Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28235 del 14/10/2021

Cassazione civile sez. II, 14/10/2021, (ud. 03/12/2020, dep. 14/10/2021), n.28235

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24851/2019 proposto da:

F.S.D., rappresentato e difeso dall’avvocato FEDERICO

LERA, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 219/2019 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 15/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/12/2020 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

F.S.D. – cittadino del Senegal – ebbe a proporre ricorso avanti il Tribunale di Genova avverso la decisione della locale Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, che aveva rigettato la sua istanza di protezione in relazione a tutti gli istituti previsti dalla relativa normativa.

Il ricorrente deduceva d’essersi dovuto allontanare dal suo Paese poiché perseguitato con minacce di morte dai famigliari di un suo amico morto dopo aver pranzato a casa sua e che non aveva ottenuto protezione dalle Forze di polizia.

Il Tribunale ligure rigettò il ricorso ritenendo che il racconto reso del richiedente asilo non era credibile; che non concorreva situazione socio-politica di violenza generalizzata in Senegal e che, nemmeno con riguardo alla protezione umanitaria, il ricorrente aveva fornito elementi utili per poter individuare sua condizione di vulnerabilità.

Avverso detta ordinanza il F. propose gravame avanti la Corte d’Appello di Genova, che, opponendosi il Ministero degli Interni, ha rigettato l’appello confermando che il racconto reso non appariva credibile e, comunque, non lumeggiava persecuzione sussumibile nell’ambito degli istituti di protezione; che in Senegal non esisteva situazione socio-politica connotata da violenza diffusa e che non concorrevano elementi per accogliere la domanda di protezione umanitaria.

Il F. ha proposto ricorso per cassazione articolato su due motivi.

Il Ministero degli Interni, ritualmente vocato, s’e’ costituito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso svolto dal F. risulta inammissibile a sensi dell’art. 360 bis c.p.c. – siccome la norma è stata ricostruita ex Cass. SU n. 7155/17.

Con il primo mezzo d’impugnazione proposto il ricorrente deduce omesso esame di fatto decisivo, a sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, poiché la Corte ligure non ebbe a ben valutare le sue dichiarazioni afferenti le modalità stesse della persecuzione messa in essere nei suoi riguardi dalla famiglia dell’amico morto in ispecie da parte della sorella residente in (OMISSIS).

La censura svolta appare inammissibile posto che dallo stesso svolgimento dell’argomentazione critica appare evidente come il fatto storico – dedotto siccome omesso – sia stato bensì esaminato dalla Corte genovese, ma pervenendo a conclusione sgradita alla parte.

Ma ciò non configura, nemmeno in astratto, il vizio oggi disciplinato dalla norma ex art. 360 c.p.c., n. 5, che, non già, afferisce all’esame degli elementi probatori acquisiti in atti, bensì a fatto storico di cui fu omessa la valutazione; situazione nella specie – anche in astratto – non esistente, posto che il racconto del ricorrente fu ritenuto non credibile ed al riguardo non risulta proposto specifico motivo di impugnazione.

Dunque l’argomento di censura non si confronta con la motivazione esposta dalla Corte di merito con conseguente sua genericità.

Con la seconda ragione di doglianza il F. deduce violazione delle regole di diritto desumibili D.P.R. n. 286 del 1998, ex art. 5, comma 6 e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 6, in quanto la Corte ligure ha rigettato pure la sua domanda tesa al riconoscimento della protezione umanitaria.

La censura appare generica poiché si compendia in ritrascrizione di norme ed arresti giurisprudenziali, nell’enfatizzazione delle diverse condizioni socioeconomiche italiane rispetto a quelle esistenti in Senegal e prospettazione di fatti nuovi con evocazione di documenti depositati – inammissibilmente – in questa sede di legittimità poiché non rientranti tra quelli consentiti ex art. 372 c.p.c..

Viceversa il Collegio ligure ha puntualmente esaminato la concorrenza di condizioni di vulnerabilità diverse da quelle prospettate – ed escluse – in relazione alle altre protezioni richieste.

Inoltre la Corte distrettuale ha precisato che il F. nemmeno ha dedotto dati fattuali lumeggianti un percorso di integrazione ed ha anche operato la comparazione richiesta ricordando come il ricorrente in Patria poteva contare sull’appoggio della sua famiglia.

Le argomentazioni critiche svolte non si confrontano in modo specifico con detta motivazione, sicché consegue la genericità del mezzo d’impugnazione svolto.

Alla declaratoria d’inammissibilità dell’impugnazione non segue, ex art. 385 c.p.c., la condanna del ricorrente alla rifusione delle spese di lite di questo giudizio di legittimità in favore della costituita Amministrazione degli Interni poiché il controricorso depositato non palesa i requisiti propri di detto atto processuale.

Concorrono in capo al ricorrente le condizioni processuali per l’ulteriore pagamento del contributo unificato.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza in Camera di consiglio, il 3 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 ottobre 2021

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