che:

L.V., titolare di azienda agricola, premesso di

aver aderito al contratto provinciale di riallineamento retributivo del

20.9.2004 valido nella provincia di Brindisi per il periodo 2004-2007,

si oppose al verbale di accertamento col quale l’Inps aveva preteso

differenze contributive sulla base del diverso parametro del salario

medio convenzionale, di importo maggiore rispetto al minimale

contributivo parametrato al minimale retributivo di fonte contrattuale;

il giudice del lavoro del Tribunale di Brindisi

accolse il ricorso ed annullò l’atto impugnato (verbale di accertamento

con conseguente avviso di addebito); impugnata tale decisione da parte

dell’Inps (anche in rappresentanza della società di cartolarizzazione

dei crediti inps S.C.C.I. s.p.a.), la Corte d’appello di Lecce (sentenza

dell’8.11.2016) ha accolto il gravame ed ha rigettato la domanda di

L.V., dopo aver ravvisato la violazione della L. n. 608 del 1996,

art. 5, comma 5, che consentiva una sola variazione ai programmi di

riallineamento contributivo, compresi quelli già stipulati, per cui

nella fattispecie si era avuta una deroga non consentita alla generale

obbligatorietà di corresponsione ai lavoratori dipendenti dei

trattamenti retributivi conformi ai minimi salariali previsti dai

c.c.n.l.;

per la cassazione della sentenza ricorre

L.V. con tre motivi, illustrati da memoria, cui resiste l’Inps con

controricorso; il P.G. ha concluso per il rigetto del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. col primo motivo il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5, comma 5, convertito dalla L. 28 novembre 1996, n. 608 e del D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 20, come sostituito dal D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 9 ter, comma 3, oltre che della L. 23 dicembre 1999, n. 488, art. 63, comma 3, L. n. 388 del 2000, art. 116,artt. 1362 c.c. e segg., nonchè degli artt. 2697 e 1175 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3;

2. in pratica il ricorrente contesta la decisione della Corte

d’appello nella parte in cui ha ritenuto illegittimo il programma di

riallineamento contributivo del 2004 per ritenuta contrarietà al

disposto del D.L. n. 510 del 1996, art. 5, comma 5, convertito nella L. n. 608 del 1996;

3. secondo la tesi di L.V. la normativa da prendere a riferimento è non solo quella di cui alla D.L. n. 510 del 1996, art. 5, convertito nella L. n. 608 del 1996, richiamata dalla Corte di merito, ma anche quella di cui alla L. n. 488 del 1999, art. 63,

comma 3 (vigente all’epoca della stipula dei contratti in discussione)

che aveva espressamente prorogato al 31 dicembre 2000 il termine per la

sottoscrizione di validi accordi territoriali di riallineamento;

4. l’assunto difensivo verte, quindi, sulla considerazione che in

base a quest’ultima normativa l’azienda agricola L. aveva

aderito alla gradualità per il periodo 2000/2003 e alla successiva

rimodulazione (la prima e sola) per gli anni 2004/2007, per cui non

poteva essere condivisa la conclusione cui era giunta la Corte leccese,

secondo la quale l’accordo del 2000 costituiva già la prima variazione

del precedente contratto di gradualità del 1996;

5. aggiunge il ricorrente che l’art. 16 del CPL di Brindisi del

18.12.2000 non richiamava alcun precedente accordo di riallineamento,

proprio perchè non costituiva prosecuzione e/o rimodulazione di alcun

accordo precedente, a differenza dell’art. 19 del CPL di Brindisi del

20.9.2004 che faceva esplicito riferimento al precedente CPL scaduto il

31.12.2003, del quale costituiva, pertanto, prima ed unica variazione;

6. nè poteva ritenersi condivisibile, secondo la presente tesi

difensiva, l’interpretazione secondo cui per “variazione” poteva

intendersi anche la sospensione del percorso di gradualità, atteso che

la stessa – da sola – non incideva nè sui tempi, nè sulle percentuali di

riallineamento, necessitando della riattivazione (nel caso di specie

intervenuta con l’accordo del 20.9.2004) per spiegare effetti di

variazione dei tempi;

