Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28205 del 31/10/2019

Cassazione civile sez. I, 31/10/2019, (ud. 23/09/2019, dep. 31/10/2019), n.28205

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 16471/2018 proposto da:

R.E., elettivamente domiciliata in Roma, Via Francesco

Saverio Nitti, 11 presso lo studio Gagliardi e rappresentata e

difesa dall’avvocato Corrado Valvo giusta procura speciale in calce

al ricorso;

– ricorrente –

contro

T.S., elettivamente domiciliata in Roma, Piazza Cavour

presso la Cancelleria della Corte di cassazione e rappresentata e

difesa dall’avvocato Gaetano Sano giusta procura speciale in calce

al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 907/2018 della Corte di appello di Catania,

pubblicata il 19/04/2018;

udita la relazione della causa svolta dal Cons. Dott. Laura Scalia

nella Camera di consiglio del 23/09/2019.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Siracusa con sentenza del 14.02.2017 dichiarava l’inammissibilità della domanda proposta da T.S. nei confronti di C.S., al quale, nelle more deceduto, succedeva nel processo, previa sua interruzione e riassunzione, il coniuge, R.E., per l’accertamento del rapporto di filiazione, perchè introdotta nelle forme del rito sommario, ai sensi dell’art. 702-bis c.p.c..

La Corte di appello di Catania con la sentenza in epigrafe indicata su impugnativa di R.E., che lamentava l’erroneità della sentenza del giudice di primo grado per non aver pronunciato nel merito della domanda rigettandola, dichiarava l’inammissibilità degli appelli in via principale ed incidentale rispettivamente introdotti da R.E. e T.S., ritenuto insussistente l’interesse della prima ad impugnare e tardivo ed inefficace ex art. 334 c.p.c., l’appello dell’altra.

La Corte catanese escludeva l’interesse dell’appellante all’impugnativa avendo la parte dinanzi al Tribunale sollevato eccezione di inammissibilità ex art. 702-ter c.p.c., della domanda e trovandosi ella in posizione di resistenza sul richiesto accertamento del riconoscimento della filiazione.

Ricorre per la cassazione dell’indicata sentenza R.E. con due motivi cui resiste con controricorso T.S..

E’ stata irritualmente depositata memoria illustrativa dalla controricorrente pervenuta nella Cancelleria di questa Corte di legittimità, a mezzo Pec, in data 10.09.2019.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. La controricorrente, T.S., ha sollevato eccezione di nullità della notifica e di improcedibilità del ricorso in cassazione per violazione della L. n. 53 del 1994, art. 3-bis, nella parte in cui, al comma 2, si stabilisce che “Quando l’atto da notificarsi non consiste in un documento informatico, l’avvocato provvede ad estrarre copia informatica dell’atto formato su supporto analogico, attestandone la conformità con le modalità previste dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16-undecies, convertito, con modificazioni, dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221”.

Il cit. D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16-undecies, prevede che “quando l’attestazione di conformità prevista dalle disposizioni della presente sezione, dal codice di procedura civile e dalla L. 21 gennaio 1994, n. 53, si riferisce ad una copia analogica, l’attestazione stessa è apposta in calce o a margine della copia o su foglio separato, che sta però congiunto materialmente alla medesima”.

La ricorrente avrebbe notificato una copia “scannerizzata” della procura alle liti senza alcuna attestazione di conformità e tanto avrebbe viziato di nullità la notifica.

La censura è infondata avendo la ricorrente redatto attestazione di conformità della copia cartacea dell’atto notificato a mezzo PEC su foglio separato e spillato alla copia notificata come in atti.

2. Nel resto, il ricorso è inammissibile; le ragioni sono quelle di seguito indicate.

2.1. Il primo motivo è inammissibile per difetto di interesse alla sua proposizione.

Come correttamente rilevato dalla Corte territoriale con l’impugnata sentenza, l’interesse ad una pronuncia di merito che si vorrebbe coltivato in causa da R.E. – che si trova in posizione di resistenza sull’avversa pretesa di riconoscimento della filiazione, in un giudizio definito con declaratoria di inammissibilità della domanda perchè introdotta nelle forme di cui all’art. 702-bis c.p.c., in materia, qual è quella dell’accertamento della filiazione che nel carattere obbligatorio dell’intervento del pubblico Ministero, è a competenza collegiale (art. 50-bis c.p.c., comma 1, n. 1) – ha natura di interesse di mero fatto.

Secondo consolidato indirizzo di questa Corte di legittimità, in tema di impugnazioni, l’interesse ad agire di cui all’art. 100 c.p.c., postula la soccombenza nel suo aspetto sostanziale, correlata al pregiudizio che la parte subisca a causa della decisione da apprezzarsi in relazione all’utilità giuridica che può derivare al proponente il gravame dall’eventuale suo accoglimento (in termini, ex multis: Cass. 29/05/2018 n. 13395; Cass. 12/04/2013 n. 8934; Cass. 04/05/2012 n. 6770).

Nel caso di specie la declaratoria d’inammissibilità della domanda avversaria anche ove caducata non ne avrebbe comportato l’automatico rigetto, ma l’esame nel merito che avrebbe potuto condurre anche all’accoglimento della domanda stessa, in contrasto con le posizioni vantate dalla resistente.

2.2. Il secondo motivo di ricorso si espone ad un giudizio di inammissibilità per novità della prospettata questione sulla regolamentazione delle spese di lite nella fase di merito, mancando la deduzione difensiva, anche, di allegare l’avvenuta introduzione della questione innanzi al giudice di merito previa indicazione dell’atto del giudizio precedente in cui vi abbia provveduto, onde dare modo alla Corte di cassazione di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione prima di esaminare nel merito la questione stessa (tra le altre, sul punto, da ultimo: Cass. n. 2038 del 24/01/2019).

3. La natura del giudizio sostiene la compensazione delle spese di lite nel presente grado.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e compensa tra le parti le spese di lite.

Dispone che ai sensi del D.Lgs. n. 198 del 2003, art. 52, siano omessi le generalità e gli altri dati identificativi in caso di diffusione del presente provvedimento.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 23 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 31 ottobre 2019

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