Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28241 del 18/12/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 28241 Anno 2013
Presidente: CAPPABIANCA AURELIO
Relatore: DI IASI CAMILLA

SENTENZA

sul ricorso 23831-2009 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente contro

2013
2811

ANDRISANI PAOLO FRANCESCO, elettivamente domiciliato
in ROMA VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI 20, presso lo
studio dell’avvocato MAURIZIO PAGANELLI,
rappresentato e difeso dall’avvocato PERCOCO ALDO
giusta delega a margine;

Data pubblicazione: 18/12/2013

- controricorrente –

avverso la sentenza n. 32/2008 della COMM.TRIB.REG.
di POTENZA, depositata il 30/07/2008;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 10/10/2013 dal Consigliere Dott. CAMILLA

udito per il ricorrente l’Avvocato LA GRECA che si
riporta e chiede l’accoglimento;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. FEDERICO SORRENTINO che ha concluso
per il rigetto del ricorso.

DI IASI;

Ragioni della decisione
1. L’Agenzia delle Entrate propone, nei confronti di Paolo Francesco Andrisani (che resiste con
controricorso), ricorso per cassazione avverso la sentenza n. 32/2/08 depositata il 30 luglio 2008
con la quale -in controversia concernente impugnazione di avvisi di recupero di credito di imposta
per investimenti nelle aree svantaggiate di cui all’art. 8 1. 388/2000- la C.T.R. Basilicata,
confermando la sentenza di primo grado, rigettava l’appello dell’Ufficio, in particolare
evidenziando che la fattura n. 2580 del 17.7.2002 della ditta Elmea (non presentata in visione agli
accertatori in sede di accesso) era stata regolarmente contabilizzata e riportata nel prospetto di

prodotta in giudizio dal contribuente.
2. Col primo e col secondo motivo, deducendo rispettivamente vizio di motivazione e violazione
degli artt. 52 comma 5 d.p.r. n. 633 del 1972 nonché 33 d.p.r. n. 600 del 1973, l’Agenzia ricorrente
si duole del fatto che i giudici d’appello abbiano preso in considerazione in sede contenziosa una
fattura non esibita in sede di accesso e di accertamento amministrativo, pur essendo stato acclarato
che la mancata esibizione era imputabile al contribuente (avendo il giudice di primo grado ascritto il
fatto ad una “dimenticanza”), laddove, secondo la giurisprudenza, la sottrazione colposa di
documenti alla verifica amministrativa deve ritenersi equiparata al rifiuto di esibizione.
Entrambi i motivi propongono nella sostanza (nonostante l’impropria deduzione di vizio di
motivazione nel primo motivo) la medesima censura, che è una violazione di legge, come tale da
ritenersi fondata.
In proposito, la giurisprudenza di questo giudice di legittimità (alla quale il collegio intende dare
continuità in assenza di validi motivi per discostarsene) ha avuto modo di affermare ripetutamente
che il divieto, previsto dal quinto coma dell’art. 52 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633,

di prendere in considerazione, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa o
contenziosa, i libri, le scritture e i documenti di cui si è rifiutata l’esibizione, opera non
solo nell’ipotesi di rifiuto (per definizione “doloso”) dell’esibizione, ma anche nei casi in
cui il contribuente dichiari, contrariamente al vero, di non possedere o sottragga
all’ispezione i documenti in suo possesso, ancorché non al deliberato scopo di impedirne
la verifica, ma per errore non scusabile, di diritto o di fatto (dimenticanza, disattenzione,
carenze amministrative, ecc.) e, quindi, per colpa (v. cass. nn. 7269 del 2009; 21768 del
2009 e 14448 del 2013).

calcolo per la determinazione dell’investimento ammesso ai benefici di legge, oltre ad essere stata

•E’ peraltro appena il caso di aggiungere che per la configurabilità della mancata
esibizione di documenti (idonea a determinare il divieto di considerare il documento
suddetto ai fini dell’accertamento in sede contenziosa o amministrativa) non è
ovviamente necessaria una richiesta specifica e circostanziata di ciascun documento (ad
esempio una precisa fattura individuata per numero, data ecc.), essendo sufficiente che,
alla generica richiesta di esibizione di tutte le fatture, libri e documenti contabili relativi
ad un certo periodo, alcuni dei suddetti documenti non vengano (per dolo o colpa, nei

Il ricorso deve essere pertanto accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata.
Poiché non sono necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel
merito, dichiarando, a parziale modifica della sentenza di primo grado, che non deve
essere computata nella base di calcolo ai fmi del credito di imposta la fattura n. 2580 non
prodotta dalla parte in sede di accesso. Atteso l’esito della lite e il consolidarsi della
giurisprudenza sopra citata in epoca successiva al giudizio di appello, deve essere
disposta la compensazione delle spese dei precedenti gradi di giudizio, con condanna del
soccombente alle solo spese del presente giudizio di legittimità, liquidate come in
dispositivo.

fl

LUPA

PQM
La Corte
accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara che non deve

essere computata nella base di calcolo ai fini del credito di imposta la fattura n. 2580 non
prodotta dalla parte in sede di accesso. Compensa le spese dei precedenti gradi di
giudizio e condanna il contribuente alle spese del presente giudizio di legittimità che
liquida in C 2.000,00 per compensi oltre eventuali spese prenotate a debito.

termini sopra specificati) esibiti.

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