7. il motivo è infondato;

invero, il D.L. n. 510 del 1996, art. 5, convertito, con modificazioni, in L. n. 608 del 1996, ha introdotto, al dichiarato fine di sospendere “la condizione di corresponsione dell’ammontare retributivo di cui al D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, art. 6, comma 9, lett. a), b) e c), convertito, con modificazioni, dalla L. 7 dicembre 1989, n. 389”,

l’istituto del riallineamento retributivo, più correttamente,

l’adesione del datore di lavoro all’accordo di riallineamento

retributivo con la previsione del graduale riallineamento dei

trattamenti economici dei lavoratori ai livelli previsti nei

corrispondenti contratti collettivi nazionali di lavoro; ha

riconosciuto, ai predetti accordi, validità pari a quella attribuita ai

contratti collettivi nazionali di lavoro di riferimento, quale requisito

per l’applicazione, a favore delle imprese, di tutte le normative

nazionali e comunitarie. Sempre il richiamato art. 5, al comma 3,

secondo periodo, prevedendo, quanto agli sgravi contributivi, che

“l’applicazione nel tempo dell’accordo provinciale comporta la sanatoria

anche per i periodi pregressi per le pendenze contributive ed a titolo

di fiscalizzazione di leggi speciali in materia e di sanzioni a ciascuna

di esse relative ovvero di sgravi contributivi, per le imprese di cui

al comma 1”, rivela l’intento del legislatore di consentire al datore di

lavoro, che aderisca all’accordo provinciale di riallineamento, di

fruire dei benefici contributivi e della fiscalizzazione degli oneri

sociali limitatamente ai lavoratori già dipendenti del datore di lavoro

al recepimento dell’accordo provinciale incentivandolo con il graduale

recepimento della contrattazione collettiva (al più tardi, entro

trentasei mesi dal recepimento dell’accordo provinciale) e con lo

sgravio contributivo quale conseguenza del dichiarato fine sospensivo

richiamato nell’incipit del più volte richiamato art. 5;

8. è bene ricordare che il D.L. n. 510 del 1996, art. 5, comma 5, convertito dalla L. n. 608 del 1996,

testualmente recita quanto segue: “E’ ammessa una sola variazione ai

programmi di riallineamento contributivo, compresi quelli già stipulati,

limitatamente ai tempi ed alle percentuali fissati dagli accordi

provinciali, purchè tale modifica sia oggettivamente giustificata da

intervenuti rilevanti eventi non prevedibili e che incidano

sostanzialmente sulle valutazioni effettuate al momento della

stipulazione dell’accordo territoriale, ed a condizione che l’intesa di

aggiustamento sia sottoscritta dalle medesime parti che hanno stipulato

il primitivo accordo”;

9. orbene, la L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116,

commi 1-7, pur mantenendo fermo l’intero quadro normativo vigente in

materia, ha integrato gli effetti della contrattazione da riallineamento

sotto l’aspetto contributivo, prevedendo uno sgravio sulla retribuzione

dovuta nella misura della L. n. 608 del 1996,

art. 5, comma 4. Per tal motivo, la riapertura dei termini operata

dalla norma è stata limitata alla sola possibilità di recepimento dei

contratti già stipulati e non alla stipula ex novo di nuovi accordi

provinciali di riallineamento;

10. inoltre, in ossequio al dettato della Commissione Europea, la

legittimità dell’aiuto statale alle imprese riposa sulla limitazione nel

tempo. Così della L. n. 608 del 1996,

art. 5, comma 2, aveva concesso 12 mesi di tempo per stipulare gli

accordi territoriali e quelli aziendali di recepimento da depositare

presso gli Uffici Provinciali del lavoro e presso le sedi dell’INPS;

11. si è, quindi, avuta l’esplicita previsione normativa, introdotta solo con la L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 116,

dello sgravio contributivo concesso ai datori di lavoro che abbiano

aderito ad un accordo di riallineamento entro un anno dalla decisione

della Commissione delle Comunità Europee. Si è trattato di stabilire una

disciplina per favorire l’emersione del lavoro irregolare rivolta ai

datori di lavoro che abbiano aderito ad un accordo di riallineamento nel

termine annuale dalla decisione della Commissione delle Comunità

Europee, per la durata del programma di riallineamento, e comunque per

non più di cinque anni, con condizioni, anche temporali, e requisiti per

fruire dello sgravio contributivo;

12. la citata Decisione della Commissione Europea in materia di

aiuto di Stato n. 236/A/2000, contenente misure a favore della

regolarizzazione dell’economia sommersa, è del 17.10.2000, per cui ha

ragione la difesa dell’Inps nel sostenere che il termine ultimo di un

anno di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 1, per il recepimento, da parte delle imprese, dei contratti di riallineamento, regolati ai sensi e alle condizioni del D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5, scadeva il 17.10.2001;

13. ne consegue che è, altresì, fondato il rilievo dell’Inps

secondo cui l’applicazione dell’accordo provinciale del 20.9.2004,

contemplante all’art. 19 il programma di riallineamento retributivo, era

da considerare nella specie illegittima, posto che detto accordo era

stato sottoscritto tre anni dopo il termine ultimo di efficacia

dell’istituto del riallineamento invocato ai fini dei pretesi sgravi

contributivi;

