Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28282 del 18/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 28282 Anno 2013
Presidente: CIRILLO ETTORE
Relatore: MELONI MARINA

SENTENZA

sul ricorso 31327-2007 proposto da:
BONETTI FAUSTO, elettivamente domiciliato in ROMA VIA
MARCELLO PRESTINARI 13, presso lo studio
dell’avvocato RAMADORI GIUSEPPE, rappresentato e
difeso dall’avvocato D’ARRIGO DOMENICO giusta delega
in calce;
– ricorrente contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

Data pubblicazione: 18/12/2013

- con troricorrente nonchè contro

EQUITALIA ESATRI SPA;
– intimato –

avverso la sentenza n. 51/2007 della

27/02/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 05/11/2013 dal Consigliere Dott. MARINA
MELONI;
udito per il ricorrente l’Avvocato D’ARRIGO che ha
chiesto l’accoglimento;
udito per il controricorrente l’Avvocato D’ASCIA che
si riporta al controricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PASQUALE FIMIANI che ha concluso per
il rigetto del ricorso.

COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di BRESCIA, depositata il

Svolgimento del processo
Il contribuente Bonetti Fausto

riceveva la

cartella di pagamento notificata in data 23/4/2004

al controllo della dichiarazione presentata
nell’anno 2000 relativa all’anno 1999 ai sensi
dell’art. 36 bis DPR 600/1973 e art. 54 DPR
633/1972.
Il contribuente presentava ricorso avverso la
cartella di pagamento (e separato ricorso avverso
l’avviso di accertamento per IVA 1999) davanti alla
Commissione Tributaria provinciale di Brescia
rilevando l’illegittimità della stessa, tra
l’altro, per effetto della dichiarazione
integrativa, presentata ai fini delle imposte
dirette ed IVA per gli anni dal 1997 al 2001, ai
sensi dell’art. 9 legge 289/02. La CTP di Brescia,

per la somma complessiva di e 122.936,20 relativa

riuniti i ricorsi, li rigettava e condannava il
ricorrente al pagamento delle spese di lite.
Su ricorso in appello proposto dal contribuente, la
Commissione tributaria regionale della Lombardia,
con sentenza nr.51/63/2007 depositata in data
27/2/2007,confermava la sentenza di primo grado.
Avverso la sentenza della Commissione Tributaria
1

o-n

regionale

della

Lombardia

ha

proposto ricorso per cassazione Bonetti Fausto con
due motivi e l’Agenzia delle Entrate ha resistito
con controricorso.

Con il primo motivo di ricorso Bonetti Fausto
lamenta

violazione

e

falsa

applicazione

dell’art. 54 bis DPR 633/1972 in relazione
all’art. 360 comma 1 nr.3 cpp in quanto la CTR
ha rigettato il gravame del contribuente e
confermato la decisione di primo grado,
ritenendo legittimo l’operato dell’Ufficio che,
avvalendosi dei poteri di cui all’art. 54 bis,
ha proceduto ad una vera e propria rettifica
della dichiarazione IVA e non solo alla
correzione di errori di calcolo ed errori
materiali come previsto dalla citata norma.
Il motivo è infondato e deve essere respinto.
E’ vero infatti che la norma di cui all’art. 54
bis DPR 633/1972 prevede la correzione di errori
materiali in base alla quale l’Ufficio procede
alla liquidazione dell’imposta sulla base dela
dichiarazione presentata, avvalendosi di
procedure

automatizzate.
2

Tuttavia

nella

MOTIVI DELLA DECISIONE

fattispecie
totalmente

il
omesso

contribuente aveva
di

produrre

fatture

e

documentazione di prova per giustificare il
preteso diritto al rimborso e quindi l’Ufficio
ha proceduto a notificare avviso di accertamento

dichiarazione. Il riferimento all’art. 54 bis
DPR 633 del 26/10/1972, pur contenuto nella
cartella di pagamento, appare quindi irrilevante
in presenza di notifica al contribuente di
regolare avviso di accertamento.
A tal riguardo, in tema di omessa produzione
della documentazione contabile da parte del
contribuente, è stato chiarito che “In tema di
IVA, ove l’Amministrazione finanziaria contesti
al contribuente l’indebita detrazione
dell’imposta pagata per l’acquisizione di beni o
servizi, spetta al contribuente l’onere di
provare la legittimità e la correttezza della

e successivamente alla rettifica della

detrazione mediante l’esibizione delle
corrispondenti fatture annotate nell’apposito
registro. Pertanto, quando il predetto soggetto
non è in grado di dimostrare la fonte che
giustifica la detrazione per aver denunciato un
furto della contabilità, non spetta
all’Amministrazione operare un esame incrociato
3

m

dei dati contabili
attivarsi

ma al contribuente

attraverso

la

ricostruzione

del

contenuto delle fatture emesse, con
l’acquisizione – presso i fornitori – della
copia delle medesime. Né la denuncia di furto è

fatti controversi, se priva della precisa
indicazione riguardante le singole fatture e il
loro contenuto specifico.” (sez. 5, Sentenza n.
1650 del 27/01/2010).
Con il secondo motivo di ricorso il contribuente
lamenta

violazione

e

falsa

applicazione

dell’art. 9 legge 289/2002 in relazione
all’art. 360 nr.3 cpc perché la CTR ha ritenuto
che la presentazione dell’istanza di condono non
impedisce l’accertamento dei crediti del
contribuente posti a base delle richieste di
rimborso.
Il secondo motivo di ricorso è infondato.

di per se stessa sufficiente a dare prova dei

Infatti, in ordine alla vicenda in esame ed agli
effetti del condono ex art. 9 legge 289/2002 si
è pronunciata questa Corte con Sez. 5, Sentenza
n. 375 del 12/01/2009 : “In tema di condono
fiscale, la previsione dell’art. 9, comma 9,
della legge 27 dicembre 2002, n. 289, per il
4

r

quale la definizione

automatica

non

modifica l’importo degli eventuali rimborsi e
crediti derivanti dalle dichiarazioni presentate
ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, se
comporta che nessuna modifica di tali importi

automatica, non sottrae all’ufficio il potere di
contestare il credito. Pertanto, quando sia
stato chiesto il rimborso dell’IVA e l’ufficio
abbia motivo di ritenerla mai versata,
trattandosi di operazioni inesistenti, l’Erario
non è tenuto, per automatico effetto del
condono, a procedere al rimborso, né gli è
inibito l’accertamento diretto a dimostrare
l’inesistenza del diritto a conseguirlo, atteso
che il condono fiscale elide in tutto o in
parte, per sua natura, il debito fiscale, ma non
opera sui crediti che il contribuente possa
vantare nei confronti del fisco, i quali restano
soggetti all’eventuale contestazione da parte

può essere determinata dalla definizione

dell’ufficio.”
In

ogni

caso

secondo

la

giurisprudenza

comunitaria, il condono tombale di cui all’art.9
legge 289 del 27 dicembre 2002 è inoperante in
materia di IVA per contrasto con il diritto
comunitario (CGCE C-132/06) e comunque il comma
5

r,

ESENTE P , – .77!”,,T”,’..
Al

9 prevede l’espressa

salvezza

delle

attività liquidatorie ex art. 36 bis DPR 600 ed
omologo art. 54 bis decreto IVA (12360/2011).
Per quanto sopra il ricorso deve essere
rigettato ed il ricorrente condannato alle spese

P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna Bonetti Fausto al
pagamento delle spese di giudizio che si liquidano
in

e

8.000,00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio della
V sezione civile il 5/11/2013
Il consigliere estensore

Il Presidente

del giudizio di legittimità.

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