Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2822 del 31/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 31/01/2022, (ud. 29/10/2021, dep. 31/01/2022), n.2822

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

E.D., nato il (OMISSIS) in Nigeria, elettivamente

domiciliato in Pescara, via Venezia n. 7, presso lo studio dell’avv.

Antonino Ciafardini (P.E.C. avvantoninociafardini.puntopec.it) che

lo rappresenta e difende per procura in calce al ricorso per

cassazione;

– ricorrente –

nei confronti di:

Ministero dell’Interno;

– resistente –

avverso il decreto del Tribunale di L’Aquila, depositato in data 26

ottobre 2020, R.G. n. 578/2020;

sentita la relazione in Camera di consiglio del relatore cons. Luca

Solaini.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con ricorso D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, depositato il 23 marzo 2020, E.D., nato il (OMISSIS) in Nigeria, ha adito il Tribunale di L’Aquila impugnando il provvedimento con cui la competente Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha respinto la sua richiesta di protezione internazionale, nelle forme dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria in quanto reiterata e priva di elementi nuovi.

2. Nel richiedere il riconoscimento della protezione internazionale o ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, il ricorrente allegava la documentazione prodotta in data 18 giugno 2020 di iscrizione nel registro dei reati redatto dal Commissario di Polizia di (OMISSIS) il (OMISSIS) in cui si attesta che il ricorrente fu arrestato il (OMISSIS) successivamente condannato alla pena di quattordici anni di carcere non scontata perché evaso approfittando dell’incontro con il proprio difensore.

3. Il Tribunale ha ritenuto insussistenti i presupposti per il riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

4. In particolare, il Tribunale ha rilevato che il documento prodotto dal ricorrente reca una data antecedente a quella della presentazione della domanda reiterata e che il ricorrente avrebbe dovuto esibirlo alla Commissione Territoriale di Bari mentre non è stata fornita una giustificazione di tale mancata esibizione. Il Tribunale rileva altresì l’incertezza sulla provenienza e sulla genuinità del documento.

5. Avverso il predetto decreto il ricorrente con atto notificato il 11 dicembre 2020 ha proposto ricorso per cassazione, svolgendo i seguenti motivi:

“1) Nullità del decreto impugnato ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione di legge in riferimento al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 29, lett. b, all’art. 112 c.p.c., per omessa pronuncia sulla domanda;

2) Nullità del decreto impugnato ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione di legge in riferimento al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 29, lett. b, e all’art. 112 c.p.c., per omessa pronuncia sulla domanda ovvero ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per motivazione carente contraddittoria e/o apparente non essendo percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni inidonee, contraddittorie ed illogiche per giustificare il rigetto del gravame;

3) violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), per non avere il Tribunale riconosciuto la sussistenza di una minaccia grave alla vita del cittadino straniero derivante da una situazione di violenza indiscriminata così come meglio definita nella sentenza della Corte di Giustizia proc. n. C-465/07 e comunque per non aver adeguatamente motivato le ragioni del rigetto con conseguente violazione del principio dell’obbligo di motivazione”.

6. L’intimata Amministrazione dell’Interno ha depositato atto di costituzione al fine di poter eventualmente partecipare alla discussione orale.

7. Il ricorso è stato assegnato all’adunanza in Camera di consiglio non partecipata del 29 ottobre 2021 ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

8. Con il primo motivo la difesa eccepisce la mancata pronuncia del Tribunale in merito alla domanda di protezione umanitaria.

Il primo motivo è infondato, perché il tribunale ha deciso la controversia sul preliminare profilo di ammissibilità della domanda reiterata, risolvendo la questione in senso sfavorevole al ricorrente.

9. Con il secondo motivo la difesa censura il decreto impugnato nella parte in cui non ha riconosciuto la novità del documento prodotto dal ricorrente e nella parte in cui ha ritenuto che tale documento era stato ingiustificatamente non prodotto in sede amministrativa. La difesa ha precisato che seppure il documento riporta una data antecedente alla domanda reiterata (la data del (OMISSIS)) esso è pervenuto al ricorrente solo molto dopo come risulta dal fatto che solo il 25 febbraio 2020 è stata asseverata la traduzione giurata del documento e che, pertanto, è plausibile che fosse pervenuto al ricorrente solo all’inizio del 2020 con conseguente impossibilità di esibizione mentre la Commissione Territoriale aveva emesso il provvedimento di inammissibilità della domanda reiterata il 5 febbraio 2020, in data antecedente alla traduzione del documento.

Il secondo motivo è infondato, in quanto secondo la giurisprudenza di questa Corte, le nuove prove dei medesimi fatti costitutivi a sostegno della domanda “reiterata” richiedono che il ricorrente dimostri di non aver potuto, senza sua colpa, produrle in precedenza, in sede amministrativa o in quella giurisdizionale (Cass. n. 18440 del 2019), dimostrazione che il tribunale ha ritenuto mancante.

10. Con il terzo motivo di ricorso la difesa eccepisce il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria ex art. 14, lett. c) evidenziando che il Tribunale nel rigettare tale domanda non aveva considerato la reale situazione nel Paese di origine e non aveva fatto alcun riferimento alle fonti COI recenti e accreditate.

Il terzo motivo è infondato, in quanto il tribunale ha accertato che nessun nuovo elemento era stato fornito dal richiedente nigeriano sulla situazione generale del paese di provenienza, affinché la richiesta di protezione sussidiaria potesse essere esaminata in sede di domanda reiterata che, quindi, rimaneva quella già accertata dalla Corte di appello che l’aveva rigettata, avendo il tribunale accertato l’assenza di sostanziali e decisivi mutamenti della situazione.

La mancata predisposizione di difese scritte da parte dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

La corte suprema di cassazione.

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 29 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2022

 

 

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