Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28251 del 11/12/2020

Cassazione civile sez. trib., 11/12/2020, (ud. 07/10/2020, dep. 11/12/2020), n.28251

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. STALLA Giacomo Maria – rel. Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. BALSAMO Milena – Consigliere –

Dott. D’ORIANO Milena – Consigliere –

Dott. PANDOLFI Catello – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 31440-2018 proposto da:

COMUNE DI RIVALTA, in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, presso lo studio dell’Avvocato GUIDO FRANCESCO

ROMANELLI, che lo rappresenta e difende assieme all’Avvocato

MAURIZIO FOGAGNOLO giusta procura speciale estesa in calce al

ricorso;

– ricorrente –

contro

BALLATORE COSTRUZIONI S.r.L., in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, presso la

Cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’Avvocato GABRIELLA MANGANO giusta procura speciale estesa in

calce al controricorso

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 578/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE del PIEMONTE, depositata il 23/3/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

7/10/2020 dal Presidente Relatore Dott. GIACOMO MARIA STALLA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale BASILE

TOMMASO, che ha concluso per l’accoglimento.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

p. 1. Il Comune di Rivalta propone ricorso, affidato a quattro motivi, per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte ha accolto l’appello della Ballatore Costruzioni S.p.A. avverso la sentenza n. 461/2016 della Commissione Tributaria Provinciale di Torino di rigetto del ricorso proposto avverso avviso di accertamento ICI 2009; avviso di accertamento notificato per solo parziale versamento dell’imposta con riguardo a numerosi immobili ad uso abitativo realizzati dalla società nell’ambito dei programmi di edilizia agevolata residenziale, oggetto di finanziamenti pubblici promossi da bandi regionali.

La CTR, in particolare, ha riformato la sentenza di primo grado per ritenuta mancanza del presupposto impositivo, in quanto gli immobili, nell’anno 2009, risultavano privi di agibilità, essendo stata rilasciata la relativa certificazione dal Comune nel 2011, e non erano stati quindi utilizzati fino al 2012; affermava inoltre che dovesse essere applicata, nel caso di specie, anche l’aliquota agevolata del 2 per mille, prevista in favore dei proprietari che avessero concesso, in locazione, a titolo di abitazione principale, immobili alle condizioni definite dagli accordi di cui alla L. n. 431 del 1998, art. 2 atteso che, benchè gli immobili fossero stati locati solo a partire dal 2012, il ritardo nella stipula dei contratti era tuttavia imputabile a responsabilità del Comune.

La società resiste con controricorso e memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

p. 2. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente denuncia nullità della sentenza per motivazione apparente in merito all’affermata non imponibilità degli immobili oggetto di accertamento.

Con il secondo motivo si denuncia violazione di norme di diritto (D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 1, comma 2, art. 2, comma 1, lett. a, art. 5, commi 1 e 2), laddove la CTR ha affermato la responsabilità del Comune per il mancato tempestivo rilascio del certificato di agibilità, e che il mancato utilizzo degli immobili avrebbe fatto venir meno il presupposto impositivo, deducendo la ricorrente che tali immobili erano regolarmente accatastati sin dal 2008, nè la società aveva mai presentato, ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 8, comma 1 richiesta di riduzione dell’imposta per inagibilità dei medesimi.

Con il terzo motivo si denuncia violazione di norme di diritto (D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 8, comma 1), avendo la CTR negato l’applicazione dell’imposta stante la mancanza di agibilità degli immobili nel 2009, con conseguente riducibilità della base imponibile, sebbene essi, nel periodo di riferimento, fossero accatastati e non dichiarati nè inagibili, nè locati a terzi.

Con il quarto motivo si lamenta violazione di norme di diritto (L. n. 431 del 1998, art. 2, commi 3 e 4, e art. 2697 c.c.), laddove la CTR aveva affermato l’applicazione dell’aliquota agevolata sugli immobili, in quanto realizzati per essere locati con i contratti agevolati di cui alla L. n. 431 del 1998, art. 2, commi e 4, sebbene le unità abitative fossero state locate solo a partire dal 2012.

p. 3. La prima censura va disattesa.

Ed invero, dall’esame della decisione gravata di ricorso per cassazione, agevolmente si rinviene la ratio decidendi posta a base della stessa, collegata all’insussistenza del presupposto impositivo per mancanza del certificato di agibilità e per mancata locazione degli immobili, eventi entrambi attribuiti a responsabilità del Comune.

Sono questi gli elementi che hanno indotto il Giudice di merito a ritenere illegittima la pretesa fiscale esposta nell’avviso di accertamento, il che è sufficiente per escludere che la sentenza impugnata possa rientrare nello stigma delle sentenze nulle per omissione della motivazione, motivazione apparente, manifesta e irriducibile contraddittorietà, motivazione perplessa o incomprensibile, alla stregua di quanto affermato da Cass. S.U. n. 8053-8054/2014.

p. 4.1 Le censure illustrate nel secondo e terzo motivo di ricorso, da esaminare congiuntamente in quanto strettamente connesse, sono invece fondate.

