Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2828 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2828

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18183-2020 proposto da:

B.J., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TRIONFALE, n.

5637, presso lo studio dell’avvocato GABRIELE FERABECOLI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronol. 3664/2020 del TRIBUNALE di MILANO,

depositato il 02/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto ricorso, sulla base di tre motivi, avverso il decreto del Tribunale di Milano del 2.4.2020, che ha respinto il ricorso avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;

– che non svolge difese il Ministero intimato.

Diritto

CONSIDERATO

– che il ricorso deduce:

1) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 14,35, non avendo il Tribunale disposto una nuova audizione del richiedente, pur mancando in atti la videoregistrazione;

2) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, perché il Tribunale non ha assolto all’onere di cooperazione istruttoria, con riguardo alla situazione del Senegal;

3) violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, perché certamente il richiedente si trova in una situazione di vulnerabilità ed il giudice non ha valorizzato i corsi di italiano seguiti ed i contratti stipulati;

– che il Tribunale ha ritenuto, anzitutto, il richiedente – cittadino senegalese, il quale narra di essere fuggito per timore di vendetta da parte di suoi familiari, in relazione ad un fratellastro ucciso, nonché di sanzioni penali – non è credibile, ampiamente argomentandone le ragioni; ed ha rilevato il mancato compimento di ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda e la mancanza di elementi adeguati, da cui desumersi che la situazione del soggetto sia quella narrata;

– che il giudice del merito ha, dunque, ritenuto insussistenti i presupposti normativi per il rifugio e la protezione sussidiaria, ritenendo il racconto non idoneo, dato il narrato, a rivelare la sussistenza dei presupposti previsti per la concessione delle forme di protezione richieste, evidenziando come dalle stesse dichiarazioni rese risultino insussistenti, già in astratto, i presupposti giuridici richiesti per riconoscere lo status di rifugiato e la protezione sussidiaria;

– che Tribunale, con riguardo al citato art. 14, lett. c), ha escluso che sussistano lo stato di guerra conclamato o il conflitto generalizzato, tali da integrare i presupposti di legge, dopo ampissimo esame delle fonti aggiornate sul paese di origine;

– che, infine, il giudice ha rilevato l’assenza di ogni deduzione di profili di vulnerabilità integranti il presupposto della protezione umanitaria, non essendo essa integrata dalla dedotta frequenza di corsi di lingue, avendo il richiedente dichiarato di risiedere tuttora presso il centro di accoglienza, onde si tratta solo delle attività ivi rese fruibili per i richiedenti, mentre la completa inattendibilità sui motivi dell’espatrio neppure fondano il timore di subire in Senegal una grave violazione dei diritti umani;

– che il primo motivo è inammissibile, avendo, al contrario dell’assunto, il tribunale proceduto alla fissazione dell’udienza ed a ricevere le dichiarazioni del richiedente;

– che, quanto al secondo e terzo motivo, deve rilevarsi come non sia neanche censurata la ratio esposta dal provvedimento impugnato, il quale anzitutto ha escluso la stessa credibilità del racconto: e, al riguardo, questa Corte ha ormai chiarito come “In tema di protezione internazionale, l’attenuazione dell’onere probatorio a carico del richiedente non esclude l’onere di compiere ogni ragionevole sforzo per circostanziare la domanda D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 3, lett. a), essendo possibile solo in tal caso considerare “veritieri” i fatti narrati; la valutazione di non credibilità del racconto, costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito il quale deve valutare se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c), ma pur sempre a fronte di dichiarazioni sufficientemente specifiche e circostanziate” (Cass., ord. 30 ottobre 2018, n. 27503) e che “In materia di protezione internazionale, l’accertamento del giudice di merito deve innanzi tutto avere ad oggetto la credibilità soggettiva della versione del richiedente circa l’esposizione a rischio grave alla vita o alla persona; qualora le dichiarazioni siano giudicate inattendibili alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non occorre procedere ad un approfondimento istruttorio officioso circa la prospettata situazione persecutoria nel Paese di origine, salvo che la mancanza di veridicità derivi esclusivamente dall’impossibilità di fornire riscontri probatori” (Cass. 27 giugno 2018, n. 16925; v. pure Cass., ord. 5 febbraio 2019, n. 3340); ed il giudizio di attendibilità del richiedente è giudizio sul fatto, non riproponibile in sede di legittimità;

– che, in particolare, il giudice del merito, nell’apprezzamento della credibilità del racconto del richiedente, si è attenuto al principio di procedimentalizzazione legale della decisione avendo operato la propria valutazione, alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5, prendendo in considerazione, con delibazione non atomistica ma complessiva, tutte le circostanze dedotte in giudizio, mentre le censure mosse con il ricorso (che non mettono in rilievo ulteriori e decisivi elementi di fatto la cui valutazione sarebbe stata pretermessa) sono orientate piuttosto a criticare l’apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito, costituente però è quaestio facti, censurata (in modo inammissibile) alla luce del paradigma di cui al previgente art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in guisa di vizio motivazionale e non di omesso esame di un fatto decisivo e discusso tra le parti;

– che va altresì ribadito il principio consolidato, secondo cui è manifestamente inammissibile la doglianza concernente il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), atteso che, in presenza delle dichiarazioni inattendibili dello straniero, neppure occorre un approfondimento istruttorio officioso in riferimento all’accertamento dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato o di quelli per il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui alle citate disposizioni; mentre è compiuta ed ampia la valutazione, da parte del giudice del merito, della situazione oggettiva del paese di provenienza, in rapporto ai presupposti di riconoscimento della protezione di cui al citato art. 14, lett. c), in base a COI aggiornate e attendibili, che il ricorrente censura in modo affatto generico e non congruente (cfr. Cass. n. 7912 del 2021; n. 6897 del 2020; n. 21142 del 2019; n. 27503 del 2018);

– che, del pari, il Collegio di prime cure ha puntualmente esaminato, come dianzi già evidenziato, le condizioni socio-politiche del paese di provenienza, puntualizzando come il richiedente non ebbe a dedurre alcuna situazione particolare di sua specifica vulnerabilità (cfr. Cass. n. 9304 del 2019);

– che, avendo il giudice del merito compiutamente approfondito l’esame in fatto della situazione nel rispetto dei principi enunciati da questa Corte in materia ed esponendo le ragioni per le quali ha reputato il richiedente privo dei requisiti idonei al riconoscimento dello status o della protezione sussidiaria o umanitaria, nessuna censura può essere promossa in questa sede, trattandosi, per l’appunto, di valutazioni fattuali non sindacabili dinanzi al giudice di legittimità (cfr., in termini, Cass. n. 4053, 4054 e 4055 del 2020; n. 1777 e 1778 del 2020; n. 21283 del 2019);

– che non occorre provvedere sulle spese.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto che sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, ove dovuto il contributo unificato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

 

 

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