Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28261 del 04/11/2019

Cassazione civile sez. I, 04/11/2019, (ud. 19/09/2019, dep. 04/11/2019), n.28261

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13624/2018 proposto da:

S.B., elettivamente domiciliato in Roma Viale Carso 23

presso lo studio dell’avvocato Angelelli Mario Antonio che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

e contro

Ministero Dell’interno 80185690585, elettivamente domiciliato in Roma

Via Dei Portoghesi 12 Avvocatura Generale Dello Stato. che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6786/2017 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 26/10/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/09/2019 dal cons. MARULLI MARCO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. S.B., cittadino del Gambia, ricorre a questa Corte avverso l’epigrafata sentenza con la quale la Corte d’Appello di Roma, attinta dal medesimo ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 19, e art. 702 quater c.p.c., pur riformando in punto di rito l’impugnata decisione di primo grado, ha nel merito respinto l’istanza di accesso del medesimo alle misure di protezione internazionale ed umanitaria e ne chiede la cassazione sul rilievo 1) della violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, commi 3 e 5, ed D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, artt. 8 e 27, poichè la Corte decidente non avrebbe ritenuto credibili i fatti narrati dal ricorrente, malgrado egli avesse indicato con precisione le ragioni del suo allontanamento dal paese di origine, non si sarebbe attenuta al dovere di cooperazione istruttoria segnatamente con riguardo alla sivazione politica interna del Gambia ed avrebbe ignorato la documentazione clinica prodotta nel corso del procedimento; 2) della violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), e D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8 e 27, poichè la Corte decidente, astenendosi da ogni indagine, non avrebbe riconosciuto la sussistenza di una minaccia grave per la vita del ricorrente, malgrado la situazione politica interna del Gambia sia caratterizzata da atti di violenza indiscriminata e da conflitti interni; 3) della violazione dell’art. 3, CEDU e del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, e art. 19, poichè la Corte decidente avrebbe denegato la protezione umanitaria, malgrado il ricorrente avesse rappresentato in modo chiaro e coerente le ragioni del suo allontanamento ed avesse documentato il proprio precario stato di salute; 4) della violazione dell’art. 10 Cost. poichè la Corte decidente avrebbe denegato il riconoscimento dello status di rifugiato malgrado nel paese di origine non fossero riconosciute le libertà democratiche garantita dalla nostra Costituzione.

Al proposto ricorso resiste l’amministrazione intimata con controricorso. Memoria del ricorrente ex art. 380 bis1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2. Il primo ed il secondo motivo di ricorso, esaminabili congiuntamente in quanto afferenti al medesimo tema decisionale, sono inammissibili in relazione a ciascuna censura declinata.

Inammissibili risultano laddove intendono porre in discussione il giudizio di non attendibilità enunciato dal decidente in ordine ai fatti narrati dal ricorrente, essendosi già affermato da questa Corte che “la valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma. 5, lett. c). Tale apprezzamento di fatto è censurabile in cassazione solo ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, come mancanza assoluta della motivazione, come motivazione apparente, come motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito” (Cass., Sez. I, 5/02/2019, n. 3340).

Inammissibili, si rivelano anche laddove rimproverano al decidente l’inadempimento del dovere di cooperazione istruttoria, poichè in linea più generale deve essere confermato il principio che l’attivazione del dovere di cooperazione istruttoria postula la credibilità del narrante, sicchè esso “non scatta laddove sia stato proprio il richiedente a declinare, con una versione dei fatti inaffidabile o inattendibile, la volontà di cooperare, quantomeno in relazione all’allegazione affidabile degli stessi” (Cass., Sez VI-I, 20/12/2018, n. 33096).

Peraltro, anche nel caso, in cui accedendo ad una diversa lettura esegetica, si ritenesse che il predetto dovere, allorchè sia allegata l’ipotesi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), “non trovi ostacolo nella non credibilità delle dichiarazioni rese dal richiedente stesso riguardo alla propria vicenda personale, sempre che il giudizio di non credibilità non investa il fatto stesso della provenienza dell’istante dall’area geografica interessata alla violenza indiscriminata che fonda tale forma di protezione” (Cass., Sez. I, 24/05/2019, n. 14283), nondimeno anche in tal caso “l’attenuazione del principio dispositivo derivante dalla “cooperazione istruttoria”, cui il giudice del merito è tenuto, non riguarda il versante dell’allegazione, che anzi deve essere adeguatamente circostanziata, ma la prova” (Cass., Sez. I, 31/01/2019, n. 3016). E su questo presupposto, atteso perciò l’onere di allegazione che compete al ricorrente, non è autosufficiente il ricorso per cassazione che ometta come qui di riprodurre in extenso lo specifico motivo di gravame sottoposto al decidente ed inteso ad evidenziare il rischio cui, in relazione alle circostanze indicate dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), il ricorrente andrebbe soggetto in caso di rimpatrio (Cass., Sez. I, 17/05/2019, n. 13043).

3. Il terzo motivo è anch’esso inammissibile, poichè, pur in disparte dal fatto che esso prospetta in guisa di errore di diritto un vizio di natura motivazionale (“è stata fornita una motivazione del tutto carente ed inadeguata da parte della Corte di Appello di Roma”), è inteso a sollecitare una rivisitazione dell’apprezzamento di fatto operato dal decidente di merito, richiedendo che sulle medesime allegazioni sottoposte al suo esame – e già da esso negativamente apprezzate affermando che non si desumano da esse “specifici elementi tali da far ravvisare una situazione di particolare vulnerabilità” e che la sindrome depressiva dedotta è elemento che “appare insufficiente e non adeguata per il riconoscimento di tale forma di tutela” – abbia luogo il giudizio sostitutivo di questa Corte, senza tuttavia darsi cura di considerare funzione e i limiti del giudizio di legittimità.

4. Il quarto motivo è infondato poichè, come reiteratamente affermato da questa Corte “il diritto di asilo è interamente attuato e regolato attraverso la previsione delle situazioni finali previste nei tre istituti costituiti dallo “status” di rifugiato, dalla protezione sussidiaria e dal diritto al rilascio di un permesso umanitario, ad opera della esaustiva normativa di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, ed al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, cosicchè non v’è più alcun margine di residuale diretta applicazione del disposto di cui all’art. 10 Cost., comma 3″ (Cass., Sez., VI-I, 19/04/2019, n. 11110).

5. Il ricorso va dunque respinto.

6. Spese alla soccombenza e doppio contributo.

P.Q.M.

Respinge il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro 2100,00, oltre spese prenotate a debito se dovute.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Prima Civile, il 19 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2019

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