14. erra, quindi, il ricorrente L. nel ritenere che tale

accordo fosse da considerare valido in quanto attraverso lo stesso era

stata attuata la prima ed unica rimodulazione al programma di

riallineamento già definito dal precedente contratto provinciale di

lavoro 2000 – 2003, in quanto una tale interpretazione trascura il dato

normativo rilevante dell’osservanza del termine di un anno (scadente il

17.10.2001), di cui alla L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 1, per il

recepimento, da parte delle imprese, dei contratti di riallineamento,

regolati ai sensi e alle condizioni del D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5;

15. ne consegue che l’applicazione, ai fini dei relativi sgravi,

del contratto provinciale di riallineamento retributivo sottoscritto il

20.9.2004, ovverosia a circa tre anni di distanza dalla predetta

scadenza del 17.10.2001, è da ritenere eseguita in evidente violazione

di quanto previsto dal combinato disposto di cui al D.L. 1 ottobre 1996, n. 510, art. 5, comma 5, convertito con L. n. 608 del 1996 e della L.n. 388 del 2000, art. 116, comma 1;

16. col secondo motivo il ricorrente deduce la violazione e/o falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, dell’art. 1175 c.c. e del D.Lgs. n. 375 del 1993, art. 6,

comma 1, che nel settore agricolo impone in via preliminare le

verifiche, gli accertamenti e la liquidazione dei contributi da parte

dell’Inps, che predispone ed invia i modelli di pagamento trimestrali,

non essendo ammessa l’autoliquidazione;

17. in sostanza, il ricorrente si duole del fatto che dalla visione

delle copie dei prospetti di modello di richiesta di pagamento relativi

agli anni 2004 e 2005 prodotti in primo grado (modello “DMAG”) era

possibile riscontrare che aveva pagato l’intero importo contributivo

calcolato e richiesto dall’Inps, per cui non poteva essere incorso in

alcuna violazione prevista per i casi di omesso o parziale pagamento dei

contributi richiesti;

18. il motivo denota, anzitutto, un profilo di inammissibilità,

stante la novità della questione esposta che non risulta essere stata

affrontata in sede d’appello, non essendovene traccia nell’impugnata

sentenza; nè il ricorrente ha fornito elementi atti a far ritenere che

la stessa sia stata dibattuta in prime cure; in ogni caso la censura è

infondata, posto che il calcolo del montante contributivo è stato

eseguito sulla base degli elementi forniti dal medesimo contribuente

all’ente di previdenza tramite l’invio telematico dell’apposito modello

“DMAG”; infatti, attraverso tale modello vengono denunciati

periodicamente i lavoratori occupati alle dipendenze di aziende agricole

con la dichiarazione dei dati retributivi e contributivi degli stessi

dipendenti ai fini dell’accertamento e della riscossione dei contributi;

19. col terzo motivo si assume che la sentenza è viziata ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione ed erronea applicazione di norme di legge (L. n. 338 del 2000, art. 116 e D.L. n. 338 del 1989, art. 6, conv. in L. n. 389 del 1989)

in relazione agli importi richiesti a titolo di somme aggiuntive e alla

revoca dei benefici contributivi e fiscalizzazioni nel settore

agricolo;

20. in particolare si addebita all’impugnata sentenza l’errata

applicazione delle sanzioni, contestandosi il presupposto della

sussistenza di una ipotesi di evasione contributiva; inoltre, si

contesta la revoca dei benefici contributivi, deducendosi al riguardo

l’insussistenza di un’ipotesi di colpa dell’azienda agricola;

21. il motivo è, anzitutto, inammissibile in considerazione della

novità delle questioni prospettate rispetto a quelle affrontate

nell’impugnata sentenza; in ogni caso trattasi di censure infondate, sia

perchè l’accertata illegittimità dell’applicazione di un contratto di

riallineamento retributivo ai fini del conseguimento di sgravi

contributivi integra un’ipotesi di evasione del pagamento dei contributi

dovuti, in assenza di una prova della sussistenza del diritto alla

fruizione dei suddetti sgravi da parte del soggetto interessato ad

avvalersene, sia perchè la rilevata insussistenza del diritto al

conseguimento di tali sgravi legittimava la revoca del relativo

beneficio indebitamente usufruito;

22. il ricorso va, pertanto rigettato, con condanna del ricorrente

al pagamento in favore dell’Inps delle spese del presente giudizio,

liquidate come da dispositivo, in base al principio della soccombenza;

non va, invece, adottata alcuna statuizione nei confronti della società

Equitalia Sud s.p.a. che è rimasta solo intimata; sussistono, infine, i

presupposti per la condanna del soccombente al pagamento dell’ulteriore

importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il

ricorso, a norma del

D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento

delle spese in favore dell’Inps nella misura di Euro 4200,00, di cui

Euro 4000,00 per compensi professionali, oltre spese generali al 15% ed

accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13,

comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il

versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di

contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello

stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 26 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA