Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28258 del 24/12/2020

Cassazione civile sez. trib., 11/12/2020, (ud. 18/09/2020, dep. 11/12/2020), n.28258

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. LO SARDO Giuseppe – Consigliere –

Dott. MONDINI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. PEPE Stefano – Consigliere –

Dott. TADDEI Margherita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27458-2016 proposto da:

A.G., L.G.S., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA ARNO 38, presso lo studio dell’avvocato GIANLUCA MONCADA,

rappresentati e difesi dall’avvocato L.G.S.;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE AGRIGENTO TERRITORIO in

persona del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, che la rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 1331/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO, depositata il 07/04/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/09/2020 dal Consigliere Dott. ANTONIO MONDINI.

 

Fatto

PREMESSO

che:

1. A.G. e L.G.S. ricorrono, con due motivi, per la cassazione della sentenza emessa il 7 aprile 2016 dalla commissione tributaria regionale della Sicilia con n. 1331, a conferma del rigetto dell’impugnazione proposta da essi ricorrenti avverso gli avvisi di accertamento catastale di un fabbricato (“piscina e annessi locali tecnici”) mai dichiarato;

2.11Agenzia delle entrate ha depositato memoria di costituzione tardiva; considerato che:

1.con il primo motivo di ricorso viene lamentata la violazione o falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3 e L. n. 212 del 2000, art. 7 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. I ricorrenti, nello specifico, deducono che gli avvisi non contenevano la descrizione delle trasformazioni edilizie a cui si riferiva l’accatastamento;

2. con il secondo motivo di ricorso, viene lamentata la “violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c.”. I ricorrenti deducono che l’Agenzia non aveva dato prova dell’esistenza di una “costruzione soggetta all’obbligo di accatastamento”. Aggiungono che, per converso, essi ricorrenti, mediante una perizia tecnica prodotta in secondo grado e mai contestata, avevano dato prova del fatto che la costruzione alla quale gli avvisi erano riferiti non era soggetta all’obbligo di accatastamento trattandosi di struttura “inutilizzabile per cedimento strutturale”;

3.il primo motivo è infondato. La commissione tributaria regionale ha richiamato del D.L. n. 262 del 2006, l’art. 2, comma 36, che recita: “L’Agenzia del territorio, anche sulla base delle informazioni fornite dall’AGEA e delle verifiche, amministrative, da telerilevamento e da sopralluogo sul terreno, dalla stessa effettuate nell’ambito dei propri compiti istituzionali, individua i fabbricati iscritti al catasto terreni per i quali siano venuti meno i requisiti per il riconoscimento della ruralità ai fini fiscali, nonchè quelli che non risultano dichiarati al catasto. L’Agenzia del territorio, con apposito comunicato da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale, rende nota la disponibilità, per ciascun comune, dell’elenco degli immobili individuati ai sensi del periodo precedente, comprensivo, qualora accertata, della data cui riferire la mancata presentazione della dichiarazione al catasto, e provvede a pubblicizzare, per i sessanta giorni successivi alla pubblicazione del comunicato, presso i comuni interessati e tramite gli uffici provinciali e sul proprio sito internet, il predetto elenco, con valore di richiesta, per i titolari dei diritti reali, di presentazione degli atti di aggiornamento catastale redatti ai sensi del regolamento di cui al D.M. 19 aprile 1994, n. 701. Se questi ultimi non ottemperano alla richiesta entro sette mesi dalla data di pubblicazione del comunicato di cui al periodo precedente, gli uffici provinciali dell’Agenzia del territorio provvedono con oneri a carico dell’interessato, alla iscrizione in catasto attraverso la predisposizione delle relative dichiarazioni redatte in conformità al regolamento di cui al D.M. 19 aprile 1994, n. 701, e a notificarne i relativi esiti. Le rendite catastali dichiarate o attribuite producono effetto fiscale, in deroga alle vigenti disposizioni, a decorrere dal 1 gennaio dell’anno successivo alla data cui riferire la mancata presentazione della denuncia catastale, ovvero, in assenza di tale indicazione, dal 1 gennaio dell’anno di pubblicazione del comunicato di cui al secondo periodo. Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia del territorio, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, sono stabilite modalità tecniche ed operative per l’attuazione del presente comma. Si applicano le sanzioni per le violazioni previste dal R.D.L. 13 aprile 1939, n. 652, art. 20 convertito, con modificazioni, dalla L. 11 1939, n. 1249, e successive modificazioni”. La motivazione dell’atto tributario assolve ad una pluralità di funzioni: consente all’amministrazione di ripensare la propria determinazione prima che la stessa sia esternata; consente al destinatario dell’atto di conoscere l’iter logico giuridico seguito dall’amministrazione e così di valutare se prestare acquiescenza al provvedimento o se impugnarlo e, in quest’ultima ipotesi, di enunciare in modo compiuto i motivi di ricorso; consente al giudice di fronte al quale l’atto sia impugnato di valutarne la legittimità. Per quanto d’interesse del contribuente l’obbligo di motivazione non può quindi intendersi in senso formalistico come riferibile cioè anche a fatti già noti al contribuente medesimo. Nel caso di specie, la motivazione degli avvisi non necessariamente doveva comprendere l’indicazione delle trasformazioni edilizie de quibus posto che queste ultime – per la previsione di legge richiamata dalla commissione e sopra riportata – erano già state pubblicizzate ed erano pertanto da ritenersi note ai ricorrenti;

