Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2825 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 10/12/2021, dep. 31/01/2022), n.2825

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI MARZIO Mauro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14958-2020 proposto da:

S.A., domiciliato presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e difeso

dall’avvocato VITTORIO MANFIO;

– ricorrente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE VERONA SEZ. (OMISSIS);

– intimata –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende, ope legis;

– resistente –

avverso il decreto n. cronol. 2143/2020 del TRIBUNALE di VENEZIA,

depositato il 19/02/2020;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 10/12/2021 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA

NAZZICONE.

 

Fatto

RILEVATO

– che viene proposto ricorso avverso il decreto del Tribunale di Venezia del 19.2.2020, il quale ha disatteso il ricorso avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;

– che non svolge difese il Ministero intimato;

– che sono stati ritenuti sussistenti i presupposti ex art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

– che i motivi deducono:

1) violazione dell’art. 111 Cost., e dell’art. 132 c.p.c., per motivazione apparente ed omesso esame di fatto decisivo, non avendo il giudice del merito adeguatamente motivato la ritenuta mancanza di novità della nuova domanda di protezione, una volta respinta la prima, né giustificato l’assenza delle condizioni per la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a), b), c), ed avendo egli chiesto l’esibizione del fascicolo innanzi alla commissione territoriale e prodotto documenti, da cui risultava la conflittualità del Gambia e la propria integrazione sociale;

2) violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 4, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, oltre ad omesso esame, con riguardo alla mancata valutazione dell’attuale situazione del Gambia;

– che il Tribunale ha ritenuto, per quanto ancora rileva, che:

a) la Dir. n. 2013/32/UE e il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 29, pongono requisiti particolari per la reiterazione delle domande di protezione internazionale seguite ad un provvedimento di diniego;

b) a sostegno di una prima domanda di protezione, il richiedente aveva dedotto di essere fuggito dal Gambia per timore di essere ucciso dopo la morte di un poliziotto durante scontri cui anch’egli aveva partecipato, ed al rigetto della Commissione era seguita l’impugnazione innanzi al medesimo Tribunale, dichiarata inammissibile nel 2016 perché tardiva; la seconda istanza di protezione veniva dichiarata inammissibile dalla stessa Commissione ed il ricorso avverso tale provvedimento ancora reputato tardivo dal Tribunale adito nel 2018; la terza domanda di protezione, avverso cui il richiedente ha proposto l’odierno giudizio, si fonda sulla dedotta attività lavorativa ed integrazione sociale;

c) tuttavia, il richiedente: c’) non ha prodotto nessun atto relativo ai precedenti procedimenti e processi, così rendendo impossibile comprendere le ragioni dei precedenti dinieghi; c’) non viene dedotto nessun elemento di novità dal ricorrente, non essendo tale certamente il richiamo alla situazione complessiva del Gambia, onde egli pretende un mero riesame delle precedenti decisioni della Commissione, impugnate però tardivamente e divenute, quindi, inoppugnabili; c”) in ogni caso, la situazione del Gambia non ha subito variazioni significative quanto agli elementi rilevanti ed al preteso conflitto armato, che non sussiste neppure all’attualità; né la dedotta attività lavorativa rileva a tal fine, con riguardo alle principali forme di protezione; c'”) circa la protezione umanitaria, occorre applicare il D.L. n. 113 del 2018, ma non sono neppure allegati elementi che integrino l’esigenza di protezione speciale ivi prevista; in ogni caso, i documenti prodotti non integrano i presupposti per il permesso di soggiorno per motivi umanitari ai sensi della precedente normativa, in quanto il lavoro svolto, che non è un elemento nuovo, soprattutto è comunque, cessato sin dal dicembre 2018, onde non esisteva al momento della reiterazione della domanda, quando egli era privo di qualsiasi impiego;

– che, ciò posto, il ricorso è inammissibile;

– che, invero, non sussiste il dedotto vizio di motivazione apparente o violazione di norme, né omesso esame di fatto decisivo, avendo al contrario il giudice del merito ampiamente argomentato circa l’inammissibilità e l’infondatezza del nuovo ricorso, sia individuandone l’assenza di novità, sia comunque rivalutando la situazione all’attualità: onde i motivi, pur sotto l’egida della violazione dell’art. 111 Cost., e dell’art. 132 c.p.c., o di altre disposizioni di legge, palesa la mera riproposizione di rilievi già sottoposti in sede di merito, in relazione ad una situazione di rischio cui egli sarebbe sottoposto nel suo paese di origine;

– che, dunque, il ricorrente a null’altro mira che a riprodurre il giudizio sul fatto;

– che, in definitiva, sotto il velo della denuncia di violazione di legge e di vizio motivazionale, il ricorrente ha in realtà inteso rimettere inammissibilmente in discussione l’accertamento di merito svolto dal Tribunale;

– che, dunque, non attaccando validamente le plurime rationes decidendi esposte dal giudice del merito, essere restano idonee a sostenere la decisione assunta;

– che non occorre provvedere sulle spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto che sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, ove dovuto il contributo unificato.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 dicembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

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