Va ribadito anche in questa sede, infatti, che presupposto sufficiente per l’assoggettamento all’imposta comunale sugli immobili (ICI) di una unità immobiliare (preesistente o di nuova costruzione) è l’iscrizione al catasto edilizio, dovendosi escludere qualsiasi rilevanza, ai predetti fini, della sua effettiva abitabilità (cfr. Cass. nn. 11646/2019, n. 8781/2015, n. 15177/2010).

Le affermazioni della CTR, circa la sola assenza del certificato di agibilità degli immobili per giustificare la mancanza del “presupposto impositivo” dell’ICI, risultano quindi non conformi a diritto.

Si è in proposito affermato (Cass. ord. 7414/19) che: “In tema di agevolazioni tributarie, la previsione di cui alla L. n. 431 del 1998, art. 2, comma 4, secondo cui i comuni possono deliberare, nel rispetto dell’equilibrio di bilancio, aliquote dell’ICI più favorevoli per i proprietari che concedono in locazione a titolo di abitazione principale immobili alle condizioni concordate fra le organizzazioni dei proprietari e dei conduttori, non istituisce, in favore dei locatori, un diritto generalizzato ad ottenere il beneficio, essendo rimessa al comune la scelta sull’an” dello stesso, che implica altresì il potere di regolarne il “quomodo”, nonchè di stabilire i termini temporali per la relativa fruizione”.

In assenza del requisito basilare, nell’annualità di riferimento, dell’avvenuta locazione a canone concordato, non poteva che applicarsi la regola ordinaria, secondo cui rilevava ai fini in questione l’accatastamento (qui avvenuto nel 2008) e non l’abitabilità nè la concreta utilizzabilità degli immobili.

p. 4.2 Va inoltre considerato che nella specie non vi erano neppure i presupposti per la riduzione del 50% (sull’aliquota ordinaria) D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 8.

E’ vero che, in materia, non mancano statuizioni di legittimità che – tenuto conto del principio di collaborazione e buona fede che deve improntare i rapporti tra ente impositore e contribuente – escludono la necessità di richiesta specifica da parte del contribuente allorquando la condizione di inagibilità sia già nota al Comune; v. Cass. n. 12015/15 (così 18453/16).

E tuttavia, nel caso di specie non può dirsi che il Comune fosse a conoscenza della inagibilità nell’anno 2009, risultando che soltanto nel 2010 (dunque dopo l’annualità d’imposta qui dedotta), la società contribuente richiese al medesimo il rilascio del certificato di agibilità (v. controricorso, pag. 11).

Posto che la condizione di inagibilità ostava essa stessa alla stipulazione dei contratti di locazione, la decisione della CTR risulta – anche per tale via – priva di fondamento.

p. 5. E’ fondato anche il quarto motivo.

La L. n. 431 del 1998, art. 2, comma 4 prevede che i Comuni possano stabilire aliquote ICI inferiori al minimo legale per chi concede gli immobili in locazione a canone agevolato.

Ribadito il principio che è onere del contribuente denunciare tempestivamente le variazioni che determinato un diverso ammontare della imposta (cfr. Cass. n. 12989/2007), cui si può derogare, come detto, quando viene in applicazione il principio di leale collaborazione tra ente impositore e contribuente, e quindi ad esempio quando si tratti di comunicare fatti già conosciuti dall’ente impositore (cfr. anche Cass. n. 12304/2017), è conforme al principio di leale collaborazione (che vale però anche per il contribuente) prevedere che per godere dell’agevolazione di imposta occorra dare comunicazione dei relativi presupposti, il che quindi comporta che il contribuente debba produrre la dichiarazione e la documentazione idonea a provare che sia stato locato a canone concordato.

Ciò è del tutto da escludere nel presente caso in cui, come è pacifico, gli immobili furono concessi in locazione, ben oltre i 2009, solo nell’anno 2012.

p. 6. Sulla scorta di quanto sin qui illustrato, respinto il primo motivo ed accolti i rimanenti, la sentenza impugnata va cassata e, non sussistendo necessità di ulteriori accertamenti di fatto, il giudizio va deciso nel merito, col rigetto dell’impugnazione originariamente proposta.

Le spese processuali dei giudizi di merito si compensano in considerazione del recente consolidarsi della giurisprudenza in materia di iscrizione al catasto immobiliare ai fini dell’applicazione dell’ICI, mentre quelle di questo giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte:

– rigetta il primo motivo di ricorso ed accoglie i rimanenti;

– cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso originario della società contribuente;

– compensa le spese processuali dei giudizi di merito e condanna la controricorrente a rifondere al Comune ricorrente le spese processuali di questo giudizio, che liquida in Euro 2.900,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15% ed agli accessori di legge, se dovuti.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, il 7 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 dicembre 2020

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