4.il secondo motivo di ricorso è infondato. Merita premettere che, ai sensi del D.M. Finanze 2 gennaio 1998, n. 1, art. 2 recante norme regolamentari in tema di costituzione del catasto dei fabbricati, è soggetta ad iscrizione in catasto ogni unità immobiliare -ossia ogni porzione di fabbricato, fabbricato, insieme di fabbricati o area, che, “nello stato in cui si trova e secondo l’uso locale, presenta potenzialità di autonomia funzionale e reddituale”, e che, ai sensi dell’art. 3 del medesimo D.M. le “costruzioni inidonee ad utilizzazioni produttive di reddito, a causa dell’accentuato livello di degrado” sono soggette a iscrizione senza attribuzione di rendita. Nella sentenza impugnata si legge che dagli atti processuali risultavano “documentati consistenti variazioni (edilizie) alla particella n. (OMISSIS) foglio (OMISSIS) non denunciate dai ricorrenti”, che i contribuenti avevano contestato i presupposti dell’obbligo di denuncia catastale sul motivo che le opere non erano state ancora terminate, che l’ufficio aveva “documentato già in prime cure la costruzione di una piscina in sufficiente stato di manutenzione e fruibilità”, che, infine, dalla perizia di parte “non risultavano in corso lavori mentre veniva confermato l’ampliamento non denunciato pur considerato di fatto inutilizzabile e di scarsa consistenza”. Per quanto emerge dalla sentenza dunque il thema probandum era costituito dalla sussistenza di “nuove opere definite” e così – in quanto, cioè, terminate – soggette ad accatastamento. La commissione, con affermazione legata al merito e insindacabile in questa sede, ha dato conto della prova fornita dall’ufficio e del fatto che niente in senso contrario emergeva dalla perizia di parte. Non è ravvisabile alcuna violazione dell’art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c.. Si aggiunge per completezza che, con il motivo in esame, i ricorrenti paiono inoltre spostare inammissibilmente l’attenzione su circostanza – essere l’immobile oggetto degli avvisi “inutilizzabile” – diversa da quella che ha costituito il thema probandum (e, per inciso, rilevante ai fini non dell’obbligo di accatastamento ma, eventualmente, come stabilito dal D.M. 2 gennaio 1998, richiamato art. 3 dell’attribuzione di rendita);

5. il ricorso deve essere rigettato;

6. non vi è luogo a pronuncia sulle spese in quanto l’Agenzia delle entrate non ha svolto attività difensiva;

7. ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater i ricorrenti sono tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per l’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso;

ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater i ricorrenti sono tenuti a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 18 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 dicembre 2020

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